Renzi – Recalcati: quando la politica fa ridere

Poi si è messo a fare, confondendo ancora i piani, la diagnosi agli avversari del committente, punendoli con dei giudizi di valore, dissimulati dietro ragionamenti pseudo-scientifici, considerato che la psicoanalisi si regge su un grumo di finzioni, qualche volte sensate qualche volta meno. Come ringraziamento, il Segretario, con la classe che lo contraddistingue, definisce ‘bellissimo‘ l’articolo e lo gira ai suoi contatti. Il gatto e la volpe, con la differenza che le persone disposte a farsi raggirare diminuiscono a vista d’occhio, perché il piatto, al netto delle battute di spirito, era e rimane vuoto, mentre Pinkerton non torna ancora e Telemaco si fa gli spinelli mentre aspetta suo padre.

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Renzi – Recalcati: quando la politica fa ridere

La politica sprofonda nel profondo e nel ridicolo: l’intervento di Massimo Recalcati sul suo committente Matteo Renzi

 

Il secondo atto di ‘Un ballo in maschera‘ finisce a schifio. Mentre una congiura sta per materializzarsi, salta fuori che la vittima designata se la intendeva con la moglie di un suo fidato collaboratore. I congiurati rinunciano ai loro propositi e si mettono allegramente a canticchiare cose del tipo «la tragedia mutò in commedia». Il sufflè si sgonfia e tutti se ne tornano a casa, giacché colui che doveva cadere sotto i colpi di pugnale e la sua amante si sono fatti male da soli.

Più o meno quello che accade in questi giorni al Segretario del Pd e al suo fido cantore,incorsi, mano nella mano, in un crollo verticale auto procurato. Una commedia, questa si, che mette a nudo non solo i limiti, insospettabili solo per i distratti, del politico interessato, ma soprattutto palesa il clima culturale che si è creato intorno a lui, dove sono ammessi solo adoratori disciplinati.
Una brutta situazione nella quale è rimasto invischiato lo psicoanalista autore di un articolo-caricatura chenell’ansia di difendere il suo committentene complica molto la posizione, picconando, già che c’era, anche la propria credibilità.

Procediamo con ordine e spieghiamo perché parlo di committenza.

«Dobbiamo investire molto nelle scuole di formazione politica. Nel maggio2017 apro quella del Pd milanese, coordinata dal professor Massimo Recalcati». Così è scritto in quello che oramai potremmo definire il primo auto pamphlet della storia, come i falli gratuiti nel tennis, che consentono al tuo avversario di prendere il sole mentre tu sbagli e gli regali i punti.

Dunque, il professore altri non è che il coordinatore della scuola di politica del Pd milanese, immagino voluto dal Segretario nazionale del partito, di cui aveva tessuto le lodi all’ultima Leopolda, suscitando imbarazzi e sorrisetti.

Se il professore è organico al Pd, occorre domandarsi se colui che scrive su ‘La Repubblica‘ è il collaboratore del partito oppure lo psicoanalista. Ma non può essere che il collaboratore, dal momento che la condizione di ‘interno’ al Pd non gli consente più di essere terzo. Non solo, egli si è cimentato nell’impresa esibendo tutto il proprio linguaggio iniziatico, che dovrebbe impressionare e invece fa ridere (userei una parola assonante, ma meglio di no), perché offre una visione caricaturale di tutta la psicologia del profondo, danneggiando anche chi se ne occupa in modo meno teatrale. Poi si è messo a fare, confondendo ancora i piani, la diagnosi agli avversari del committente, punendoli con dei giudizi di valore, dissimulati dietro ragionamenti pseudo-scientifici, considerato che la psicoanalisi si regge su un grumo di finzioni, qualche volte sensate qualche volta meno. Come ringraziamento, il Segretario, con la classe che lo contraddistingue, definisce ‘bellissimo‘ l’articolo e lo gira ai suoi contatti. Il gatto e la volpe, con la differenza che le persone disposte a farsi raggirare diminuiscono a vista d’occhio, perché il piatto, al netto delle battute di spirito, era e rimane vuoto, mentre Pinkerton non torna ancora e Telemaco si fa gli spinelli mentre aspetta suo padre.

Insomma questo è il livello della politica renziana, una corda tesa tra Craxi e Rigoletto, una storia che raggiunge picchi surreali e ci fa temere per le prossime puntate perché l’ex dirigente d’azienda (di quella paterna) di Rignano sull’Arno, detiene le chiavi dell’area progressista e la sua ostinazione potrebbe fare scivolare il Paese dalla parte sbagliata del crinale, rovinandoci le giornate. Per lui, però, la posta in gioco è ancora più alta, perché se perde torna a mettere timbri nel sottoscala fantozziano e a mostrare a tutti, nostalgicamente, la foto con Obama.

Il ragazzo avrebbe bisogno di amici veri, capaci di riconsegnarlo a quella realtà di cui non è più cittadino, ma il problema è precedente, manca la cicciala qualità, e purtroppo nemmeno in politica si può cavare sangue dalle rape.

Sento ancora le parole di Debora Serracchiani e dello stesso Segretario, a proposito delle imbarazzanti primarie per la regione Liguria, «Cofferati si deve rassegnare»«Il caso delle primarie in Liguria è chiuso». Abbiamo visto com’è andata a finire. Rivedo il giorno in cui è stata approvata la riforma della Pubblica amministrazione, un successo che meritava di essere accompagnato da parole adulte, invece il Presidente del consiglio twittava «un abbraccio agli amici gufi». A Milano uno così lo etichettano con una deliziosa parolina di cinque lettere, preceduta dall’aggettivo ‘povero’. Davvero un fenomeno, un caso unico di pancreatite politicaimpegnato ad annientare quello che rimane della sinistra e del suo partito. Tutto questo al netto del sincero imbarazzo che proviamo per la situazione un cui versano minoranza del Pdfuoriusciti e sinistra-sinistra, la cui povertà, come si vede, genera personale politico francamente modesto.

Concludo dando conto di tre notizie, omogenee al tema trattato.

(https://www.lindro.it/renzi-recalcati-quando-la-politica-fa-ridere/)

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