Che l’attacco sferrato dal governo Renzi, non legittimato a riformare alcunché in quanto non eletto dal popolo, e forte, dunque, solo della stucchevole propaganda imbastita dai media asserviti, non generi solo un’opposizione estemporanea a carattere emergenziale, ma un fronte unitario e permanentemente vigile contro un chiaro e ignobile progetto di neutralizzazione del libero pensiero e dei Beni Comuni…

questa l’istanza che, pur nella diversità delle prospettive e delle enunciazioni, è prepotentemente emersa a Napoli, nel corso dell’affollata assemblea dei docenti e dei lavoratori della Scuola in lotta convocata dal Coordinamento per la difesa della Scuola pubblica e dal Coordinamento Precari Scuola Napoli e svoltasi ieri, 10 luglio 2014, presso la sede dell’Associazione “Napoli Scuole Zona Franca”.

Dopo una breve introduzione e il saluto a coloro che partecipavano per la prima volta a un raduno dei Coordinamenti, sono stati illustrati gli esiti dell’incontro al MIUR del 17 giugno scorso, che ha visto il CPS Napoli presente in delegazione, chiesto anche consegnare una petizione contro il famigerato decreto 356 del 23 maggio scorso. In quell’occasione, infatti, i delegati hanno avuto modo di confrontarsi con Marco Campione, deputato Pd e Capo di Gabinetto del sottosegretario Reggi, le cui esternazioni recenti hanno generato vivissimo e giustificatissimo allarme nel mondo della Scuola, dal momento che prevedono, bypassando la contrattazione, un aumento inverosimile dell’orario di lavoro fino a 36 ore, la soppressione dei precari iscritti nelle GI e, tendenzialmente, anche di quelli nelle Gae, l’attribuzione di poteri eccezionali ai dirigenti, che potranno largire ai docenti “preferiti” bonus di varia entità sulla base dell’Invalsi e del grado di consentaneità degli insegnanti alle loro direttive e, infine, la riduzione di un anno del ciclo di studi superiori, con prevedibili tagli per altre 40.000 cattedre.

Sono state immediatamente analizzate, tenendo presenti le dinamiche relative ai diversi ordini di scuola, le ripercussioni della paventata soppressione dei precari e delle supplenze brevi, grazie ai contributi di diversi presenti, che hanno esposto casi personali o peculiari di tracollo della didattica a livello regionale, ovvero di aggravio del carico di lavoro dei docenti di ruolo.

E’ stato posto l’accento sul fatto che le 24 ore sono già una soglia raggiungibile da parte dei docenti, e che la proposta di Reggi mira più che altro a lasciare alla totale discrezionalità dei dirigenti la formazione delle cattedre e l’erogazione del salario “accessorio”. Si è ampiamente parlato della riduzione di un anno del percorso di formazione superiore, che vede i funzionari del Miur in contraddizione tra di loro, dal momento che L. Chiappetta, Capo di Dipartimento del Miur, dichiarò, lo scorso 11 aprile, ai Precari Uniti ricevuti in un’altra delegazione, che la generalizzazione della riduzione dei licei a 4 anni comporterebbe ben 25.000 esuberi, mentre Campione ha sostenuto, il 17 giugno, che il compattamento dell’orario non determinerebbe altri tagli. A tal proposito, è stato anche fatto notare, da una docente titolare di cattedra in uno dei licei di Napoli in cui dovrebbe partire a breve la sperimentazione, che sono gli stessi quadri-orario scempiati dalla Gelmini a pretendere la formazione di cattedre “organiche” che superino necessariamente le 18 ore, costringendo i docenti in lotta, sempre più soli di fronte ad un’abdicazione quasi totale al diritto-dovere dell’insegnante di stagliare la propria attività e la propria funzione sullo sfondo di una serie di principi deontologici ed etico-culturali, ad affrontare sempre più mortificanti scontri con dirigenti ormai avvezzi a prevenire i desiderata del governo in materia di aziendalizzazione del “sistema-scuola”.

E’ stato anche rimarcato che da settembre sarà obbligatorio istituire nelle scuole un “nucleo di autovalutazione” che potrebbe indirettamente e in prospettiva sortire gli stessi effetti sperequatori e gerarchizzanti che i movimenti e i pochi sindacati non contigui alle decisioni governative stanno cercando di scongiurare. Più di un precario ha opportunamente fatto notare che le proposte di Reggi, non ancora formalizzate e tanto più preoccupanti quanto più esplicite e accompagnate dalla solita, invereconda campagna di diffamazione contro la categoria dei docenti, rappresentano, oltre che la sintesi annichilante di tutto quanto di peggio gli ultimi governi hanno escogitato per zittire e smantellare la Scuola e per reprimere il dissenso degli studenti, vere vittime del drammatico e voluto tracollo dell’Istituzione Scuola, una preziosa occasione di ricomposizione del mondo dei precari, scientemente e interessatamente frazionato con politiche attuate dal ministero nella logica antica del “dìvide et ìmpera”.

Numerosi gli interventi dei docenti e dei lavoratori centrati sull’unità delle vertenze e delle lotte, sulla necessità di autoconvocarsi e autorganizzarsi e sul corrispondente affrancamento da quelle forze sindacali che hanno svolto la funzione di “pompieri” del conflitto sociale (è stato menzionato il caso emblematico dei tranvieri di Genova).

Intense e dense riflessioni sono state fatte anche in merito alla mancata o difficile coscientizzazione di troppi docenti, disinformati o confusi, alla deumanizzazione indotta dalla competizione, esaltata come nuovo valore da porre alla base delle relazioni interpersonali, e all’affermarsi di un paradigma antropologico e professionale avvilente, che ignora le alternative e la complessità dell’azione pedagogica. Sul fronte più squisitamente politico, si è sottolineata l’illegittimità del governo, l’inammissibilità della sua pretesa di riformare, allo scopo di liquidarle, la Scuola e la Costituzione della Repubblica.

Dal confronto è emersa l’ovvia necessità di mobilitarsi per respingere un attacco che, a differenza di quello del governo Monti, si configura come più subdolo, perché innestato nel clima politico di un diffuso consenso costruito grazie anche all’occupazione pressoché totale dei canali di comunicazione e di informazione.

L’assemblea ha votato l’adesione convinta alle iniziative previste per il 14 e il 15 luglio, a livello territoriale e nazionale, disponendosi a raggiungere Palazzo Montecitorio per il giorno 15, data in cui verrà verosimilmente presentato, una volta formalizzato, il provvedimento contenente le aberranti “soluzioni finali” per gli annosi problemi della Scuola depauperata e umiliata da anni.

Si è però deciso anche di fissare un’assemblea operativa al 18 luglio, allo scopo di organizzare, di lì a pochi giorni, in concomitanza con l’atteso pronunciamento dell’Unione Europea sulla stabilizzazione dei precari, una manifestazione cittadina davanti alla sede del Pd.

In occasione di questo presidio, la Scuola cercherà di mobilitare tutte quelle categorie di lavoratori e tutti quei movimenti che stanno risentendo del giro di vite del governo, intenzionato a fare di ogni diritto un “servizio on demand ” e di ogni settore pubblico un’occasione d’affari per gli imprenditori meno abili e più spregiudicati, quelli che sputano sullo Stato ma non ne disdegnano il soccorso e l’aiuto massiccio quando restano vittime della loro stessa idolatria per la competizione.

Sono state poi avanzate le seguenti proposte e sono stati formulati i seguenti propositi, in linea con la necessità di coinvolgere le famiglie e i docenti renitenti ad allargare la loro prospettiva, restando, così, estranei al dibattito e alla lotta per la Scuola libera e statale: recuperare e ripubblicare, con intento comparativistico e mobilitante, le 600 mozioni emanate dai collegi dei docenti delle scuole di tutta Italia due anni fa, per respingere la Legge Aprea e l’ipotesi di aumento dell’orario di lavoro a 24 ore proposto da Monti; radicalizzare la comunicazione e demistificare i proclami del Pd, le cui dichiarazioni mendaci e melliflue fanno a cazzotti con la ghigliottina di Reggi; coinvolgere con volantinaggi e assemblee organizzate in altri luoghi di lavoro i genitori e gli alunni, spiegando loro che una Scuola le cui attività saranno a pagamento, come l’apertura fino alle 22, che Reggi e la Giannini immaginano “coperta” economicamente dai privati, sarà una scuola in tutto e per tutto privata, da cui resteranno esclusi i meno abbienti, e prospettando la mancata emancipazione dei ragazzi, dal momento che, una scuola di scarso livello quale è quella attuale, a causa della carenza di risorse e della discontinuità, rende problematica la frequenza dell’Università, accrescendo i livelli di abbandono e, quindi, approfondendo il divario tra classe “dirigente” e classe indigente.

A margine dell’assemblea, c’è stato l’intervento di due attiviste ucraine, Giulia Berdibaeva e Ludmila Shishkina, le quali hanno attestato la loro solidarietà ai Precari della Scuola, già intervenuti a loro volta ad un presidio organizzato contro lo sterminio fascista in atto nella zona di Donbass e contro la congiura dei media, che tendono a criminalizzare dei presunti “separatisti” filorussi, i “cattivi” di turno da ammannire alla popolazione ignara e credula, laddove invece sono le potenze occidentali, USA e parte dell’UE, interessate a “sgomberare” un’area da sottoporre a sfruttamento economico intensivo e proficuo (gas), che stanno finanziando l’attuale dittatore e le sue squadracce fasciste, che sono arrivate a compiere abomini indicibili, tra cui la crocifissione di bambini. Le attiviste hanno messo in guardia il nostro paese contro ogni rigurgito fascista e contro le sue versioni eufemizzate, quelle, appunto, incarnate da governi che postulano la distruzione della scuola e poggiano su un degradante culto della personalità del premier.

Dopo aver rivolto anche un pensiero alla martoriata Palestina e dopo aver invitato i presenti a partecipare anche alle manifestazioni organizzate a Napoli a sostegno della causa del popolo palestinese, vittima di una atroce rappresaglia, innescata, come sempre, in modo oscuro e pretestuoso, l’assemblea si è sciolta ripromettendosi di lavorare alacremente per la buona riuscita delle prossime iniziative.