Ora diranno che chi si sente cadere le braccia di fronte alla locandina della Festa romana dell’Unità del Pd, che si occuperà di Scuola il 23 luglio, avente come logo il pollice levato di Fonzie e come slogan “Happydays“, è un parruccone, un vecchio bacucco, un serioso docente-dinosauro da epurare, uno che non si aggiorna, che non sa cosa sia un selfie, che non entra in sintonia coi ragazzi, che non vuole “l’innovazione” targata Pd, incarnata da giovani come De Mita, per esempio…

E la gente abboccherà, e si lascerà rapinare il futuro dei figli; lo regalerà ai rapinatori, anzi, convinta di fare un investimento, perché invece di esibire pistola e passamontagna, come la Fornero e Monti, i truffatori del nuovo Pd sfoggiano il “chiodo” di pelle, un sorriso accattivante e la promessa di rendere la vita facile e felice, disimpegnata e divertente come una sit-com, come una corsa in motocicletta… Fonzie, dunque; Fonzie come sintesi di una concezione nuova, sincronica e semplicistica, della Cultura e della sua trasmissione; Fonzie come ammiccante “testimonial” dell’ennesimo tentativo di abbattimento della Scuola, spacciato per ennesimo tentativo – maldestro, dilettantesco e liberticida – di “cambiamento epocale”, cosa di cui nessun consapevole operatore della Scuola, dopo quello esiziale della Gelmini, sente il bisogno.

Fonzie, per chi ricorderà un po’  la serie (che non è propriamente recentissima!), non aveva neppure la licenza elementare; lo si scopriva in una puntata del fortunato telefilm. La sua sicumera e il suo piglio padronale da Casanova irresistibile, al cui imperioso schiocco di dita centinaia di “pollastrelle” con la coda di cavallo, tutte idiote e mute, non potevano non cedere svenevolmente, surrogavano una fragilità derivante dall’ignoranza.
Fonzie poteva apparire un simpatico e carismatico “maestro di vita” solo agli occhi degli adolescenti imbranati che lo ammiravano e temevano, ma a quegli stessi adolescenti sarebbe parso patetico, nella sua staticità coatta, una volta che essi fossero cresciuti.

Scegliendo Fonzie oggi, nel 2014, per significare il nuovo corso politico inaugurato da Renzi, il Pd, se si considera con occhio maturo e scaltrito il famoso personaggio degli anni ’80, non ha fatto altro che attestare la propria volontà-necessità di sclerotizzare la politica e i saperi (altro che rinnovamento!), imbalsamando la prima in un modello costituzionale che blinda e inibisce ogni istanza partecipativa e dialettica, e immobilizzando i secondi in un presente ripetitivo e supervalutato, incapace di attingere ad una qualsivoglia memoria allo scopo di mettersi in discussione e, quindi, di “reinterpretarsi” per prospettare e creare futuro.

A me Fonzie stava simpatico, quando ero una preadolescente e ne coglievo solo i vezzi, la gestualità e le battute fulminanti, ma oggi, che sono insegnante e femminista, avrei pudore e remore, sinceramente, ad associarlo simbolicamente alle politiche scolastiche o alla politica tout-court, perché oggi sono in grado di comprendere che la sua figura edulcorava ed eufemizzava il patriarcato, trasformandolo in paternalismo, e sdoganava il decisionismo autoritario desublimandone i tradizionali contesti di estrinsecazione (l’ “ufficio” di Fonzie, come è noto, era il bagno del locale che costituiva il ritrovo abituale dei protagonisti).

Questo Fonzie che pare innocuo, dunque, ma che gigioneggiando intende radicare surrettiziamente il pericoloso culto della personalità di chi comanda ed è “vincente”, è superato, patetico, anacronistico e non parla a nessuno: non parla al ragazzo e alla ragazza di oggi, che non sanno chi sia e che non lo accetterebbero come loro idolo, e non parla ai docenti, perché non siamo più o non siamo mai stati Richie Cunningham.