Saranno principalmente le maestre della scuola d’infanzia e della primaria a rimanere bloccate, fino a quattro anni, a seguito della ‘stretta’ sui requisiti per accedere alla pensione: si tratta dei due profili prevalenti tra le 15mila donne che operano nella scuola e che rimarranno coinvolte nell’innalzamento della quota minima (dal 2011 portata a ’96’) per l’assegno di anzianità e nell’applicazione della legge n. 102/09, che dal 2012 allineerà le pensioni di vecchiaia delle donne a quelle degli uomini a 65 anni…(da apcom)




SCUOLA

Riforma pensioni, bloccate
in prevalenza maestre d’asilo

Con docenti primaria in larghissima maggioranza rispetto uomini

Roma, 27 dic. (Apcom) – Saranno principalmente le maestre della scuola d’infanzia e della primaria a rimanere bloccate, fino a quattro anni, a seguito della ‘stretta’ sui requisiti per accedere alla pensione: si tratta dei due profili prevalenti tra le 15mila donne che operano nella scuola e che rimarranno coinvolte nell’innalzamento della quota minima (dal 2011 portata a ’96’) per l’assegno di anzianità e nell’applicazione della legge n. 102/09, che dal 2012 allineerà le pensioni di vecchiaia delle donne a quelle degli uomini a 65 anni.

Nei 10.400 istituti italiani, dove l’età media di docenti e Ata è pari a 53 anni e la presenza delle donne sfiora l’84%, lo sbilanciamento è particolarmente alto nei gradi scolastici più bassi: nella scuola d’infanzia le maestre rappresentano infatti il 99,5% del corpo insegnante, leggermente di meno alle ex elementari, dove rispetto agli uomini sono il 96%. Si riduce sensibilmente, pur rimanendo la maggioranza sempre appannaggio del sesso femminile, la percentuale di docenti in servizio nella scuole medie (quasi il 78%) ed alle superiori (62%).

Si salveranno dall’ulteriore ‘stretta’ sulle pensioni solo le docenti che avranno accumulato almeno 96 anni – tra età anagrafica (minimo 60 anni) e servizio, poi ’97’ nel 2013 – e quelle che avranno maturato 40 anni di contributi a prescindere dall’età.

SCUOLA

Con stretta 2011/12
per migliaia donne slitta pensione

Effetto entrata quota 96 e allineamento assegno vecchiaia uomini

Roma, 27 dic. (Apcom) – Saranno diverse migliaia le insegnanti e le unità di personale amministrativo, tecnico ed ausiliario di sesso femmminile a rimanere bloccate, fino a quattro anni, a seguito della ‘stretta’ sui requisiti per accedere alla pensione: alla prevista introduzione per tutti i dipendenti pubblici, dal 1° gennaio 2011, della quota minima ’96’, derivante da almeno un’età anagrafica di 60 anni e 36 di contributi, introdotte con la riforma Damiano del 2007, le dipendenti del comparto scuola dovranno fare i conti con il diktat imposto da Bruxelles (alla base della legge n. 102/09) che dal 2012 allineerà – a 65 anni – le pensioni di vecchiaia delle donne a quelle degli uomini.

Secondo i sindacati, la doppia penalizzazione comporterà la permanenza forzata in servizio di circa 32mila donne della pubblica amministrazione: considerando che il 48% delle donne dipendenti della Pa appartiene alla scuola (su oltre un milioni di docenti e Ata l’84% sono donne), ne consegue che di queste almeno 15mila fanno capo proprio al comparto istruzione. Solo una parte di loro – le donne che quest’anno ed il prossimo raggiungeranno comunque quota ’96’, poi dal 2013 diventerà ’97’ – potrà farlo prima: molte, tutte quelle che hanno iniziato a lavorare dopo i 30 anni, saranno invece costrette a rimanere in servizio fino al compimento del 65esimo anno.