alt«Le maestre distribuiranno volantini ai genitori per protestare ed informare riguardo le nuove norme sui nidi recentemente approvate dalla Regione Lazio, in cui viene ridotto il numero delle educatrici in relazione al numero dei bambini (da 1 a 6, a 1 a 7), nonché la metratura degli spazi a loro disposizione».

 

 

 

 

 

 

Le nuove norme riducono gli spazi per i piccoli: 100 bambini dove prima erano 60

«No ai nidi-pollaio», maestre con il lutto

Protesta delle educatrici all’apertura degli asili il primo settembre. Il Pd: grande affare per soliti noti. Polverini: adeguiamo il Lazio alle regioni più virtuose

ROMA – L’annunciata mobilitazione si traduce così: le educatrici dei nidi, da giovedì 1 settembre, andranno al lavoro con il lutto al braccio. È l’effetto nidi-pollaio: «Le maestre distribuiranno volantini ai genitori – fanno sapere dall’Unione sindacale di base ­­– per protestare ed informare riguardo le nuove norme sui nidi recentemente approvate dalla Regione Lazio, in cui viene ridotto il numero delle educatrici in relazione al numero dei bambini (da 1 a 6, a 1 a 7), nonché la metratura degli spazi a loro disposizione».

«NO AI NIDI POLLAIO» – Nella norma inserita nell’assestamento di bilancio della Regione, la prima settimana di agosto, infatti lo spazio a bambino viene ridotto da 10 a 6 metri quadrati. Non ci stanno i sindacati: «In un nido creato per accogliere 60 piccoli utenti ne verranno invece stipati 100 – commenta Caterina Fida del coordinamento Nidi Usb ­– rendendo praticamente impossibile l’intervento educativo e provocando inevitabilmente una drastica riduzione delle opportunità di relazioni e di apprendimento dei bambini, soprattutto di quelli più in difficoltà». Così facendo, concludono i sindacati di base, «i nidi torneranno ad essere un servizio meramente assistenziale e precipiteranno sempre di più nel vortice delle privatizzazioni selvagge».

LUTTO AL BRACCIO – La polemica scuote la Pisana: «Più bambini nello stesso spazio vuol dire più rette da riscuotere, maggiore fatturato e maggiori guadagni sulla pelle dei bambini e monetizzando le esigenze e i bisogni dei cittadini» fanno sapere Esterino Montino e Tonino D’Annibale, capogruppo e consigliere del Partito democratico. A volere fortemente questa norma, sottolineano Montino e D’Annibale, sono stati «la presidente Polverini alla quale evidentemente i bambini non stanno a cuore, l’assessore ai Servizi sociali, Aldo Forte che si è opposto a ogni nostra proposta volta a cambiare norme così vergognose e il presidente della commissione consiliare, Maurizio Perazzolo, che tra le sue attività annovera anche quella di imprenditore attivo nel campo degli asili nido». Con la norma regionale, concludono Montino e D’Annibale, gli asili si trasformano «in un grande affare per i soliti noti». Netta la replica della presidente della Regione: «La norma non fa altro che adeguare i parametri esistenti nel Lazio a quelli di altre regioni virtuose – fa sapere Renata Polverini in una nota ­– salvaguardando la vivibilità degli spazi e le condizioni di lavoro delle educatrici». In questo modo, conclude la presidente, «non solo si consentirà a tanti bambini di poter trovare posto nelle strutture, essendo nota la carenza di posti negli asili nido con conseguenti difficoltà per tante famiglie – conclude la Polverini ­­– ma la Regione risponde anche alle richieste arrivate ripetutamente da parte di molti Comuni, a cominciare da Roma Capitale».

INCONTRO IN CAMPIDOGLIO ­– Intanto restano sospese le convocazioni per le educatrici dei nidi comunali bloccate da metà agosto: l’avviso del Comune ha già messo in allarme i sindacati: «Anche il blocco delle graduatorie, è un effetto della norma regionale». «Con la riduzione del rapporto educatore-bambino potrebbero venire meno il 15% (60) dei 400 educatori che lavorano nei nidi comunali romani – sottolineano dall’Usb – Il rapporto 1 a 7 è calcolato sul numero degli iscritti. Ma le educatrici fanno turni di 6 ore, succederà che una insegnante si troverà con 14-15 piccoli da controllare». L’invito dei sindacati di base «a mettere una fascia a lutto per il primo settembre» è «esagerato e fuori luogo» per l’assessore capitolino alla Scuola, Gianluigi De Palo: “Invece di pensare al bene delle famiglie – prosegue De Palo ­– si crea una dannosa spaccatura tra lavoratrici e le famiglie stesse. Mercoledì ci sarà un incontro con i sindacati per pianificare delle scelte che tengano conto delle modifiche della legge regionale, ma anche del bene comune delle famiglie, dei bambini e delle educatrici. La priorità di questa Giunta è stata da sempre garantire la qualità dei nidi e delle scuole dell’infanzia. E così sarà anche per il futuro».

CONTRIBUTI AI PRIVATI – Intanto il dipartimento comunale servizi educativi ha comunicato una proroga, fino alle 12 del 9 settembre, per la presentazione delle domande per il contributo economico regionale (anno educativo 2010-2011) destinato alle famiglie in lista d’attesa che utilizzano asili privati autorizzati. Il contributo è pari ad un importo mensile di euro 100 e per un importo massimo di euro 1.000 a famiglia. Gli importi sono ridotti in relazione alle effettive spese sostenute. È erogato un solo contributo a famiglia, indipendentemente dal numero di figli frequentanti il nido o servizio alternativo autorizzato. Il Comune ha messo a disposizione per il contributo 1 milione di euro: «Ma l’Isee che le famiglie devono presentare è talmente basso ­ – commenta Fabio Moscovini della Fc Cgil ­­– che o non possono comunque permettersi un asilo privato che costa minimo 400 euro, pur con il contributo di 100 euro mensili, oppure il Comune finirà per dare contributi a chi non denuncia realmente il proprio reddito».

Simona De Santis
30 agosto 2011
(ultima modifica: 31 agosto 2011 08:23)

http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/11_agosto_30/scuola-protesta-asili-nido-desantis-1901398893619.shtml