Danza e musica in perfetta sintonia: questa la sintesi dello spettacolo allestito dallo Spellbound Contemporary Ballet e intitolato Rossini Ouvertures, su coreografie di Mauro Astolfi, che ha catturato occhi e orecchi degli spettatori della Stagione lirica del Teatro Massimo Bellini di Catania alla prima del 20 febbraio…

Un omaggio al genio di Gioachino Rossini, con particolare attenzione al  fenomeno Rossini, a uno dei musicisti italiani più geniali. E l’inizio della performance appare già significativa: a luci ancora accese, in sala compare, sgusciando da sotto il sipario ancora chiuso, una inquietante figura nera con una grande borsa, contenente qualche frutto e alcuni ortaggi. Fame, gusto, spiccata sensualità dei corpi: si è giocato tutto su questi fattori un balletto emozionante, su un fondale anch’esso inquietante  e metaforico, costituito da una grande parete di legno marrone, una sorta di enorme armadio con molteplici ante, che ha visto i danzatori apparire e scomparire veloci e irriverenti in tutte le pose.

Metafora dell’irrequietezza esistenziale tipica del grande compositore, sempre oscillante tra depressione, tentazione della rinuncia e amore per la vita? Fatto sta che, sulle più note sinfonie d’opera del grande musicista italiano (dal Barbiere di Siviglia alla Gazza ladra e alla Cenerentola) , la danza ha dialogato possentemente con la drammaturgia, semplicemente facendo diventare movimento i famosi crescendo rossiniani delle ouvertures, mimando coi gesti il susseguirsi delle note. La musica, diretta con garbo da Antonio Manuli e suonata con piglio vulcanico dall’orchestra del teatro,  ha diretto la danza, ma non rendendola sua vassalla; solo sublimandola in movimento aereo, fluido, grazie ai bravi danzatori (Fabio Cavallo, Alice Colombo, Maria Cossu, Mario Laterza, Giovanni La Rocca, Giuliana Mele, Caterina Politi, Giacomo Todeschi e Serena Zaccagnini), che hanno interpretato i crescendo rossiniani con estrema sensualità e suggerito, nella seconda parte del balletto, un’atmosfera irrazionale e onirica, dominata da sensazioni più cupe.

Convincenti anche i costumi, semplici ed essenziali, atti a ricreare il senso di eleganza e raffinatezza che traspare da tutto lo spettacolo, che ha davvero evocato la vita tormentata del genio Rossini e confermato la validità della regia e coreografia di Mauro Astolfi.

Silvana La Porta