altRavitch esalta il curriculum e l’istruzione e fa affermazioni da far rabbrividire i fautori dell’autoformazione e dell’insulsa formula secondo cui la scuola deve insegnare come pensare e non a cosa pensare:

 

 

 

 

 

Sbornia dei test, un libro americano per far tesoro degli errori altrui

Giorgio Israel – 17 maggio 2011

Diane Ravitch è stata una protagonista delle politiche dell’istruzione durante le presidenze Bush sr e Clinton. È in buona parte a lei che si debbono le riforme centrate sul principio dell’“accountability”, sull’uso massiccio dei test e ispirate ai principi del “total quality management”. Ora ha tracciato un bilancio delle sue esperienze in un libro che è un best-seller negli USA: “The Death and Life of the Great American School System. How Testing and Choice are Undermining Education” (Basic Books, 2010). La conclusione è drastica: il modello manageriale è fallito, il testing da strumento è diventato un fine in sé, l’accountability si è rivelata uno slogan “meccanicistico antitetico a una buona educazione” e ha fatto crollare la qualità delle scuole. Insomma, una revisione critica (e autocritica) totale. Ravitch esalta il curriculum e l’istruzione e fa affermazioni da far rabbrividire i fautori dell’autoformazione e dell’insulsa formula secondo cui la scuola deve insegnare come pensare e non a cosa pensare: “una persona bene educata ha una mente ben fornita, plasmata dalla lettura e dalla riflessione sulla storia, la scienza, la letteratura, le arti e la politica, ha appreso come spiegare le idee e come ascoltare rispettosamente quelle altrui”.

In questi giorni di roventi polemiche nostrane sui test Invalsi sarebbe bene, invece di affondare nella provinciale contrapposizione tra misoneismo e supina esaltazione di quel che viene da “fuori”, riflettere criticamente su questo libro. Sarebbe bene, invece di ripetere a pappagallo lo slogan della “misurazione oggettiva”, leggere le pagine di Ravitch in cui, dopo aver difeso l’utilità dei test per ottenere stime globali sul sistema dell’istruzione, ammonisce che è un errore credere che “i test abbiano validità scientifica, come quella di un termometro o di un barometro, e che siano oggettivi”. “I test non sono confrontabili con gli standard dei pesi e delle misure” e spesso sono intrisi di errori e fraintendimenti “umani”. Quando ci è occorso di dire che la formula della “misurazione oggettiva” è senza fondamento, siamo stati presi a male parole. Ora che queste cose le dice una protagonista del movimento dell’accountability e del testing forse ci si deciderà a ragionare e ad approfittare del vantaggio di arrivare ultimi a costruire un buon sistema di valutazione.

Il libro di Ravitch fa anche una storia delle riforme dell’istruzione negli USA. Si sofferma sul rapporto dell’era reaganiana ANAR (a Nation at Risk) che proponeva un ritorno al rigore e ai contenuti “classici” dopo l’ubriacatura sessantottina: un programma apprezzato da una “democratica conservatrice” come Ravitch, che lo definisce fondato ancor oggi come nel 1983. Ma il tentativo di definire i National Standards fu gestito dalla sinistra con i principi del politicamente corretto, mirando soprattutto a riscrivere la storia americana, e cadde sotto l’attacco dei repubblicani che però non seppero proporre una linea alternativa, abbandonando lo spirito del rapporto ANAR e scegliendo la linea manageriale. Essa fu ripresa alla grande da Clinton, sviluppata da Bush jr col programma “No Child Left Behind” e oggi da Obama. Si è creata così una continuità trasversale che ha messo la gestione dell’istruzione nelle mani di un ceto di esperti e pedagogisti. Anche Margaret Thatcher confessò di aver fallito non riuscendo a tener testa alle pressioni di quel ceto. È una situazione che, con tutte le differenze, richiama la nostra. Qui, una sinistra priva di riferimenti, dopo aver rigettato la visione gramsciana dell’istruzione e persino l’ammonimento di un pedagogista riformatore come Lucio Lombardo Radice a non perdere il senso del rigore nello studio, ha scelto come “teologia sostitutiva” la linea condannata dalla Ravitch. Per parte sua, la destra ha esibito la sua debolezza culturale non riuscendo a sostanziare l’idea di rifondare l’istruzione su valori culturali fondativi e ripiegando sulla linea tecnocratica. Si perpetua così un trasversalismo politico fondato su un mito dell’“estero” che ignora le riflessioni critiche americane, finlandesi, francesi o spagnole. La solita “modernità in ritardo” all’italiana.

http://gisrael.blogspot.com/2011/05/sbornia-dei-test-un-libro-americano-per.html

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