Scatti. Decreto e cedolino decisivi per il disgelo…(da Tuttoscuola)


 

Mesi fa, nel prendere atto dell’intesa sindacale che prevedeva il salvataggio degli scatti di anzianità, non siamo stati certamente gli unici a chiederci cosa sarebbe successo del triennio di anzianità congelato dall’art. 9 della legge 122/2010 (Per il personale docente, Amministrativo, Tecnico ed Ausiliario (A.T.A.) della Scuola, gli anni 2010, 2011 e 2012 non sono utili ai fini della maturazione delle posizioni stipendiali e dei relativi incrementi economici previsti dalle disposizioni contrattuali vigenti). I due aspetti retributivi (gli scatti salvati e la carriera congelata) erano in qualche modo collegati tra loro e compatibili?

Le perplessità si sono attenuate, ma non sono del tutto scomparse all’arrivo del decreto interministeriale che impegnava 320 milioni di euro per gli scatti di anzianità del 2011. Mentre l’ipotesi degli scatti diventava realtà, facendo cadere definitivamente le diffidenze di alcuni sindacati e di taluni esponenti politici, rimaneva il dubbio sul possibile scongelamento del triennio 2010-2012 che la legge aveva sterilizzato per la carriera.

Gli scatti avrebbero scongelato il triennio di anzianità sterilizzata? Se sì, come?

È arrivato ora il cedolino di gennaio che ha ridotto a due i tre anni congelati. Cosa è successo? È cominciato lo scongelamento? Parrebbe proprio di sì.

Abbiamo riletto attentamente il decreto interministeriale degli scatti e la legge 122/20010 all’articolo 9 del triennio di anzianità congelata, abbiamo approfondito la lettura dei testi e abbiamo scoperto che…

L’articolo 9, quando afferma che gli anni 2010, 2011 e 2012 non sono utili ai fini della maturazione delle posizioni stipendiali, non parla mai di effetti giuridici o di anzianità giuridica sterilizzata, come si poteva forse pensare. Se così fosse stato, quel triennio di anzianità congelata avrebbe avuto una ripercussione permanente nella carriera, come la stessa relazione tecnica che ha accompagnato la legge prevedeva in modo inequivocabile con tanto di risparmi che si sarebbero accumulati negli anni.

Ma l’intesa tra Tremonti e i sindacati Cisl, Uil, Snals e Gilda, intervenuta nel corso della conversione del decreto legge, ha modificato quella catastrofica previsione.

Il decreto interministeriale che ha recepito l’intesa ha fatto il resto, dando agli scatti recuperati il potere di scongelare gradualmente, uno dopo l’altro, gli anni congelati ma liberi da vincoli giuridici.

Con gli scatti attribuiti grazie alle risorse accertate, il 2010 è diventato ovviamente utile alla maturazione della posizione stipendiale, eliminando la prima parte del congelato.

Basteranno, dunque, altri 320 milioni a fine 2011 per scongelare gli scatti successivi decorrenti dal 2012 e in quel modo anche il 2011, come era successo al 2010, diventerà utile ai fini della maturazione delle posizioni stipendiali. Poiché per il 2011 sono, infatti, attesi maggiori risparmi per la quota del 30%, sarà ancora più facile accertare a fine anno risorse per gli scatti dell’importo complessivo di 320 milioni. Il cedolino di stipendio del gennaio 2012 dovrebbe quindi essere nuovamente ritoccato, in basso questa volta, riducendo ad un solo anno il congelamento.

Accertate nuovamente anche nel 2012 le risorse utili per gli scatti (ancora 320 milioni con tutta probabilità nuovamente disponibili), il cedolino del gennaio 2013 dovrebbe uscire in pareggio e da quel momento, scongelato del tutto il triennio, grazie all’intesa e al decreto interministeriale e grazie anche al cedolino che è servito da cartina di tornasole, la carriera del personale scolastico potrà riprendere il suo corso regolare di scatti con passaggio di gradone, mandando in archivio le paure, mesi fa fondate, di un clamoroso e irrecuperabile buco di carriera.

Gli anni 2010, 2011 e 2012 a quel punto saranno diventati tutti e tre utili alla maturazione della posizione stipendiale, facendo scomparire quel “non utili” che ne aveva determinato il congelamento. A quel punto saranno completamente scongelati.

Nel frattempo si spera nel ritorno di un buon rinnovo contrattuale e si spera, soprattutto, in congrue risorse economiche per sostenerlo. Si potrà anche (ri)parlare, forse in modo più convinto, di merito e di premialità.