In genere allo scrutinio finale si vota quando non vi è accordo sulla decisione se l’alunno/a sia ammesso o no alla classe successiva (promosso o non promosso)…(da cgilscuola)

Il consiglio di classe in questa occasione è un collegio perfetto. Devono essere presenti tutti i componenti. Chi è assente per malattia o permesso deve essere sostituito dal dirigente scolastico con un altro docente di un’altra classe, preferibilmente della stessa materia, il quale utilizza il registro e le proposte di voto del collega assente.

Non votano sempre tutti i membri del consiglio di classe. Ad esempio, se la classe è bilingue, o è composta da alunni di indirizzi diversi, o per ginnastica si divide in squadre maschili e femminili, in tutti questi casi votano solo i docenti dell’alunno/a di cui si discute.

Poiché è un collegio perfetto non è ammessa l’astensione. Tutti devono votare. Il totale dei voti deve coincidere con coloro che hanno diritto di voto che sono tutti i partecipanti.

Il voto del dirigente scolastico

Anche il dirigente scolastico, se presente, deve votare sempre, e non solo quando vi è parità dei voti dei docenti. Egli infatti è membro a pieno titolo del consiglio di classe. Non può, come in collegio, decidere se votare o no.

Il suo voto non conta due volte, ma in caso di parità fa prevalere la proposta per cui ha votato, senza che ciò comporti una modifica del numero dei voti.

Se il dirigente scolastico non è presente svolge il ruolo di presidente un docente del consiglio designato dal dirigente scolastico. Non occorre una designazione scritta ad hoc per lo scrutinio.

Se il dirigente scolastico è presente, il vicario può presiedere solo i consigli di classe di cui fa parte effettivamente perché ha insegnato nelle classi durante l’anno. Non può presiederne altri, neanche quelli di cui farebbe parte ma nelle cui classi non ha insegnato perché esonerato.

Se il dirigente scolastico è assente il vicario può presiedere qualunque consiglio, perché lo sostituisce a tutti gli effetti. In tal caso non deve essere sostituito nei consigli delle classi in cui insegna effettivamente, anche se sostituisce il dirigente scolastico.

Il voto dell’insegnante di religione [cattolica]

Il voto dell’insegnante di religione [cattolica] se determinante, diviene un giudizio motivato iscritto a verbale (DPR 202/90). Una norma speciale, adottata per conciliare due esigenze in contrasto:

– l’insegnamento della religione [cattolica] è facoltativo; il giudizio sul profitto è riportato in una scheda allegata alla pagella. L’insegnante di religione [cattolica] dovrebbe avere voto consultivo allo scrutinio di coloro che si avvalgono della religione [cattolica], ma questo non è previsto nel concordato

– se il voto di religione [cattolica] fosse determinante, si riproporrebbe la questione della disparità di trattamento nei confronti di chi non segue questo insegnamento. Continuerebbe il contenzioso di legittimità costituzionale sulle norme scolastiche in materia.

Il compromesso è che il voto del docente di religione [cattolica] conta, salvo quando conta, cioè quando è determinante. In tal caso il voto diviene (cioè si trasforma) in un giudizio messo a verbale e viene tolto dai risultati della votazione.

Questa è la interpretazione letterale della norma, condivisa anche dal ministro della p.i. Lombardi che in parlamento ha dichiarato di non condividere una sentenza del TAR (Puglia-Lecce 5.1.94 n.5) che ha invece interpretato la norma in modo opposto: il docente di religione [cattolica] vota sempre, quando è determinante aggiunge anche un giudizio a verbale. Una originale interpretazione della parola diviene.

Il voto del docente di religione [cattolica] è determinante quando il risultato cambia togliendo il suo voto. E’ evidente che potrebbe essere determinante solo in 2 casi:

1. votanti in numero pari e risultato di parità.
2. votanti in numero dispari, risultato scarto di un voto tra le due proposte e il docente di religione [cattolica] ha votato con la maggioranza.
Tuttavia anche in quei due casi non sempre il voto è determinante, perché dipende da come ha votato il presidente.
Riassumendo: se il risultato è di parità il voto del docente di religione [cattolica] è determinante solo se ha votato come il presidente.