Scuola digitale. Se il docente ha la sindrome di Peter Pan

Ricorre all’immagine di Peter Pan lo studio ‘Scuola 2.0, innovazione dei modelli didattici e nuove tecnologie per la scuola del futuro’, curato da Glocus – il think tank presieduto dall’ex ministro Linda Lanzillotta – per descrivere la condizione dei professori nell’era della scuola digitale.

A non poter (o voler) crescere sono gli insegnanti, almeno quelli che restano legati a una concezione tradizionale, ante-internet, della loro professione in un mondo in cui gli studenti sono sempre più ‘nativi digitali’.

Lo studio di Glocus, presentato la scorsa settimana in Senato, sottolinea il fatto che, anche senza la diffusa sindrome di Peter Pan che colpisce gli insegnanti, la scuola italiana non sarebbe in grado di riconvertirsi a una didattica digitale, dato che “il 45,8% delle aule scolastiche (130mila) non è cablato, il 18,5%, dei plessi (4.200) non sono connessi a internet, le lavagne interattive multimediali sono appena 69.813 e i tablet per uso individuale nelle classi ancora meno, appena 13.650”, e che l’Italia, come evidenziano i dati della Commissione europea, ha la più bassa disponibilità di accesso alla rete a banda larga, indipendentemente dal grado dell’istituto.

Se il quadro presentato da Glocus conferma una diagnosi della situazione in buona parte già nota, la prognosi, o per dir meglio la terapia, appare meno scontata nella sua drasticità: nel suo intervento Lanzillotta ha proposto di “considerare finalmente gli strumenti digitali parte dei servizi essenziali della scuola, come l’acqua e la luce” e ha auspicato“un turn-over qualificato nel corpo docente (…) insieme ad un programma nazionale che rilanci davvero i poli formativi e l’utilizzo di internet nel metodo d’insegnamento”.

Ma è realistica la previsione di un turn-over per i docenti Peter Pan?