E’ la solita, vecchia, conosciuta scuola italiana. Approssimativa, imprecisa, accomodante, dove tutti possono fare tutto. Basti fare un esempio emblematico su ogni altro: senza titolo di sostegno, e che ci vuole, si può insegnare sostegno e seguire un bimbo down o autistico …di Silvana La Porta


Eh, sì: la qualità è sempre stata un obiettivo della nostra istruzione, che ha sempre puntato a una didattica di qualità, con docenti preparati e ben ferrati nelle loro discipline. E adesso, alla vigilia della santa Pasqua, in omaggio alla politica dei tagli avviata da questo governo, ne viene fuori un’altra: duemila docenti di scuola primaria, dal prossimo settembre, saranno chiamati ad insegnare l’inglese anche se non avranno ancora completato il percorso di formazione con cui dovranno acquisire il livello di competenza minima previsto dagli standard internazionali (livello B1)!
Siamo la solita nazione dove tutto viene fatto alla carlona: siccome bisogna risparmiare e i tempi sono brevissimi, e il tempo per finire i corsi non c’è più, chi se ne frega se i docenti della scuola primaria non ne capiscono ancora un tubo di inglese? Bastano 50 ore, e che ci vuole, per apprendere bene l’inglese e, addirittura, perché tra le due cose c’è un salto, insegnarlo? Per giunta il corso in questione sarà parte on line e parte in presenza, con i risultati che si possono immaginare.
Risultato: si mandano allo sbaraglio colleghi che non hanno le competenze, magari non hanno mai seguito corsi all’estero e non saranno di certo supportati in classe da figure tutor. L’importante è sbrigarsi. Tanto che ci vuole a parlare inglese? We can, yes, we can…

SILVANA LA PORTA