Prevista la contrazione di 504 cattedre e 113 posti di personale Ata (amministrativi, tecnici e ausiliari) dovuta al calo della popolazione scolastica…

Da settembre oltre 600 precari della scuola siciliana rimarranno a casa per effetto dell’ennesimo taglio agli organici operato dal ministero dell’Istruzione sulle cattedre e sui posti di personale non docente dell’Isola. Una piccola goccia nel mare della disoccupazione che dal 2008 avvicina la Sicilia alla Grecia. E, questa volta, quelli che si perderanno saranno posti veri  –  in organico di fatto  –  e non teorici, come quelli dell’organico di diritto. In altre parole, il calo degli organici della scuola nostrana si trasformerà in altrettanti licenziamenti. I tagli alla pianta organica colpiscono infatti i supplenti, giacché il personale di ruolo non viene licenziato ma, al massimo, trasferito in qualche sede più scomoda di quella precedente.

Saranno quindi i supplenti a pagare il prezzo della contrazione dei posti nelle scuole delle province siciliane. Tagli, che per questi ultimi si trasformano in dramma: quello di perdere posto e stipendio e doversi inventare una vita nuova, quando possibile. Spesso dopo anni di supplenze e speranze in una stabilizzazione che non è mai arrivata. I segnali di una nuova stretta erano emersi qualche settimana fa dopo i trasferimenti della scuola materna e della scuola elementare. Quando, dopo i cosiddetti movimenti, in Sicilia, sono rimasti pochissimi posti vacanti per le assunzioni o le lunghe supplenze. Ma anche qualche mese prima si era avuto sentore di un possibile taglio, allorché nel mese di marzo il ministero fece le previsione della popolazione scolastica per il 2014/2015. Accreditando la Sicilia di un preoccupante segno rosso, pari a 5.409 alunni in meno rispetto a quelli effettivamente frequentanti nel 2013/2014. Metà del quale nella scuola primaria ed il resto equamente diviso tra scuola media e superiore.

Ed ecco il conto che occorrerà pagare fra poche settimane: 504 cattedre e 113 posti di personale Ata (amministrativi, tecnici e ausiliari) in meno. Il taglio di 617 posti complessivi è da attribuire esclusivamente al calo della popolazione scolastica e agli organici che non è possibile dilatare, anche di fronte a situazioni come quella siciliana in cui la dispersione scolastica e la povertà consiglierebbero di allentare col calcolo ragionieristico: tanti alunni in meno, tante cattedre in meno.

L’organico di fatto del personale docente a livello nazionale a settembre sarà identico  –  628.067 posti  –  a quello dell’anno appena concluso. E siccome nelle regioni settentrionali gli alunni sono in aumento, occorre tagliare al sud, dove calano inesorabilmente da anni. Nessuna eccezione. Anzi. La Sicilia, tra le regioni del meridione dove si registra un calo degli alunni, sarà la più penalizzata. Ma basta fare due conti per comprendere che, per ogni manciata di alunni in meno, qualcuno  –  docente, bidello o personale tecnico e amministrativo  –  rischia il posto. Se infatti il taglio di 613 posti che attende la Sicilia è figlio dei 5.409 alunni in meno, ogni 9 alunni si perderà un posto. Una mezza tragedia per L’Isola.

Salvo Intravaia da la Repubblica