Quanto c’è di fondato nel discorso delle 36 ore? Prima di affrontare una questione di così grande rilievo sarebbe bene che tutti, governo e sindacati, avessero un quadro della situazione il più chiaro e documentato possibile. Tuttoscuola invita alla riflessione…

La scorsa settimana è stata dominata dalle pressoché unanimi proteste dei sindacati contro l’ipotesi che il governo possa modificare unilateralmente alcuni importanti aspetti del rapporto di lavoro degli insegnanti come l’orario di servizio…

Più che il merito delle proposte – anticipate in un’intervista a Repubblica dall’ingegnere (non parlamentare) Roberto Reggi, emergente sottosegretario al Miur già a lungo sindaco di Piacenza, considerato un renziano doc (ha coordinato la prima campagna di Renzi per le primarie del Pd) – i sindacati contestano il metodo, il modus operandi di un governo che sembra intenzionato a non mettere preventivamente le sue idee sul tavolo della contrattazione sindacale.

Tra queste idee stanno “la formazione permanente obbligatoria degli insegnanti, oggi facoltativa“, le “scuole aperte 11 mesi su 12” e la riduzione di un anno della secondaria superiore: “È un’altra scelta europea. E poi se vuoi fare più musica, più storia dell’arte e non hai più soldi devi rimodulare quello che hai“. E poi l’aumento dell’orario di servizio fino a 36 ore settimanali con l’eliminazione delle supplenze, premi fino al 30% dello stipendio per chi svolge mansioni ulteriori (per esempio vicepreside) e così via. Il tutto restando dentro l’attuale livello di spesa, cioè a costo zero, perché non sono previste né prevedibili risorse finanziarie aggiuntive.

Il ruvido realismo di Reggi ha suscitato un fuoco di sbarramento da parte dei sindacati, oltre che sul metodo, anche sul merito: in particolare sono stati citati i dati comparativi riguardanti le ore di lezione frontale settimanale, che sono più o meno corrispondenti a quelle stabilite in Italia ai vari livelli di scuola. Solo la Cisl scuola ammette, in un suo studio, che all’estero in molti casi alle ore di lezione frontale vanno aggiunte quelle di presenza a scuola per altre attività, fino a 40 ore.

Certo, prima di affrontare una questione di così grande rilievo sarebbe bene che tutti, governo e sindacati, avessero un quadro della situazione il più chiaro e documentato possibile.