altSe avesse avuto in mano un Ipad, Platone avrebbe espresso la superiorità dell’idea sulla realtà?…

 

 

 

 

 

 

 Se avesse avuto fra le mani una cosa che in pochi centimetri ti permette di telefonare e scambiare messaggi e ricevere informazioni in diretta con tutto il pianeta, di fare e vedere foto e video e film, di ascoltare tutte le musiche che vuoi e mille altre cose, pensate che Platone avrebbe così radicalmene espresso la superiorità dell’idea sulla realtà (una delle più sciagurate congetture di ogni epoca)? E se si fosse ritrovato nel mezzo di una rete potenzialmente infinita di relazioni e connessioni, secondo voi Kant avrebbe teorizzato la cosa in sé? 


 

E se fossero vissuti in un’epoca dove il corpo invece di essere sede di fatica, malattia e sofferenza avesse espresso forza e bellezza, forse Socrate avrebbe salutato la morte come una liberazione dalla gabbia fisica e Cartesio se ne sarebbe uscito con l’idea visibilmente assurda che noi siamo solo pensiero? E se poi tanti illustri filosofi avessero conosciuto il pensiero scientifico, e le culture di luoghi al di là dei loro confini, e tutte le cose che oggi qualunque ragazzino se non altro ha sentito nominare e che a loro erano assolutamente sconosciute, credete che la loro visione del mondo sarebbe stata la stessa? 


 

Non sto affatto dicendo che la storia della filosofia sia un gigantesco errore: proprio perché hanno vissuto in epoche così limitate, dobbiamo ancor più apprezzare lo sforzo di elaborazione di tanti storici pensatori. E poi è chiaro che alcune loro intuizioni vanno a toccare questioni al di là del tempo. Però non possiamo neanche prendere per oro colato i loro pensieri e per pigrizia mentale e complesso d’inferiorità culturale attribuirgli un valore assoluto. Altrimenti dovremmo pensare che conoscere culture, idee, storie, tecniche, che loro necessariamente ignoravano sia inutile. 


 

Un altro esempio: si calcola che ai tempi di Shakespeare si conoscessero e – quelli più colti – usassero cinquantamila parole mentre oggi siamo passati a un milione. Ecco, uno come Shakespeare (ma in tutta la storia della letteratura ce ne sono davvero pochi come lui) faceva cantare le parole, le combinava con una maestrìa prodigiosa: però la struttura mentale di chi ha a disposizione un linguaggio molto più ricco non può non essere più ampia e portata a elaborazioni più complesse. L’evoluzione del linguaggio porta inevitabilmente a un’analoga evoluzione del pensiero, dunque non è per furore iconoclasta che dico di non sopravvalutare un pensiero prodotto da un linguaggio più povero. 


 

Ho sempre pensato – da ragazzo con cocciutaggine non graditissima ai miei insegnanti – che il modo migliore per rapportarsi alla filosofia sia quello di mettere a fuoco il tuo pensiero, per poi verificarlo con le idee dei grandi pensatori. No, non è facile. Ma sì, è necessario, per evitare di prostarsi davanti non soltanto alla grandezza di un filosofo ma anche ai suoi limiti. D’altra parte lo diceva già il vecchio, meraviglioso Friedrich, che “solo per creare voi dovete imparare