altPrima di parlare di tagli e di sacrifici, la nostra classe dirigente, governo ed opposizione, dovrebbero darci le seguenti spiegazioni: 1. Perchè insistono a non perseguire l’economia illegale che, tra lavoro nero, grande evasione fiscale e dell’Iva, attività criminose, corrispondente ad una cifra di circa 320 miliardi di euro all’anno?

 

 

 

 

 

 

SE QUALCUNO PARLA DI TAGLI E SACRIFICI

inviata da luigi ambrosi – 30 agosto 2011

Prima di parlare di tagli e di sacrifici, la nostra classe dirigente, governo ed opposizione, dovrebbero darci le seguenti spiegazioni:
1. Perchè insistono a non perseguire l’economia illegale che, tra lavoro nero, grande evasione fiscale e dell’Iva, attività criminose, corrispondente ad una cifra di circa 320 miliardi di euro all’anno?
2. Perchè non chiedono ad industriali e banchieri la restituzione del denaro pubblico loro consegnato (centinaia di miliardi) con agevolazioni salvataggi e contributi vari ?
3. Perchè insistono ad usare il nostro denaro pubblico per guerre ed armamenti, nonostante la contrarietà della maggioranza degli italiani? Il Pd che invita a fare i sacrifici come motiva l’uso che dei nostri soldi ha fatto, dal finanziamento alla superbase USA di Vicenza all’ordine di acquisto dei cacciabombardieri, dal rifinanziamento delle guerre in Irak ed Afghanistan a quella attuale in Libia?
4. Perchè usare il denaro pubblico per i salvataggi di grandi banche e aziende: se sono “troppo grandi per fallire” sono anche “troppo grandi per rimanere in mani private”
5. Perchè continuano a dare alla Chiesa Cattolica una decina di miliardi di euro circa all’anno ed a conservare agevolazioni per corporazioni e classi non produttive?
6. Perchè lo Stato ha permesso che ben la metà della ricchezza nazionale si accentrasse nelle mani di solo il 10 % della popolazione ?
7. Chi ha responsabilità sullo sviluppo del debito pubblico, debito creato per assorbire la sovraproduzione e salvaguardare i profitti delle aziende?
Così come stanno le cose si conferma che i governi che si sono succeduti, e quest’ultimo in modo particolare, agiscono come Comitato d’affari di grandi aziende, di banche e delle classi benestanti.
La natura classista delle manovre (e del Comitato) diventa sempre più evidente: nemmeno il populistico “contributo di solidarietà” sui redditi alti è stato conservato, nessuno ha parlato di riduzione di spese militari; si è invece confermato alle festività del 25 aprile e primo maggio, a confermare la dimensione anche politica di questo attacco alle classi lavoratrici e la spregiudicatezza con cui usano la “loro ” crisi.
La natura di questa crisi economica è di tale profondità che il prossimo futuro, i prossimi 12-15 mesi, rivedranno presentarsi criticità sempre maggiori: possiamo cominciare a credere che il capitalismo sia fallito, e che occorra cominciare a riflettere su un modello sociale che quantomeno garantisca i mezzi di sussistenza.
Questa non sarà l’ultima manovra e fino a che non vi sarà un forte ed esteso punto di resistenza che porti il paese ad un blocco economico e politico generalizzato, “Loro” non si fermeranno e continueranno ad attaccare le nostre condizioni di vita e di lavoro. Non ci sono nascondigli o nicchie: l’attacco continuerà ad essere frontale e generalizzato. Ma sappiamo che hanno paura, in Italia ed in tutta Europa, dell’esplodere delle tensioni sociali, come Spagna, Grecia e Londra ci hanno indicato.

Segue una tabella sulle età medie di andata in pensione per uomini e donne in sei paesi europei: Inghilterra, Francia, Germania, Italia, Svezia ed Olanda. Il paese in cui questa età media è più alta è il primo: 64,1 per gli uomini (U) e 62,0 per le donne (D). L’Italia è a 60,8 (U) e 60,7 (D); e si trova nel bel mezzo di Francia con 59,4 (U) e 59,1 (D) e Germania con 62,1 (U) e 61,4 (D). Dove sia una media europea che si avvicini minimamente a 67 o 70 o ancor più, non si vede proprio. E non c’è nemmeno ombra di parità d’andata in pensione tra uomini e donne, quella mancanza di parità che fa venire le convulsioni ai nostri “aggiustatori di debito pubblico”. Anzi la maggiore parità semmai spetta appunto all’Italia (solo 0,1 di differenza!).

http://www.retescuole.net/contenuto?id=20110830195746