Sentenza shock che annulla ripartizione immissioni tra nord e sud. Intervista all’avv. Rossi

Ieri vi abbiamo dato notizia della sentenza n. 4286 del Consiglio di Stato che ha annullato i decreti ministeriali relativi alle immissioni in ruolo degli ultimi tre anni, limitatamente alla ripartizione del contingente fissato di assunzioni tra regioni e province…(da Orizzonte scuola)


 


Alla base dell’annullamento c’è l’impari distribuzione, tutta a favore del Nord, dei posti per le assunzioni. Abbiamo intervistato l’avvocato Fabio Rossi, che ha patrocinato il ricorso. Abbiamo chiesto quali potranno essere gli scenari futuri a seguito della sentenza.

D. Qualcuno l’ha definita una sentenza shock. Vorrebbe spiegare ai nostri lettori cos’è successo?

R. Com’è noto, con legge n.296 del 2006 il Parlamento ha approvato un piano di assunzioni per un totale di 150.000 docenti in tre anni (2007/2009). Il Ministero dell’Istruzione eseguiva soltanto parzialmente la suddetta previsione legislativa, fermandosi a 83.000 assunzioni nel triennio e, per altro verso, ripartendo le disposte immissioni in ruolo in maniera palesemente sproporzionata a favore delle province del Centro–Nord rispetto a quelle meridionali. Circa cento docenti delle province di Catania ed Enna, con l’intervento adesivo anche di un folto gruppo di genitori, decidevano, allora, di contestare le aliquote provinciali di assunzioni stabilite in sede ministeriale; il tutto sulla base di esemplificazioni concrete (il Consiglio di Stato ha ricordato alcune) della sperequazione venutasi a creare sul territorio nazionale. Ebbene, nonostante otto udienze (quattro in primo grado e quattro in appello) e le ripetute richieste di chiarimenti da parte dell’Autorità giudiziaria, non sono emerse – sottolinea in sentenza il Consiglio di Stato – “modalità aritmetiche o logiche” di ripartizione regionale delle 83.000 assunzioni a tempo indeterminato approvato dal Ministero dell’Istruzione. Risultato, l’annullamento dei relativi decreti ministeriali e il conseguente obbligo dell’Amministrazione scolastica di rinnovare le procedure di reclutamento secondo criteri di trasparenza e tenendo nel debito conto i vuoti d’organico e l’alto tasso di precariato presenti nel meridione d’Italia.

D. Alcuni dei commenti raccolti dalla nostra redazione sono stati abbastanza crudi, molti sostengono una discriminazione ai danni del Sud.

R. Non posso dire se dietro l’evidente sottodimensionamento delle assunzioni nel Sud risieda una condotta volutamente discriminatoria nei confronti dei docenti e degli alunni meridionali o, più verosimilmente, logiche di tipo politico-clientelare (evidentemente, configgenti con i doverosi canoni d’imparzialità e buona amministrazione) ovvero (e sarebbe, se possibile, ancora più grave) semplice superficialità; né intendo contribuire al clima di divisione e ostilità che altri, ormai da tempo, alimentano in Italia e, da ultimo, cercano di far prevalere anche nel mondo della scuola (si vedano le avventate e gratuite affermazioni di taluni esponenti leghisti su presunti “punteggi gonfiati al Sud” e l’ostinata avversione al libero trasferimento dei docenti meridionali, nonostante i consolidati principi al riguardo vigenti anche in ambito transnazionale e le ripetute pronunzie favorevoli della magistratura, anche costituzionale). Quello che è certo è che il Ministero, nella ripartizione del contingente di assunzioni approvato, ha mostrato di non aver tenuto in alcun conto le peculiarità educative notoriamente esistenti nel Meridione d’Italia. In questo senso, credo che un peso decisivo per la pronunzia del Consiglio di Stato abbia avuto il riferimento, ripetutamente fatto dai ricorrenti in corso di causa, alle numerose disposizioni normative che, nella determinazione della consistenza degli organici, impongono all’Amministrazione particolare tutela per le “aree metropolitane a forte rischio di devianza minorile e giovanile” (tra le tante, si vedano l’art.40 L.449/97, gli articoli7, 21, 26 e 28 del D.M. 331/98, l’art.22 L.448/01); norme cui, tuttavia, il Ministero ha mostrato di non aver dato peso alcuno.

D. Eppure i sindacati seggono al tavolo delle trattative, com’è potuta sfuggire un’anomalia di questa portata?

R. Preferisco non esprimermi su attività e competenze altrui. Certo, non posso fare a meno di auspicare che la recente sentenza del Consiglio di Stato dia il destro ad un maggiore impegno di tutti i soggetti istituzionali, in essi compresi i sindacati, affinché l’attività amministrativa, soprattutto in materia di scuola e di lavoro, attenui, anziché aggravare, la disomogeneità – sul piano culturale, sociale, economico – in atto incontestabilmente esistente tra le diverse aree d’Italia. Al riguardo, giro ufficialmente l’invito al Ministro Gelmini, da parte dei miei assistiti, a lasciare per qualche giorno gli uffici di viale Trastevere per fare visita a taluni istituti scolastici catanesi (ad esempio, nei quartieri di Librino, Monte Po’, San Cristoforo, San Giorgio), così da poter verificare la compatibilità degli organici ai medesimi assegnati con le esigenze didattiche e di recupero sociale – talvolta anche di semplice sorveglianza – ivi esistenti.

D. Cosa accadrà nell’immediato? Rischiamo una vicenda simile all’inserimento a pettine, per cui è stato necessario il commissariamento per far applicare la sentenza?

R. Ci si augura sempre che si impari dagli errori, anziché perseverare in essi. E quella di non eseguire le sentenze della magistratura è una condotta biasimevole cui il Ministero ci ha, purtroppo, abituati; con il solo effetto di amplificare a dismisura, anziché circoscrivere, il contenzioso medesimo. Quella recentemente emessa dal Consiglio di Stato in materia d’immissioni in ruolo è, peraltro, una pronunzia di merito e di ultimo grado, come tale assolutamente definitiva; non si vede, quindi, come il Ministero potrebbe pretendere di sottrarsi alla sua esecuzione. Per tale eventualità, i miei assistiti mi hanno già conferito mandato di non trascurare alcuna azione utile al ripristino della legalità, sia con riferimento alla domanda di nomina di un Commissario ad acta che in sede risarcitoria, penale e contabile (a proposito di responsabilità erariale, il Ministero è già stato condannato alle spese legali del giudizio di merito e altrettanto avverrebbe per l’eventuale fase esecutiva cui lo stesso dovesse costringere i ricorrenti).

D. Molti docenti entrati in ruolo tra il 2008 e il 2010 hanno mostrato preoccupazione per il proprio posto di lavoro. Possiamo rassicurarli?

R. Senz’altro non al Meridione, in cui, anzi, si è verificato il denunziato sottodimensionamento. Non credo, tuttavia, giusto – né verosimile – che siano i docenti già immessi in ruolo al Nord che debbano pagare gli errori e le incongruenze di cui si è reso responsabile il Ministero. L’imposto ricalcolo nella distribuzione territoriale delle assunzioni non potrà, quindi, che risolversi in un’integrazione delle immissioni in ruolo nelle province penalizzate, con effetto retroattivo.

D. La sentenza potrà avere degli effetti sulle prossime immissioni in ruolo?

R. Senz’altro dovrà averla in termini di trasparenza e di puntuale esternazione dei criteri e degli elementi di calcolo utilizzati per la ripartizione dei posti di lavoro da assegnare; altrimenti, già per questo solo motivo, il Ministero si esporrà, alla luce della recente sentenza del Consiglio di stato, ad un’immediata impugnativa giurisdizionale. Quanto alla gestione del contenzioso già definito, spetterà all’Amministrazione – o, in sua vece, al Commissario ad acta – valutare se dare esecuzione alla sentenza del Consiglio di Stato mediante l’individuazione di una specifica percentuale d’incremento delle disponende assunzioni nelle province precedentemente penalizzate. Purché il tutto non si risolva in nuove – ineffabili – alchimie informatiche, spesso comodo paravento di scelte politicamente predeterminate. Anche in tale frangente, staremo a ‘vigilare’.

La ringraziamo per la sua disponibilità e la preghiamo di tenerci informati sugli ulteriori sviluppi.

Grazie a voi

da orizzonte scuola

eccovi il link http://www.orizzontescuola.it/node/17807

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