E’ stata una bella e applaudita Traviata quella  andata in scena domenica 1 agosto al Teatro Antico di Taormina nell’ambito della prima edizione del Sicilia Classica Festival (realizzato con il patrocinio dell’Assessorato Turismo Sport e Spettacolo e dell’Assessorato dei Beni Culturali della Regione Siciliana, dell’Assemblea Regionale Siciliana, del Comune di Taormina, del Parco archeologico Naxos e del Comune di Terrasini), fortemente voluto dal suo infaticabile direttore artistico, il giovane e propositivo Nuccio Anselmo.

La serata, presentata dalla brava e coinvolgente Alessandra Costanza, ha avuto una grande apertura con la toccante esibizione del soprano Desirée Rancatore, che ha eseguito la deliziosa aria Je veux vivre dal Roméo et Juliette di Charles Gounod cui il pubblico ha tributato lunghi e sentiti applausi. Subito dopo la nostra (è proprio il caso di dirlo) Desirée, un vanto tutto siciliano, è stata premiata in occasione del 25 anniversario della sua carriera internazionale alla presenza del Vice Sindaco di Taormina, Vincenzo Scibilia,  e dell’Assessore al Turismo Sport e Spettacolo del Comune di Terrasini, Vincenzo Cusumano. Visibilmente commossa, la Rancatore ha letto le motivazioni delle due targhe, orgogliosa di rapppresentare la nostra isola nel mondo. Non a caso è solita affermare sempre che “ dopo 25 anni di carriera in tour per il mondo- tra l’Europa tutta, l’America, l’Australia e il Giappone- ho la sensazione di sentirmi a casa è sempre e solo in Sicilia”

Poi, scese le luci, è andata in scena l’opera più rappresentata di Verdi, la più amata e ascoltata,  in un allestimento convincente, che ha fatto andare in estasi anche i numerosi turisti stranieri tra il foltissimo pubblico, sia per la qualità vocale degli interpreti sia per la messa in scena.

E, badiamo bene, cimentarsi nella Traviata non è mai cosa facile. Una storia di amore e morte, che pure ha come sottofondo una fuggevole e insinuante gioia di vivere, e la sua dimensione mondiale dà davvero, ad ogni rappresentazione, il senso di misurarsi con qualcosa di immenso. È risaputo, d’altronde, che la partitura di Traviata è percorsa da motivi anapestici che, fin dall’inizio, preannunciano il destino di morte di Violetta. L’uso di questa formula ritmica, un procedimento cosiddetto“negativo”, definito da Frits Noske “la figurazione musicale della morte”, serve a preparare, direttamente o indirettamente, la scena finale.

Ma il Sicilia Classica Festival ha superato la prova a pieni voti. Sotto la sobria ed equilibrata regia di Salvo Dolce, nel cast vocale, tutto di ottimo livello,  è emersa proprio la Violetta di Maria Francesca Mazzara, protagonista di un significativo successo personale (sottolineato dai grandi applausi finali del pubblico) , che ha tratteggiato il personaggio con un trasporto in linea con la direzione musicale ed una vocalità efficace, sostenuta da una tecnica precisa. Una voce morbida, duttile e un timbro gradevole le hanno garantito incisività nei recitativi e nei passaggi delle fioriture insieme a una buona presenza scenica e un naturale istinto per la recitazione. Una Violetta piacevole, dunque, tanto nei duetti, quanto nell’aria del III («Addio, del passato bei sogni ridenti») e nell’arioso del finale III («Prendi: quest’è l’immagine»).. corretta per emissione e tenuta, sia a voce piena che nei piano e nei pianissimo. La cantante è apparsa anche ben animata nella varietà degli accenti e nell’espressione, confermandosi un’artista capace di rendere con efficacia i contrasti interiori e la tormentata psicologia della protagonista, e dunque una Violetta scenicamente promossa.

Alberto profeta nel ruolo di Alfredo ha superato sufficientemente le insidie delle “tre voci” necessarie per Traviata: ha manifestato un’emissione gestita con sufficiente cura, specialmente nel registro grave e in quello centrale, e lo squillo è apparso convincente.

Buona performance, infine, di Francesco Vultaggio nei panni di Giorgio Germont,  che il baritono ha risolto con buon controllo dell’emissione vocale, conservando una timbratura e risonanza piacevoli nel registro acuto, soprattutto nella celeberrima aria  “Di Provenza”.

Bravi anche i comprimari: Floria Bervoix, interpretata da Valentina Vinti, il Barone, da Alberto Crapanzano, il Marchese, da Claudio Mannino, il dottore, da Davide Marcon, e Gastone, da Francesco Ciprì. Apprezzata ed elegante nel ruolo di Annina, Ester Gabriella Ventura.

La direzione di Alessandra Pipitone ha saputo perfettamente conferire la giusta tensione all’orchestra, proprio come Verdi richiedeva, rivelandosi davvero brava a reggere la corrispettiva tensione drammatica delle voci, manifestando un ottimo feeling con l’Orchestra Filarmonica della Sicilia, animata dalla valida presenza di tanti giovani musicisti.

 

 

Il Coro Lirico Mediterraneo diretto anch’esso dalla Pipitone, ha offerto una prestazione calzante, soprattutto nei due opposti corali di zingare e mattadori del II atto, dove la scena si è animata di colori, grazie alle  ben curate  scenografie della brava Stefania Cotroneo, degli accattivanti costumi di Fabrizio Buttiglieri e delle icastiche luci di Gabriele Circo.

La Traviata del Sicilia Classica Festival verrà portata in scena anche il 20 e il 21 agosto all’Anfiteatro Villa a Mare di Terrasini, e il 31 agosto nuovamente al Teatro antico. Davvero una ripartenza in grande stile per la lirica a Taormina dopo lunghi mesi di chiusura dei teatri che ha dato agli spettatori indimenticabili emozioni.