Catania. Ultimo weekend di riflessione, diciamo così, poi in 48 ore, probabilmente tra lunedì e martedì, il Miur da Roma dovrebbe comunicare alla Regione siciliana la sua decisione sul ridimensionamento delle scuole anche in Sicilia…(da La Sicilia, di Andrea Lodato)


 


C’è un confronto serrato che va avanti da quando il governo Monti ha inserito a luglio nella Finanziaria dei tagli e del rigore, anche il ridimensionamento sul territorio nazionale delle scuole che non raggiungono i 600 studenti. Ridimensionamento che, in sostanza, provoca come un automatismo l’accorpamento degli istituti imputati di insufficienti iscrizioni, ad altre scuole di stesso grado e con lo stesso orientamento di studi nel caso delle superiori. Il governo nazionale, subito dopo le vacanze di Natale, ha comunicato la ferale notizie dei calcoli che i tecnici del Ministero avevano fatto, prevedendo in Sicilia il taglio netto di quasi 250 scuola. A questo punto la Regione ha messo in moto i propri meccanismi e abbassando a 500 il numero degli studenti che Palermo ritiene numero minimo per potere garantire ad ogni istituto scolastico la sua autonomia gestionale e, dunque, una propria dirigenza autonoma, ha ricalcolato il numero delle scuole che potrebbero perdere la propria sovranità: ad oggi sarebbero 143. La scelta degli istituti da tagliare, di cui l’assessorato regionale all’Istruzione ha discusso in svariati tavoli di negoziato con i sindacati, alla fine ha scontentato molti, soprattutto nelle realtà locali più piccole, da dove è partita l’accusa di interventi che sarebbero stati orientati da scelte politiche, da pressioni di parte e di partiti. Insomma le solite storie e le solite lamentazioni.
Ma mentre la Sicilia, provincia per provincia, ancora è alle prese con il dibattito e gli scontri sul perché segare una scuola e non l’altra, e mentre si cerca, in ultima analisi, di tentare il salvataggio delle scuole, intese come sedi e con il loro status giuridico autonomo, rimettendoci, però, i ruoli dei dirigenti scolastici, dei direttori dei servizi generali ed amministrativi, Roma starebbe meditando un ulteriore colpo di scure.
Nei giorni scorsi il dirigente generale della Regione, Ludovico Albert, ha avuto un incontro con i vertici del Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca ed in particolare, naturalmente, il dott. Albert ha avuto un faccia a faccia con Mario Di Costanzo, dirigente dell’Ufficio X del Ministero, quello che tra le altre competenze, ha anche quella degli “indirizzi in materia di dimensionamento e distribuzione territoriale delle istituzioni scolastiche”. Insomma la decisione finale transiterà dall’ufficio X, anche se, va da sé, la decisione oltre ad essere tecnicamente supportata dai numeri e dalle analisi dei funzionari del Miur, sarà, soprattutto, legata alla volontà politica di portare avanti, sembra di capire, la politica del rigore che Monti e i suoi ministri stanno portando avanti. E la scuola non fa eccezione, nonostante da più parti, in testa come sempre i sindacati, ma anche il mondo della cultura più in generale, è stato fatto notare che in questo campo più importante dei tagli sarebbe la razionalizzazione. E, eliminati gli sprechi che ci sono, servirebbe investire. Ma non è aria, al momento, di affrontare questo argomento. Concretamente la Sicilia rischia il colpo d’ascia. A Roma, con il direttore Albert, c’era anche il deputato regionale del Pdl, Enzo Vinciullo, che dal 1995 al 2000 ha guidato il Coordinamento Nazionale dei Docenti Precari delle scuole statali e non statali e conosce bene il mondo della scuola.
«Abbiamo detto ai dirigenti del Ministero che la Sicilia perdendo 143 dirigenti pagherebbe già un prezzo molto alto al ridimensionamento imposto dal governo nazionale. Non sarebbe sopportabile un taglio ulteriore, men che meno quello addirittura doppio che aveva ipotizzato a gennaio il ministero».
Che cosa accadrà adesso? L’aria che si respira a Roma, dicono molti addetti ai lavori, non è per nulla buona, né in Sicilia lo stesso piano regionale è stato accolto da tutti con entusiasmo. In pratica, avendo sì la Regione autonomia a deliberare in materia di scuola in virtù dello statuto e, dunque, a far valere i suoi parametri (come detto minimo 500 alunni), è pure vero, ed ovvio, che le nomine dei Dirigenti e dei Direttori sono di esclusiva competenza del Ministero. Così, se dovesse andare, diciamo, bene, salvando per il momento il salvabile e fermandoci ai 143 tagli proposti dalla Regione, il Ministero assegnerà i ruoli di direzione solo dove sussistono i suoi parametri e nelle altre scuole parzialmente dimensionate ci sarà la reggenza di un preside e di un direttore dei servizi titolare in un’altra scuola. Un pasticcio, come appare chiaro, che rischia di creare ancora più caos in uno scenario già di per sé confuso in cui la funzione primaria della scuola è già stata marginalizzata da tempo. Per lasciare spazio a conti, equilibri di bilancio, classi pollaio e classi fantasma, pur di tenere in piedi e in vita scuole che garantiscono anche posti ai sempre più precari insegnanti (molti dei quali con il timore di passare al ruolo di perdenti posto) e al personale Ata, ma che sempre meno sono scuole nel senso più utile e nobile della parola.

Andrea Lodato
La Sicilia