La scelta dei sindacati del pubblico impiego di mettere in campo unitariamente forme radicali di protesta (manifestazione nazionale e raccolta firme, forse un domani anche l’astensione dal lavoro) contro le politiche dell’esecutivo sembra un atto quasi dovuto, almeno per quello che concerne l’istruzione. Il documento del Governo La Buona Scuola ipotizza di togliere ai sindacati la loro stessa ragion d’essere, trasformando la materia tradizionalmente contrattuale, data dal trattamento economico e dalla progressione di carriera, in materia di produzione legislativa…

Non lascia dubbi al riguardo il nuovo sistema di avanzamento di carriera dei docenti prospettato, che contempla l’abolizione degli scatti di anzianità e l’introduzione degli scatti di competenza in sostituzione dei primi (La Buona Scuola, pag. 35).

Lo stipendio che si verrebbe a creare per i docenti verrebbe ad essere dato dalla somma dello “stipendio base”, “integrato nel corso degli anni in due modi, complementari e cumulabili: 1. il primo modo sarà strutturale e stabile, grazie a scatti di retribuzione periodici (ogni 3 anni) – chiamati “scatti di competenza” – legati all’impegno e alla qualità del proprio lavoro; 2. il secondo modo sarà accessorio e variabile, grazie a una retribuzione (ogni anno) per lo svolgimento di ore e attività aggiuntive ovvero progetti legati alle funzioni obiettivo o per competenze specifiche (BES, Valutazione, POF, Orientamento, Innovazione Tecnologica)” (La Buona Scuola, pag. 53).

L’affermazione del ministro Stefania Giannini che i sindacati non sono gli “interlocutori privilegiati” dell’esecutivo del 15 settembre scorso in qualche modo sottende alla volontà del governo di rivolgersi direttamente alla scuola reale e a chi vi lavora, per l’attuazione del Piano, tramite la consultazione on line, scavalcando le tradizionali organizzazioni di rappresentanza negoziale.

D’altra parte, il governo ha offerto al Paese la possibilità di 148.100 immissioni in ruolo nella scuola dal 1° settembre 2015, e di 40.000 ogni tre anni – tramite concorso – a partire dal settembre 2016. Se non passa il piano dell’esecutivo per l’ostacolo dei sindacati, questa quantità di assunzioni sembra destinata a saltare.

Il comunicato unitario dei sindacati è per molti versi ineccepibile, ma quando chiama in gioco l’”esercito di precari senza certezze e tutele” incorre in una antinomia. Dei 148.100 aspiranti docenti in odore di essere assunti il prossimo settembre, la maggior parte è costituita proprio da questo “esercito di precari” ed è pure fortemente sindacalizzata. Sarebbe difficile dovere spiegare loro che le immissioni in ruolo tanto desiderate sono state sacrificate nel nome della tutela dei lavoratori non precari presenti nel pubblico impiego.

da tuttoscuola