Prosegue la stagione sinfonica del Teatro Massimo Bellini che, al suo secondo appuntamento il 10 e 11 novembre, ha dimostrato di seguire un fil rouge molto interessante, testimonianza di una illuminata ratio che sempre impronta le scelte del direttore artistico Francesco Nicolosi e del sovrintendente Roberto Grossi…

Tre i compositori protagonisti: Wolfgang Amadeus Mozart con la Sinfonia n. 1 in mi bemolle maggiore K. 16, Franz Joseph Haydn con la Sinfonia concertante in si bemolle maggiore n. 105 per violino, violoncello, oboe e fagotto,  e Ludwig van Beethoven con la Sinfonia in do maggiore n. 1 op. 21.

Come dire l’evoluzione della forma sonata in sinfonia matura. Il direttore Oleg Caetani ha diretto con equilibrio e piglio preciso, dando al significativo percorso un’impronta decisa, in particolare nella splendida Sinfonia concertante di Haydn, che, con le sue sonorità complesse, si è nettamente staccata dalla Sinfonia n. 1 mozartiana, frutto del suo genio musicale precocissimo, ma non esente da sviluppi originali, se solo pensiamo che il primo movimento, un allegro molto, parte con tre battute frizzanti che sono basate sulla tonalità di impianto della sinfonia e, dopo una pausa, segue una risposta che si concluderà nella stessa tonalità.

Davvero poi Haydn ha sorpreso e preso piacevolmente gli ascoltatori per quell’appassionato dialogo degli strumenti solisti con l’orchestra (Vito Imperato al violino), Vadim Pavlov al violoncello, Gaetano Lo Iacono all’oboe e Francesco Zanetti al fagotto), che hanno dimostrato tecnica e creatività in perfetto connubio.

Le due coppie di strumenti appartenenti a famiglie diverse – archi e legni –  sono stati scelti dal compositore in modo da rappresentare le quattro tessiture fondamentali, dal basso al soprano. Ma il bello è  che nella Sinfonia concertante i solisti non si oppongono all’orchestra come personalità indipendenti, bensì creano un discorso “sinfonico” caratterizzato da una pittoresca varietà di colori timbrici. Lodevole l’esecuzione, dunque, dei musicisti, che hanno interpretato la sinfonia in una fantasia combinatoria vigorosamente costruttiva, perfettamente rispondente alle intenzioni di Haydn.

Infine La Prima Sinfonia, in do maggiore, di Beethoven ha sintetizzato le due precedenti, chiudendo il cerchio:  assai vicina a Haydn, più che a Mozart, risente di echi di entrambi i musicisti precedenti.

Nel primo tempo per esempio, scritto in forma-sonata, si possono dire di sapore haydniano il tema principale; ma mozartiano è il tema principale del secondo tempo (Andante cantabile con moto, in fa maggiore), che ricorda molto nettamente quello del secondo tempo della Sinfonia in sol minore, uno dei culmini di tutto Mozart.

Ma poi Beethoven si svela Beethoven. O meglio il futuro Beethoven con il minuetto del terzo tempo e il brillante finale. E qui veramente la direzione del maestro Oleg Caetani si è fatta possente, coinvolgendo con piglio l’orchestra, che si è lasciata trasportare senza esitazioni.

Mozart, Haydn, Beethoven. La stagione sinfonica del Bellini procede a gonfie vele, non senza un intento pedagogico nei confronti del pubblico, che non guasta in tempi difficili per la musica classica.

Silvana La Porta