Sinfonica al Bellini, svettano il violino della Tifu e il pianoforte di Andaloro

Grande musica e grandi esecutori al teatro Bellini per l’ennesimo appuntamento della bella stagione sinfonica dell’ente etneo: domenica 19 maggio il palcoscenico si è riempito di una luminosa girandola di suoni con il concerto della brava violinista rumena Anna Tifu e del nostro pianista (siciliano doc) Giuseppe Andaloro, che hanno affrontato con grande sicurezza e preparazione un programma impervio, ma affascinante:  la Sonata per violino e pianoforte di Cesar Franck, (resa immortale, come ha elegantemente sottolineato nel suo commento Giuseppe Montemagno, da una famosa pagina della Recherche di Proust), seguita dalla sonata n.2 in sol maggiore per violino e pianoforte di Maurice Ravel, dalle Impressions d’enfance in re maggiore per violino e pianoforte op. 28 di George Enescu per culminare con la splendida conclusione affidata alla Tzigane, la rapsodia da concerto per violino e pianoforte sempre di Ravel.

Musica d’eccezione, non facile, capace di mettere a dura prova la capacità degli esecutori e interpreti. Eppure, in un’atmosfera sospesa come non sempre capita, gli ascoltatori sono stati catturati dalle rutilanti acrobazie del violino della Tufa, che ha manifestato una tecnica invidiabile, una impeccabile pulizia e  precisione delle frasi, una cavata ampia e possente, oltre a stupire per la naturalezza con la quale ha affrontato le difficoltà tecniche, senza però che la funambolica esecuzione qualcosa abbia tolto  a una sentita  interpretazione dei brani, in particolare nella Tzigane, dove, in una crescente esibizione di bravura, non sono mancate eleganza e raffinatezza timbrica. Altrettanto incisivo l’accompagnamento del pianoforte che ha dialogato perfettamente con il violino, senza mai sovrastarlo, in un’intesa perfetta.

Grandi applausi finali e richiesta a gran voce di un bis, che ha regalato agli entusiasti ascoltatori la bellissima Meditation de Thaïs di Jules Massenet. Bel concerto, che meritava un pubblico molto più numeroso. Non sanno quel che si sono persi…

Silvana La Porta

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