Forse la soluzione all’annosa questione dei precari della scuola italiana si chiamerà Europa..

Si è svolta ieri l’attesa udienza in Corte di Giustizia europea sulla stabilizzazione dei supplenti, dove sono state ascoltate le parti costituite e il procuratore generale. Hanno preso al dibattito i rappresentanti dei lavoratori e dello Stato italiano, che avrebbe ragioni obiettive organizzative o finanziarie per precarizzare il rapporto di lavoro ai supplenti della scuola anche ad oltranza. A tal proposito, l’avvocatura dello Stato ha insistito sulla norma speciale che regola le graduatorie, grazie alla quale si è assunti senza concorso e sulla non previdibilità degli organici.

Il rappresentante della Commissione europea si è invece soffermato sul fatto di essere a conoscenza che in Italia per ben 12 anni non si sono banditi concorsi pubblici. Ha inoltre sottolineato come sul precariato bisogna distinguere le ragioni sostitutive, quale ragioni obiettive, dalle supplenze reiterate su posti vacanti e disponibili.

E’ stata poi presentata la relazione dell’avvocato generale Maciej Szpunar che si è espresso positivamente sulle motivazioni che hanno portato l’Anief a ricorrere al giudice sovranazionale per l’abuso di precariato adottato da troppi anni in Italia nei confronti di chi ha svolto più di 36 mesi di servizio: secondo il legale esiste un’anomalia tutta italiana di assegnazione reiterata di supplenze su posti vacanti e disponibili al ruolo, che “non può essere considerata come giustificata da ragioni obiettive”.

Insomma l’Italia abusa senza ritegno del precariato, assumendolo e licenziandolo anno dopo anno, senza alcuna progressione di carriera.

Leggendo le conclusioni di Szpunar si apre uno spiraglio per il 140mila supplenti della scuola italiana. Nelle sue conclusioni egli ricorda che il motivo del contendere è “una normativa nazionale, quale quella oggetto del procedimento principale, che, da una parte, autorizza il rinnovo di contratti a tempo determinato per provvedere alla copertura di posti vacanti d’insegnamento e di personale amministrativo, tecnico ed ausiliario delle scuole pubbliche, in attesa dell’espletamento delle procedure concorsuali per l’assunzione di personale di ruolo, senza che vi sia la benché minima certezza sulla data in cui tali procedure si concluderanno”.

Secondo Szpunar, quindi, questa modalità tutta italiana viene adottata da diversi anni “senza definire criteri obiettivi e trasparenti che consentano di verificare se il rinnovo di tali contratti risponda effettivamente ad un’esigenza reale e sia di natura tale da raggiungere l’obiettivo perseguito e necessario a tal fine, e, dall’altra, non prevede alcuna misura per prevenire e sanzionare il ricorso abusivo alla successione di contratti di lavoro a tempo determinato nel settore scolastico”.

Alla luce di tutto ciò appaiono centrate pienamente le motivazioni che hanno portato l’Anief a ricorrere, più di quattro anni fa, alla Corte di Giustizia europea per denunciare l’abuso di precariato dello Stato italiano anche laddove i lavoratori, in particolare docenti e Ata, abbiano superato i 36 mesi di servizio, in totale differimento della direttiva comunitaria n.70 del 1999.

L’Italia utilizza un modello organizzativo assurdo, in spregio a qualunque normativa europea: “L’assegnazione reiterata di supplenze su posti vacanti e disponibili al ruolo non può essere considerata come giustificata da ragioni obiettive ai sensi della clausola 5, punto 1, lettera a), dell’accordo quadro sul lavoro a tempo determinato, concluso il 18 marzo 1999, che figura in allegato alla direttiva 1999/70/CE del Consiglio del 28 giugno 1999, relativa all’accordo quadro CES, UNICE e CEEP sul lavoro a tempo determinato”. Szpunar sottolinea che è “ai giudici del rinvio, tenuto conto delle considerazioni che precedono, che spetterà valutare se ricorrano tali circostanze nell’ambito dei procedimenti principali”.

Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo Confedir precisa, soddisfatto: “Anche se l’ultima parola spetterà alla Corte Giustizia europea le indicazioni che arrivano oggi fanno crescere le nostre speranze e quelle di migliaia di lavoratori della scuola che hanno creduto nell’operato dell’Anief”.

Sarà la Corte europea a dire in autunno l’ultima definitiva parola. Una sua pronuncia positiva, infatti, obbligherebbe tutti i giudici nazionali del lavoro ad esprimersi favorevolmente per l’assunzione a tempo indeterminato dei supplenti con almeno 36 mesi di servizio alle spalle, ad iniziare dai docenti abilitati. Anche su questo punto, sulla non opposizione del giudice nazionale ad una sentenza proveniente da Lussemburgo, si è espressa già chiaramente la Commissione Europea. E lo Stato non potrà che darne seguito: altrimenti incorrerebbe in sanzioni salatissime, fino a 4 miliardi di euro, qualora continui a lasciare al palo così tanti dipendenti. Che poi andrebbero a carico dei contribuenti.

La lunga attesa dei precari della scuola si concluderà dunque in autunno e in Europa?

 Silvana La Porta