E’ stata una Tosca davvero affascinante quella andata in scena ieri 28 luglio al teatro Antico di Catania, gremito di melomani appassionati, nell’ambito del circuito Anfiteatro Sicilia, con le musiche affidate all’orchestra e al coro del teatro Bellini, la regia di Renzo Giaccheri, il direttore d’orchestra Valerio Galli, e nel ruolo di Tosca il soprano Elena Rossi e in quello di Cavaradossi il tenore Enrique Ferrer…

Forse perché per cantare in Tosca si deve essere capaci di cogliere con immediatezza l’essenza  dei protagonisti,  Floria Tosca, Mario Cavaradossi e il barone Vitellio Scarpia, fin nelle pieghe dell’anima. E proprio questa è stata la chiave di volta del successo dello spettacolo.

Il soprano Elena Rossi, emiliana per la prima volta a Catania, non ha solo interpretato Tosca, ma è diventata in toto la donna forte, passionale, innamorata che Puccini aveva ideato. Bella, brava attrice e con una voce corposa e ben curata, la Rossi ha saputo adattarsi perfettamente alla tessitura sonora del personaggio, con la grinta e il peso drammatico che il difficile ruolo richiedeva, avvolgendo subito il pubblico in una suadente onda sonora, con una straordinaria capacità di modulazioni sempre diverse: ora minacciosa e spietata nelle scene con Scarpia protagonista, ora sensuale e languida negli abbandoni amorosi con l’amato Mario, ora disperata e impetuosa nei momenti di disperazione e nelle drammatiche scene di tortura del suo amante.

Bravo anche Enrique Ferrer nel ruolo di Cavaradossi, anche se non sempre uniforme nella resa, migliore in “Recondita armonia” con acuti brillanti e luminosi sorretti da una linea di canto morbida, mentre in altri momenti la voce avrebbe potuto essere più piena. Tecnicamente corretto il canto del baritono  Lucian Petrean nel ruolo di Scarpia, con voce stentorea e ben appoggiata e un risultato convincente.  Francesco Palmieri ha invece dato al personaggio di Cesare Angelotti uno spessore adeguato.

Merito del regista Renzo Giaccheri poi l’aver saputo ricreare, accentuando la gestualità dei protagonisti, la dimensione eroica e tragica dell’opera, incarnata dai due sfortunati amanti e dalla loro strenua, seppur vana difesa di valori in cui fermamente credono e per cui sono pronti a sacrificare la loro vita: l’ideale politico per Mario; la fedeltà amorosa insieme a una sentita religiosità per Tosca.

Al meglio della sua forma l’Orchestra del Bellini guidata dal vivace e deciso Valerio Galli, che ha  portato in scena una lettura puntuale e precisa della partitura, rispettando le finezze della sapiente orchestrazione pucciniana, in particolare nella resa di frasi musicali anche brevissime, concatenate le une alle altre con infallibile senso estetico; eccellente anche il Coro preparato da Ross Craigmile

Il tutto condito da una nota di colore: protagonista della performance è stato anche un gatto bianco e nero che di tanto in tanto ha passeggiato, ignaro della tragedia pucciniana, bel bello sulla scena,

Alla fine applausi, tanti, e nell’aria qualche rimpianto per i bis mancati…

Silvana La Porta