Sorpresa: il Governo blocca i contratti pubblici di Reginaldo Palermo…(da Latecnicadellascuola)

 

08/08/2013

La decisione è stata presa – un po’ a sorpresa – dal Consiglio dei Ministri dell’8 agosto.

Per scuola e pubblico impiego la riunione del Consiglio dei Ministri dell’8 agosto è andata molto peggio di ogni previsione.
Fino a un paio di giorni addietro pareva che tutto fosse pronto per una rapida approvazione del cosiddetto “decreto D’Alia” che avrebbe dovuto dare una risposta ai problemi del precariato, dei “Quota 96” e dei docenti inidonei.
Poi nella serata del 7 agosto è arrivata la doccia fredda: nell’ordine del giorno della riunione del Governo non era previsto l’esame del provvedimento.
Ma la vera gelata è arrivata poche ore fa quanto è stato reso noto il comunicato integrale dell’intera seduta.
“Il Consiglio – si legge nel sito del Governo – ha approvato in esame definitivo, a seguito del parere espresso dalle Commissioni parlamentari e dal Consiglio di Stato, un regolamento che proroga il blocco della contrattazione e degli automatismi stipendiali per i pubblici dipendenti”.
Insomma, non solo non ci sono misure a favore della scuola ma c’è addirittura un provvedimento che peggiora ulteriormente la situazione.

Il regolamento prevede non solo il blocco di ogni forma di adeguamento retributivo, classi, scatti di stipendio e progressioni di carriera comunque denominate, ma anche una ulteriore riduzione dell’ammontare delle risorse destinate al trattamento accessorio del personale (per la scuola si tratta del fondo di istituto).
Stando alle ultime indiscrezioni pare che sul “decreto D’Alia” sia intervenuto persino il Quirinale per segnalare che il decreto stesso suscitava non poche perplessità. Per quanto si era potuto capire, infatti, il provvedimento conteneva norme piuttosto eterogenee e non per tutte si giustificava l’urgenza. D’altronde è un po’ difficile giustificare l’urgenza di disposizioni che in questo stesso momento sono all’esame del Parlamento.
Sta di fatto che di tutto questo si riparlerà, nella migliore delle ipotesi, fra una decina di giorni e non prima.
E con quali esiti è davvero difficile prevedere.

 

Nel Paese delle pensioni d’oro si pensa a bloccare i contratti degli statali

 

 

 

 

di Lucio Ficara

09/08/2013

Un Paese strano il nostro, ci si preoccupa di bloccare i contratti vigenti, al fine di evitare il giusto adeguamento economico degli stipendi, ma si sorvola sullo spreco, evidente ed ingiustificato, delle pensioni d’oro

Infatti scorrendo l’albo dei fortunati pensionati, ci si accorge che in Italia ci sono persone che percepiscono 3008 euro al giorno di pensione, che si accumulano ai gettoni, anch’essi d’oro, di presenza che toccano in qualità di membro dei consigli di amministrazione o in alcuni casi di presidente del consiglio di amministrazione.

Dai dati ufficiali dell’ Inps si contano centomila pensionati Paperon de Paperoni, che costano al sistema pensionistico  ben 13 miliardi di euro all’anno, quanto un’intera manovra economica. Per ognuno di questi pensionati d’oro, corrispondono 10 precari che a volte rimangono, come spesso accade nella scuola, disoccupati per diversi mesi. Mentre tutti si aspettavano un equo provvedimento, volto a ridimensionare queste mega retribuzioni pensionistiche, invece è arrivato, a sorpresa e alla chetichella, il provvedimento che, ancora una volta, blocca i contratti e i conseguenziali scatti stipendiali.

Di cosa si tratta? Si tratta di un ulteriore blocco contrattuale fino al 31 dicembre 2014, che determina lo slittamento delle scadenze contrattuali in busta paga di due anni, per tutti i dipendenti pubblici.

Ricomincia l’estenuante e stucchevole gioco del tira e molla, che vede da una parte il governo tirare verso il blocco contrattuale, al fine di risparmiare sulla spesa degli scatti stipendiali, e dall’altra i sindacati che invece chiedono lo sblocco di tali scatti e il rinnovo del contratto. Sembra di assistere al gioco delle parti, dove in una prima fase si solleva lo scontro tra governo e sindacati a causa del provvedimento di blocco degli scatti, poi in una seconda fase, fatta di minacce di scioperi generali e attacchi sindacali alle politiche di governo, si assiste alla cancellazione parziale del provvedimento e al recupero di qualche anno di blocco degli scatti. Così infatti è accaduto con il blocco dei contratti per gli anni 2010, 2011 e 2012, periodo in cui gli scatti di anzianità, unico strumento di avanzamento di carriera per i docenti, furono congelati da una legge del governo Berlusconi, adottata in pieno dal governo Monti.

In sostanza la norma che bloccò i contratti, introdotta con la legge n. 122/2010, ha pienamente interferito sull’art. 78 del Contratto Collettivo Nazionale della scuola.Infatti vogliamo ricordare che ai commi 1 e 2 di tale articolo del CCNL 2006-2009, si scrive che gli stipendi tabellari previsti dall’art. 2, comma 2, del CCNL 7/12/2005 sono incrementati delle misure mensili lorde, per tredici mensilità, indicate nell’allegata Tabella 1, alle scadenze ivi previste e che per effetto degli incrementi indicati al comma 1, i valori degli stipendi annui sono rideterminati nelle misure ed alle decorrenze stabilite nella Tabella 2.

Bisogna ricordare che, sotto l’incalzare dei sindacati, si trovò l’accordo per sbloccare gli scatti di anzianità degli anni 2010 e 2011, che sono stati scongelati ed hanno dato ossigeno, in alcuni casi, agli stipendi del personale scolastico. Rimane ancora congelato l’anno 2012 che adesso, con il provvedimento del Consiglio dei ministri di ieri, è prolungato per gli anni 2013 e 2014. Con questo provvedimento si torna al punto di partenza con un blocco contrattuale triennale che parte dal 2012 e si conclude al 2014.

Siamo certi che in autunno assisteremo alla replica del blocco precedente, dove i sindacati chiederanno, anche minacciando scioperi unitari, lo sblocco, almeno di qualche anno, degli scatti di anzianità. Sembra di rivedere un film già visto, dove gli attori sono gli stessi, mentre i pensionati d’oro, continuano a godersi la loro vita da ricchi epuloni che vivono in un Paese veramente strano.

 

 

Blocco contratti: arrivano le prime proteste

 

 

 

 

 

 

 

di R.P.

 

08/08/2013

 

Anief e CislScuola prendono posizione sulla decisione assunta dal Consiglio dei Ministri. Epifani (PD) chiede che in autunno il Governo affronti il nodo scuola.

Sono pesanti le prime reazioni sulla decisione del Governo di prorogare fino al 31.12.2014 il blocco degli stipendi pubblici.
CislScuola parla di “giornata pessima per la scuola ancora una volta penalizzata insieme al lavoro pubblico, con il rinvio del contratto e con un nuovo intervento sugli scatti di anzianità”.
“Così
– aggiunge il segretario nazionale Francesco Scrima – smentisce le ripetute dichiarazioni di voler aprire una stagione di rinnovata attenzione per istruzione e formazione”.
“A completare il quadro
– conclude Scrima – l’assenza di qualunque provvedimento per la scuola nel decreto cosiddetto “del fare”. Con queste premesse è molto difficile immaginare un avvio di anno scolastico privo di tensioni se il Governo non provvederà tempestivamente ad affrontare e risolvere le questioni in atto”.
Marcello Pacifico (Anief-Confedir) definisce questa decisione del Governo Letta un “atto gravissimo” e annuncia la volontà di impugnare il provvedimento “in tutte le sedi e con tutte le modalità possibili”.
L’Anief sottolinea che un anno fa la Corte Costituzionale aveva dato ragione ai magistrati che avevano rivendicato il diritto allo stipendio equo.
Cosa potrebbe succedere a questo punto ?
Sul blocco dei contratti ci sarà poco da fare e da dire anche perché i risparmi che ne deriveranno sono già stati messi nel conto del bilancio dello Stato.
Quanto poi alle misure di cui sta parlando il ministro Carrozza da alcuni giorni (assunzioni, concorsi e così via) è molto probabile che se ne parlerà più avanti quando (e se) si troveranno le risorse necessarie (si parla di non meno di 400milioni di euro).
D’altronde lo stesso Guglielmo Epifani, nel corso del suo intervento alla Direzione nazionale ha chiarito che il Governo, ora, dovrà attrezzarsi per compiere scelte più efficaci.
“Per noi – ha aggiunto subito dopo Epifani – quelle da affrontare in autunno sono su temi precisi: scuola, investimenti produttivi, ammortizzatori sociali, esodati, riforma del patto di stabilità dei comuni”.
Come dire che i problemi che sono ancora sul tappeto (dalla “Quota 96” ai i docenti inidonei fino all’organico funzionale e al piano per l’assorbimento del precariato) possono attendere ancora altre due, tre mesi.
Di scuola si riparlerà dunque più avanti.