Si è esibita a Taormina nelle sere di lunedì e martedì una compagnia di ballo brava e coinvolgente , il Bolshoi Ballet Teatre, che ha dato vita a due performances straordinarie, seppure molto diverse tra loro: Spartacus di Kachaturian e Giselle di Adam…(di Silvana La Porta, inviata a Taoarte)

Il grande successo che il pubblico ha tributato ai bravi ballerini, alle belle coreografie e all’azzeccata scenografia dimostra che la scelta delle opere fa sì la sua parte, ma la realizzazione scenica e la qualità degli artisti fanno sempre la parte da gigante.

Due opere molto diverse, ma interpretate con coraggio e bravura dall’intera compagnia. Lunedì Spartacus per la decisa regia di Jurj Grigorovic e le icastiche coreografie di Valentin Elizariev, con una scenografia imponente, un Crasso (un incisivo Oleg Eromkin) dai modi crassi e dai costumi lascivi in lotta con uno schiavo forte, sensuale e delicato (un incantevole e bello Antono Kravenko); sulla scena, ben lontana dal balletto di classica memoria, si sono agitate mille passioni sottolineate da una musica coinvolgente, anche se non conosciutissima in Italia (pubblicità a parte, pensate che l’Adagio è stato colonna sonora della reclame della Mercedes).

Un discorso a parte va fatto per Irina Eromkina, la ballerina che ha danzato nelle vesti di Phrigia, moglie di Spartacus: bella, delicata e aggraziata, ha incantato tutti con movenze indimenticabili, in un gioco di coppia spettacolare e intenso col partner, espressione di una intensa passione inestinguibile.

Martedì è stata la volta di Giselle,  ovvero il balletto classico e romantico per eccellenza,  ideato da un grande della letteratura francese: Théophile Gautier.

Lo scritttore, sfogliando le pagine del libro “De l’Allemagne” di Heinrich Heine, rimase attratto dalla leggenda delle Villi, spiriti della tradizione popolare tedesca, simili agli elfi. Era il 1841 e Gautier, pensando alla ballerina Carlotta Grisi, di cui era devoto ammiratore, fu colpito dall’impulso immediato di prendere un foglio e di dare un titolo alla sua storia. La chiamò “Les Wilis. Balletto”.  Il compositore prescelto per musicare il libretto, al quale gli autori dettero il titolo di “Giselle”, non poteva non essere Adolphe-Charles Adam, già celebrato per le musiche di altri fortunati balletti. Adam si mostrò entusiasta e si buttò a capofitto nel lavoro (nel quale introdusse brani di Ludwig Minkus e Johann Friedrich Burgmuller) che terminò (pare) in tre settimane.

Giselle è balletto difficile perché la protagonista deve possedere due anime: nel primo atto intensità, mimica e capacità drammatiche, nel secondo un rigoroso tecnicismo e una spigliata leggerezza. Bravissima dunque Olga Gaiko, grande attrice oltre che grande ballerina e bravo Igor Artamonov nel ruolo di Alberto, sullo sfondo una scenografia essenziale e un’atmosfera conseguentemente affidata alle movenze dei danzatori, allegri montanari e contadine felici, un inno alla pace bucolica di virgiliana memoria.

Due grandi prove nello scenario del Teatro greco, che hanno centrato quello che in fondo è l’obiettivo dell’arte più vera: suscitare emozioni. Non a caso al duetto d’amore tra Spartacus and Phrygia qualcuno alle mie spalle ha sussurrato: “Ho la pelle d’oca” ed era una sensazione felicemente comune…

Silvana La Porta