Per il momento però le uscite non potranno essere utilizzate per fare spazio a nuovi assunti più giovani, ma dovranno servire a ridurre stabilmente il personale e generare risparmi di spese…(da il Messaggero)

 

 

PROVVEDIMENTO
ROMA Si amplia la possibilità di ricorrere al prepensionamento per i dipendenti pubblici in esubero nella propria amministrazione; almeno per il momento però le uscite non potranno essere utilizzate per fare spazio a nuovi assunti più giovani, ma dovranno servire a ridurre stabilmente il personale e generare risparmi di spesa. Il ministero della Pubblica amministrazione ha pubblicato la circolare firmata da Marianna Madia che fissa le modalità di attuazione delle norme a suo tempo varate dal governo Monti, e poi estese da quello guidato da Enrico Letta.
Già in base a quei provvedimenti, era possibile applicare ai lavoratori delle amministrazioni pubbliche le regole pensionistiche antecendenti alla riforma Fornero nell’ambito delle procedure di mobilità, per smaltire gli esuberi (sia per soprannumero, ossia superamento della dotazione organica in tutte le aree e qualifiche, sia per eccedenza, ovvero in caso di superamento solo in una o più aree o qualifiche, con possibilità quindi di riassorbimento in un altra).
IL VINCOLO FINANZIARIO
In questo caso però i prepensionamenti hanno la funzione primaria di garantire una minore spesa per il personale, e d’altra parte eventuali assunzioni, come segnalato dalla Ragioneria generale dello Stato, non avrebbero copertura finanziaria. Il discorso dell’avvicendamento negli uffici pubblici, finalizzato al ringiovanimento del personale, potrà quindi essere affrontato quando diventeranno operativi i nuovi provvedimenti annunciati dalla stessa Madia nell’ambito della riforma della pubblica amministrazione, a partire dall’abolizione dell’istituto del trattenimento in servizio.
Quanti sono i potenziali interessati? La risposta non è facile. La norma originaria del 2012 individuava una platea di 24.000 dipendenti teoricamente in esubero, 11 mila nello Stato centrale e 13 mila negli enti territoriali. Di questi circa 8.000 avrebbero già maturato i requisiti per l’uscita entro il 31 dicembre 2011, data limite prima dell’entrata in vigore della riforma Fornero, preferendo però restare al lavoro. Altri li avrebbero maturati nel 2012 e nel 2013, in modo da poter conseguire la pensione (determinata con le vecchie regole e quindi anche con le “finestre” di un anno) entro il 2014. Poi un successivo decreto ha spostato la scadenza finale per l’operazione al 31 dicembre 2016, creando quindi ulteriori spazi.
LA VERIFICA CON L’INPS
È quindi ragionevole ipotizzare che il numero dei lavoratori teoricamente coinvolti possa avvicinarsi a 20 mila anche se le cifre vere dipenderanno dalle scelte concrete delle amministrazioni, che poi dovranno verificare con l’Inps le posizioni degli interessati. Alcune migliaia di posti sono già stati “prenotati” dagli stessi Inps e Inail, nell’ambito dei propri processi di riorganizzazione.
I requisiti per l’uscita sono quelli in vigore fino al 2011, per i quali era poi previsto un successivo e graduale aggiornamento: per quest’anno sono richiesti 65 anni e 3 mesi (con 20 di contributi) per l’uscita di vecchiaia oppure, per l’anzianità, 40 anni di contributi indipendentemente dall’età o ancora la quota 97, con un minimo di 61 anni e 3 mesi di età e di 35 di contributi.
Luca Cifoni