Sperava di uscire da un periodo pesante, Stefania Giannini, presentando la riforma dell’Istruzione al Consiglio dei Ministri di ieri. Ma è rimasta con un palmo di naso perché l’esame del suo provvedimento è rinviato sine die. Iella a badili per la poverina in questa estate stramba…

Non che la sua riforma fosse una rivoluzione alla Giovanni Gentile. Sarà, quando sarà, un intervento pratico sul turnover degli insegnanti e cose così. Nessun volo pindarico. La ministra dell’Istruzione non è tipo da fare il passo più lungo della gamba ma edifica la carriera, mattone dopo mattone, come un muratore che si fa casa da sé. La sinistra scolastica è contro di lei. Sta sul gozzo ai democrat per due ragioni: predica il merito per frenare la somaraggine, ma così scalfisce il tabù sessantottino dell’egualitarismo; ha simpatia per la scuola privata che a sinistra equivale a un attentato alla scuola pubblica, suo tradizionale bastione.

Finora, poiché sono solo intenzioni, i detrattori si limitano a stuzzicarla. Per l’aspetto biondo un po’ slavato, l’hanno ribattezzata Stefania Parker Bowles, parodiando la poco amata Camilla, consorte di Carlo d’Inghilterra. Un altro soprannome è «Lagarde de noantri» (da Christine, direttore Fmi) con allusione a una certa saccenza, sia pure condita di soavità. Quando dalle parole passerà ai fatti vedremo che succederà. Se manterrà la promessa, fin qui mai onorata, di abolire i test d’ingresso a Medicina, dovrà vedersela pure con i rettori che non hanno spazi sufficienti per orde di aspiranti. Di sicuro avrà, però, l’appoggio di Renzi che alla scuola tiene molto. Tant’è che fece la sua prima uscita in una Media di Treviso, accolto da pargoli con le bandierine, come il Duce alla festa del grano. Né va dimenticato che Agnese, sua moglie, è una precaria di Lettere che conta sulla riforma per entrare in pianta stabile (nonostante abbia toppato al Concorsone).

CON MONTI
Per Stefania potrebbe essere il riscatto dopo una serie negativa da viaggio a Lourdes. In maggio, già ministro e ancora segretario di Scelta Civica, ha preso una stratosferica randellata alle elezioni europee. Il partito da lei condotto – che era quello di Mario Monti, di cui fu pupilla -, ha esalato l’ultimo respiro, precipitando dai 2,8 milioni di voti delle politiche 2013, a 196 mila. Cioè dall’8,3 allo 0,71, che fa all’ingrosso un calo del duemila per cento. Un giapponese si sarebbe eviscerato in diretta tv. Giannini si è limitata a dare le dimissioni. Poi si è abbarbicata a Renzi e di Sc fa ormai parte pro forma.

Sperava in un’estate distesa. Ma a Marina di Pietrasanta, dove ha una villetta, a due passi dalla città di Lucca, dove è nata e vive, è stata invece immortalata in spiaggia con i seni al vento. È così entrata nel Guiness di primo ministro della Repubblica fotografato in topless. Di qui, il rimprovero di incoerenza poiché, nei mesi precedenti, aveva raccomandato alle alunne di vestire sobriamente a scuola. Come se la decenza della spiaggia, in cui il bikini è la norma, fosse la stessa della scuola dove, almeno ai miei tempi, era vietato.

Negli stessi giorni, Stefania ha incrociato delle pantegane nei pressi della suddetta villetta e ha telefonato al sindaco per protestare. Quello, com’era suo dovere, ha predisposto la derattizzazione. Ma un politico locale di Fi ne ha fatto un dramma, imputandole di cercare favoritismi. Insomma, un’estate senza pace, in cui è stata perfino accusata di alterigia per il rifiuto (iniziale, ma poi si adeguata) di infliggersi il grottesco auto gavettone gelato della campagna contro la Sla. Un’imbecillità in cui una terza persona, a suo capriccio, ti ingiunge di sottoporti al rito come nella ricattatoria catena di Sant’Antonio. Stefania, per concludere, è incappata in una serie di incidenti artificialmente gonfiati che fanno capire quanto, sotto sotto, risulti un bel po’ antipatica per avere scalato alla speedy Gonzales le pendici del potere repubblicano.

Fino a un anno e mezzo fa la cinquantatreenne Giannini era ignota ai più. Il suo ambiente era quello ristretto dei glottologi, nel quale si era imposta con l’opera d’esordio, «La geminazione consonantica in latino», che le propiziò nel 1991 la cattedra di associata di Glottologia e Linguistica nell’Università per Stranieri di Perugia. Ateneo di cui – col solito passo, inizialmente cauto, poi prorompente – divenne rettore dal 2004 al 2013. Fuori della cerchia però, nessuno se la filava.

Fu quel talent scout del Berlusca – lo scopritore di Angelino Alfano! – a intuirne per primo doti extraglottologiche. La conobbe a cena da Luisa Todini, imprenditrice perugina, oggi presidente delle Poste e consigliera Rai in quota Fi, alla vigilia delle regionali 2010. Colpito dalla verve e dal sembiante della docente, giunti all’insalata le chiese galante: «Vuole essere la mia candidata a Governatore umbro?». Lei fece sì col capino e il futuro parve scritto. Il progetto invece sfumò di lì a poco per la fronda del Pdl locale, invidioso di un’estranea calata dall’alto. Stefania capì che i partiti di massa non erano per lei e si avvicinò a Italia Futura che, fondata sul birignao di Luca di Montezemolo, era più consona a un rettore. Entrò così nel giro di Monti, poi in Parlamento (nel 2013) e, per li rami, divenne l’unico ministro montiano del governo di Matteo, in virtù della comune toscanità.

LE SPESE
Stefania, che è unigenita, ha totalmente abbandonato le tradizioni di famiglia. I genitori erano titolari di una pizzeria-gelateria a Ponte Moiano, frazione nord di Lucca. Abitavano con la figlia nell’appartamento sopra il locale ed erano il punto di attrazione del borgo. La ragazza chiacchierava ai tavoli servendo coni e pizze Margherite, come Margaret Thatcher aiutava il babbo a spicciare in drogheria. Dopo una maturità classica coi fiocchi al Liceo Machiavelli (ma in Matematica se la cavò per il rotto della cuffia) si iscrisse a Lettere e, contemporaneamente, sedusse il coetaneo, Luca Rossello, che cadde in ginocchio ottenendola in sposa. Rossello, ingegnere, è un ottimate lucchese, socio e factotum di Tagetik, azienda di software finanziari che ha Unicredit tra i grandi clienti. La coppia ebbe due rampolli, Enrico e Edoardo, proprio quando, negli anni ’90, Stefania, vinti i concorsi a cattedra, glottoleggiava a Perugia, anteponendo la carriera all’influsso sui figli. Così i ragazzi, con principalmente il padre per modello, studiano oggi entrambi Ingegneria.

Come rettore, Stefania è stata un rullo compressore. Capito che la Cina era il partner commerciale del futuro, ha attirato a frotte gli studenti cinesi, shangaizzando il capoluogo umbro. Per eccesso di sicurezza, si è fatta beccare dalla Corte dei Conti due volte. Quando noleggiò a spese di pantalone un jet Falcon (16.400 euro) per portare Roberto Benigni a una lettura dantesca a Bruxelles e quando gettò al vento 525 mila euro pubblici per aprire una «Scuola internazionale di cucina italiana» che non ha visto mai la luce. Oggi, in Consiglio dei ministri, ci rovescia addosso tasse e balzelli per la spending review.

di Giancarlo Perna