È un’Italia che torna indietro e che rispolvera il periodo del secondo dopoguerra, almeno sul versante dell’istruzione…(da Ilmessaggero)

L’INDAGINE
ROMA È un’Italia che torna indietro e che rispolvera il periodo del secondo dopoguerra, almeno sul versante dell’istruzione. Quelle differenze sociali, che proprio a cavallo degli anni Cinquanta e Sessanta, si erano ridotte grazie alla scolarizzazione di massa e che avevamo permesso di unire il Paese, tornano, ora, a espandersi, lasciando il palcoscenico in mano a quella che, a tutti gli effetti, può definirsi una contro-rivoluzione culturale. Il livello d’istruzione degli alunni del Mezzogiorno si allontana sempre più dagli standard europei e da quelli del resto d’Italia. A dirlo, l’ultimo rapporto di Save the children, e Anief, corroborato dalle indagini svolte dalla fondazione Con il Sud. I dati parlano chiaro: chi nasce oggi al Sud e nelle isole, soprattutto da famiglie indigenti e in zone con un livello socio-culturale non sufficiente, ha alte possibilità di non poter usufruire di servizi scolastici adeguati.
I PROFESSORI

Mancano gli insegnanti, i ragazzi abbandonano con più facilità la scuola, mentre i problemi strutturali agli edifici scolastici e la seguente assenza di un’adeguata preparazione didattica fanno il resto.Altissimi i dati relativi alla dispersione scolastica che, proprio in Sicilia e Sardegna, resta tra le più preoccupanti. Nelle isole il tasso di abbandoni prematuri è del 24,8%, seguono poi la Campania e la Puglia, rispettivamente con il 21,8% e il 19,7%. A livello nazionale, invece, la media di alunni che abbandonano i banchi prima dei 16 anni si attesta al 17,6%, mentre in Europa non arriva al 13% e le indicazioni che arrivano da Bruxelles sono di abbassare ancora questo trend, arrivando al 10% entro il 2020. Non solo. Perché all’abbandono scolastico, si deve poi aggiungere il grado di preparazione degli studenti italiani. Un livello che dimostra, anch’esso, il riaprirsi di quelle fratture sanate oltre sessant’anni fa. Stando ai dati raccolti dall’Ocse-Pisa, infatti, le competenze possedute dai 15enni italiani, oltre a essere insufficienti, non sono neanche omogenee, al contrario. In Italia il 21% degli alunni con meno di 16 anni ha competenze solo minime in lettura. Al Sud e nelle isole il dato aumenta: in Campania, Puglia, Calabria la percentuale si attesta al 25,2% mentre nelle isole supera il 30%. Stesso discorso anche sul fronte materie. Con il 25% (il 31% al Sud e il 35,9% nelle isole) di ragazzi che hanno una scarsa conoscenza della matematica, e il 20,6% (il 26,6% al Sud e il 31,5% in Sicilia e Sardegna) di studenti che non superano la sufficienza nelle materie scientifiche. E se gli studenti del Friuli Venezia Giulia e del Veneto, con punte di eccellenza nella sola città di Trento, sono, proprio in matematica, i più bravi al mondo, tanto da raggiungere i livelli degli studenti svizzeri, olandesi e finlandesi, i 15enni siciliani raggiungono i risultati della Turchia e della Romania, mentre, per quanto riguarda la lettura, si collocano dopo la Repubblica Slovacca.
C. Moz.