Sulle scuole del “Cash” incombe anche la “quizzata” dei compiti in classe corretti e valutati da altri professori…(di Polibio)

Si tratterebbe di una sorta di quiz, dopo quelli dell’Invalsi, per “valutare” gli studenti. Capofila il liceo classico “Berchet” di Milano. I docenti sono divisi. Un anno fa avevano respinto la mozione del preside “basta con il voto sotto il 4”.

inviato da Polibio, 19.3.2013

Si tratterebbe di una sorta di quiz, cosiddetto delle “correzioni incrociate”, dopo quelli dell’Invalsi – ampiamente e generalmente contestati dai docenti e dai genitori degli alunni, così come è contestato il Regolamento sulla valutazione del sistema di istruzione e formazione frettolosamente approvato dal Consiglio dei ministri nella fase del suo tramonto, ritenuto frutto di “incredibile protervia e arroganza” da Mimmo Pantaleo, della Flc-Cgil, e qualificato “un sistema “che si limita a stilare classifiche o peggio ancora a erogare premi o infliggere punizioni” da Rino Di Meglio, della Gilda –, per “valutare” gli studenti: affidare la correzione e il voto dei compiti in classe ai professori di un’altra classe. Insomma, una “correzione dei compiti trasversale”. I docenti sono divisi. E ci sono quelli che si sentono anche delegittimati o offesi nella dignità professionale. Un anno fa avevano respinto la mozione “basta con il voto sotto il 4” proposta dal preside. Che quest’anno è ritornato alla carica con l’introduzione dello scambio, con i docenti di altre classi della stessa sezione o di altre sezioni, dei compiti in classe dei rispettivi studenti per realizzare una sorta di “correzione trasversale” di quei compiti in classe finalizzata a “evitare storture e avere valutazioni più omogenee all’interno della stessa scuola”.

Quindi, in quel liceo classico, il “Berchet” di Milano, esisterebbero “storture” – anzi, sono state evidenziate, e se non fosse stato vero non ci sarebbe stato alcun motivo per attuare le valutazioni trasversali con scambi di compiti degli studenti tra i docenti di una classe e l’altra, dal preside Innocente Pessina sul “Corriere della Sera” del 14 marzo 2013: “è sbagliato per esempio che un insegnante dia voti sempre molto bassi e il suo collega, della stessa materia, nella classe accanto dia voti sempre molto alti” – dato che viene introdotto un procedimento di stampo concorsuale (ma da taluni concorsi non scaturiscono buoni frutti, come è del tutto evidente a proposito dell’attuale concorso per l’assunzione con contratto a tempo indeterminato di 12.000 docenti e del concorso per l’assunzione di dirigenti scolastici su base regionale, caratterizzati da esposti agli Uffici scolastici regionali e al Miur, da irregolarità, da ricorsi al Tar, da denunce alla magistratura penale, da annullamenti e da sospensioni, e comunque da anomalie).

Resta da vedere quali sarebbero “le valutazioni più omogenee all’interno della stessa scuola” e come “evitare le storture”, che sarebbero quelle dei docenti che, diversamente da altri docenti (che attribuiscono voti alti, forse per generosità, ma comunque in piena autonomia di giudizio), attribuiscono voti più bassi (forse perché “rigorosi”, ma comunque in piena autonomia di giudizio).

Certamente appare assurdo mettere in discussione il sette o l’otto a seconda del professore, perché gli insegnanti, soprattutto nei casi dalle differenze minime (come potrebbero essere l’otto o il nove, il sette o l’otto, il sei o il sette, il sei o il cinque, il quattro o il cinque, e anche per quanto riguarderebbe l’uno invece del due, o il due invece del tre o il tre invece del quattro), non sono macchinette automatiche dalle quali, inserendo il numero di euro e il numero di centesimi di euro indicati nell’apposita tabella, scaturiscono bibite, biscotti o panini.

La questione riguarderebbe la differenza “notevole” di voto: per esempio, il professore di latino o di greco della classe A dà 4 al compito di un suo alunno, il professore di latino o di greco della classe B dà 6 al compito di un suo alunno. Si trattava della traduzione dello stesso testo oppure i testi da tradurre erano diversi e per di più appartenenti a due diversi autori? E gli errori nell’uno e nell’altro compito erano tali da dover essere tolto per ciascuno di essi un punto?

Il registro elettronico – a differenza di quando nel registro cartaceo venivano collocati puntini o un punto interrogativo, voti con menomeno o da mezzo punto con l’aggiunta di un più o di un meno (e il/la docente sapeva benissimo a cosa in effetti quei segni corrispondevano e come in conclusione comportarsi, sempre tenendo presente l’importanza del rapporto, certamente fondamentale, tra insegnante e alunno/a, in quanto fattore importante dell’insegnamento – porta in sé ciò che è avvenuto: i voti vanno da 1 a 10, e se l’interrogato non risponde, o se il compito è colmo di errori, non è certamente possibile “valutarlo” 4, per il semplice fatto che non si può dare 4 al compito che di errori ne ha assai meno, e comunque tanti da non meritare né 5, né 6. Sufficienza che dovrebbe essere data, ma non sarebbe un dato oggettivo, se al compito colmo di errori venisse dato 4 invece di 1 o di 2.

L’assurdo e il paradosso stanno nella proposta di far correggere i compiti in classe degli alunni della classe A al professore degli alunni della classe B, e viceversa (ovvero, “correzione dei compiti trasversale”, “per evitare storture e avere valutazioni più omogenee all’interno della stessa scuola”). Come? Per esempio, come è stato descritto, “due o più volte nel quadrimestre la correzione di verifiche e traduzioni viene svolta da insegnanti di altre classi”. Ciò perché è noto, e documentato “grazie al registro elettronico”, che, per la “stessa materia insegnata da professori diversi”, si riscontrano “in una sezione voti molto bassi, nell’altra alti”.

Ma forse sarebbe il caso di “pensare” alla composizione delle classi e all’assegnazione dei docenti alle sezioni, oltre che alle classi, dato che è da sempre noto, e non è tramontato affatto, che esistono “differenze”, anche notevoli, tra le sezioni, anche, e non soltanto, per quanto concerne la durata della permanenza dei docenti nella stessa scuola.

E poi, realizzando un sistema di stampo concorsuale, ma qui volendo fare un pizzico di satira, consegnato al professore o alla professoressa della classe A, e viceversa della classe B, il singolo compito in classe di ciascuno degli/delle alunni/e transiterebbe da una classe all’altra e da un/a docente e all’altro/a in busta chiusa, sigillata, con all’interno una piccola busta con nome e cognome dell’alunno/a, nel rispetto dell’anonimato dello/a studente/ssa e del/la collega, anche e soprattutto per non essere influenzato/a dalla correzione e dalla valutazione operate dal/la collega della classe accanto? Oppure lasciando libero il/la collega, destinatario/a della busta contenente il compito in classe prodotto dall’alunno della classe di provenienza, di valutare il compito in classe niente affatto corretto?

Non si può pensare che i voti assegnati a un compito in classe, sempre che i compiti assegnati in due classi da insegnanti diversi siano uguali e che gli studenti abbiano risposto e prodotto allo stesso modo (a parte la “composizione” in origine delle classi, e si ritiene che ci siamo compresi), possano essere “omogenei” addirittura in positivo, anche per “campare tranquilli”, magari contenendo così  le proteste dei genitori ed evitando la riduzione del numero degli alunni iscritti (con incidenze negative sull’appartenenza alla fascia e sul risultato, e conseguentemente sulle indennità da corrispondersi al dirigente scolastico). Certo non è il caso del liceo scientifico “Berchet” di Milano, ma lo è stato e lo è per i dirigenti scolastici di altre scuole delle regioni italiane, soprattutto quando, come è accaduto nella fase del dimensionamento, la scuola di riferimento passa dalla prima alla seconda, dalla seconda alla terza, dalla seconda o dalla terza alla quarta fascia.  

Le “correzioni trasversali”, o “incrociate” come dir si voglia, servirebbero per “avere valutazioni più omogenee all’interno della stessa scuola”? E qui bisogna intendersi sull’espressione “più omogenee”. Perché, se i compiti in classe degli alunni della sezione A (dai “voti molto bassi”) venissero corretti e valutati dal/la docente della sezione B (dai “voti alti”), e viceversa, il risultato sarebbe di trovarci di fronte a una mutata realtà: i compiti in classe degli alunni della sezione A avrebbero “voti alti”, mentre quelli della sezione B avrebbero “voti molto bassi”. In conclusione, dovendosi procedere al voto medio rispetto al totale dei voti del quadrimestre (e meno male che il “fenomeno” della “correzione trasversale” è indicata per “due o più volte nel quadrimestre”), le “valutazione più omogenee all’interno della stessa scuola” porterebbero all’innalzamento del voto per gli alunni della sezione A (quella dai “voti molto bassi”), ma all’abbassamento del voto per gli alunni della sezione B (quella dai “voti alti”, ma prima delle “correzioni incrociate”).

Fermo restando che la “quizzata” dei compiti in classe degli alunni di una classe corretti e valutati dai docenti di un’altra classe potrebbe determinare, proprio nei confronti dei docenti che non intendono chinarsi a un “compromesso” tendente a “uniformare” una scuola che non sarebbe più di vera formazione e meritocratica se le “valutazioni” fossero, come è stata detto, “più omogenee” (“omogeneo” significa “analogo”, “simile”, “affine”, “uguale in tutte le sue parti”, e il “più” è di troppo, perché nulla potrebbe essere “più omogeneo”, “più analogo”, più simile”, “più affine”, “più uguale in tutte le sue parti” di quanto è), le conseguenze negative sarebbero quelle di un sistema che diventerebbe indirettamente di valutazione (tentativo di certo individuato dai docenti del liceo “Berchet” di Milano dato che soltanto “i professori di alcune materie hanno aderito” e l’adesione “sarà più dura al ginnasio”), che non può essere da nessun preside indicato come un “traguardo”, attuato con “mezzi” e “scherzucci da dozzina”.

Di certo c’è che sul versante scolastico – anche per le disastrose conseguenze di una riforma effettivamente “epocale” per quanto di negativo ha causato in termini di riduzione del numero dei docenti e di aumento del numero degli alunni per classe, di sconquasso della scuola primaria, nonché di riduzione al lumicino delle risorse finanziarie e di stipendi degli insegnanti finiti in posizione di coda nella graduatoria dei Paesi dell’Unione europea – bisogna “lavorare ancora molto per evitare ingiustizie, personalismi, eccessi e mancanza di trasparenza” (si veda quella, gravissima, e si tratta soltanto di uno dei tanti esempi che potrebbero farsi, che caratterizza i concorsi a livello regionale per dirigente scolastico, la cui trasparenza, per quanto concerne l’accesso agli atti, contrasta, e dal Miur nessuno interviene nonostante i numerosi rivolti negativi, i moltissimi ricorsi ai Tar e le denunce alla magistratura penale, con le norme di legge).

E soprattutto bisogna “lavorare molto” per rimuovere le prepotenze dei presidi-padroni, le padronali affermazione di chi da preside dichiara a gran voce che userà “la 150” (il d.lgs. 165/2009) per il contratto integrativo d’istituto, sostanzialmente disconoscendo le sentenze in forza delle quali la magistratura del lavoro ha già condannato dirigenti scolastici per comportamento antisindacale e alle spese di giudizio in favore dell’organizzazione sindacale che ha avanzato ricorso, i comportamenti anomali da chiunque perpetrati, le parentopoli e le spartizioni del fondo d’istituto a “senso unico” o pressoché tale, le gestioni dei Pon e dei Por caratterizzate da interessi e da “destinazioni” preordinate di tipo clientelare. Come quella, ma soltanto per fare uno dei molti esempi dei quali Polibio ha documentata conoscenza, di favorire una persona per sapendo (ma maldestramente agendo) di danneggiare quella che aveva diritto di ottenere l’incarico per la realizzazione del progetto presentato.

La questione ha a che vedere con il voto, o il punteggio. Ad aspirare a ottenere l’incarico per la realizzazione di un progetto in un Por erano due persone, ma a essere “favorita” era soltanto una di esse, che purtroppo non poteva superare l’altra per il maggior punteggio che quest’ultima possedeva. Avrebbe potuto, però, superarla e ottenere l’incarico, dato che la differenza era di due punti, soltanto se a parità di punteggio nella graduatoria definitiva, essendo più giovane d’età rispetto all’altra persona concorrente, le fossero stati assegnati due punti nell’illustrazione del progetto.

E allora è intervenuta l’astuzia del preside – peggio dell’imbranato turista americano d’origine italiana al quale il grande Totò vendeva la romana Fontana di Trevi – che in sede di commissione faceva assegnare due punti per l’illustrazione del progetto presentato e da realizzare alla persona da “favorire” e “zero” punti per l’illustrazione del progetto presentato e da realizzare alla persona da “sacrificare”. Ebbene, è mai possibile assegnare “zero” punti. Certamente no. Perché il punteggio “zero” non esiste. Perché chi presenta un progetto, a parte i titoli in suo possesso e l’attività scolastica anche a livello di scuola secondaria superiore, e di master di secondo livello per dirigenza scolastica, non può ottenere meno di punti 0,1 su 2 punti; quello 0,1 che basta e bastò (ma ovviamene diventò ben più alto di 0,1), su motivato e documentato ricorso interno, per mandare al macero la “favorita” e per l’assegnazione dell’incarico alla persona che ne aveva legittimo diritto.

E veniamo alle quizzate di stampo invalsiano e da cruciverba, all’invalsione della quizzomania, figlia della “Settimana enigmistica”, a sua volta madre di quel FormezItalia s.p.a. (nato nel luglio del 2009, su impulso del Dipartimento della Funzione pubblica, previsto dalla legge 69/2009, da una madre, il Formez, poi Formez PA in forza del d.lgs. n. 5 del 25 gennaio 2010, ma su intervento dell’allora ministro Renato Brunetta per affidarne la presidenza all’amico Secondo Amalfitano di Ravello, comune dalla meravigliosa panoramica sul mare, nel quale Brunetta aveva restaurato una villa dopo averla acquistata) che ha gestito, tra le altre, la disorganizzazione della prova preselettiva (per quiz a risposta multipla, una soltanto delle quali esatta, anche se 1.000 dei 5.000 quiz vennero cestinati a causa degli errori degli esperti-inesperti “incaricati” di prepararli) del concorso per l’assunzione di 2.386 dirigenti scolastici, ma molti dei 2.386 posti sono risultati “fantasmi”.

Un’invalsione di quizzate e una quizzomania, peraltro i quiz sono stati diffusi nelle scuole dall’Invalsi, che in definitiva deriva da invalsione e quindi da invasione, dalle quali è derivata la trasmissione televisiva, su “La 7”, “Cash” (denaro contante, pagare in contante), dai quiz posti dall’autista del taxi, di volta in volta, alle due persone (un uomo e una donna, due donne o due uomini) che salivano sul taxi per essere trasportate in un posto da loro comunicato all’autista (il brillante conduttore della trasmissione a quiz) subito dopo essersi sedute.

Durante il trasporto, e fino ad arrivare alla destinazione, gratis se le risposte erano state esatte fino a quando si giungeva a destinazione, la somministrazione, da parte del tassista-conduttore della trasmissione televisiva, di una serie di quiz, con risposte multiple, una delle quali esatta, o con risposta unica da azzeccare, anche, una volta soltanto, con l’aiuto di una persona che si trovava altrove, utilizzando il telefono cellulare, oppure chiedendo l’aiuto, scesi dal taxi, agli avventori di un bar o di un altro locale pubblico, oppure ai passanti. Ad ogni risposta esatte corrispondeva una cifra variabile: 20, 50, 100 euro, e infine, se giunti a destinazione, la possibilità di raddoppiare quanto cumulato oppure accontentarsi  in termine di “cash” (denaro contante, pagamento immediato).

C’era, durante il percorso, la possibilità di recuperare una delle risposte sbagliate, che non potevano essere più di tre, pena l’esclusione, manifestata dal tassista con l’espressione “vi faccio scendere dalla macchina” o con un “vi caccio via”.

Ebbene, che sulle scuole italiane non incomba mai l’invalsione di “quizzate” del “Cash”.

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Polibio

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