Una “Cavalleria rusticana” ambientata in un paesino siciliano…magicamente sospeso tra cielo e mare? Ebbene sì. Il Festival dei Teatri di Pietra, vera gemma dell’estate musicale siciliana, ideato dal Coro lirico siciliano, che ci ha già regalato una elegante e innovativa Tosca a Siracusa e Taormina,  è continuato il 13 agosto con un piccolo gioiello come l’opera di Mascagni incastonata nella cornice del teatro di Tindari.

Amore, passione, gelosia e voluttà di morte : tutti i sentimenti della celeberrima novella verghiana sono stati messi in scena efficacemente dalla regia essenziale e rispettosa del libretto del musicologo  Antoniu Zamfir, coadiuvato da Anna Aiello, e sottolineati dalla direzione di Bruno Nicoli, che è riuscito ad ottenere dalla brava orchestra, composta soprattutto da giovani, un suono avvolgente e precisissimo nelle dinamiche, esaltando con un gesto morbido, ma preciso i momenti di maggiore lirismo dell’opera, in particolare il soave intermezzo, ed evidenziando i bei passaggi solistici o gli intrecci melodici.  Icastiche le scene di Salvo Manciagli, che ben si sono sposate allo splendido scenario naturale, ravvivate dalle luci di Claudio Mantegna.

Ottima la prova dei cantanti, che hanno strappato lunghi applausi. Giovanna Casolla è stata una Santuzza superba, piena di pathos, con una vocalità pienamente calzante alla parte, caratterizzata da una rotondità vellutata e da estrema perizia nelle grandi arcate melodiche, una su tutte la bellissima scena della processione in cui musicalmente ha troneggiato con assoluta padronanza.

Interessante il messinese Angelo Villari nel ruolo di Turiddu di cui hanno colpito il timbro caldo e brillante e la tecnica solida. Convincente anche Francesco Baiocchi  come Alfio, adeguatamente seducente Antonella Trifirò nel breve ruolo di Lola e profondamente intensa la Lucia di Giovanna Collica in ogni gesto e ogni sguardo, soprattutto sul fronte scenico (non a caso ampiamente applaudita). Tutti si sono mossi abilmente sulla scena fino all’annuncio della catastrofe «Hanno ammazzato compare Turiddu!» che ha siglato drammaticamente la vicenda.

Del Coro lirico siciliano che dire? Oltre ad essere il produttore dello spettacolo, ormai è un ensemble consolidato con un affiatamento straordinario grazie ai maestri Francesco Costa e Alberto Maria Antonio Munafò (rispettivamente direttore e direttore artistico) che ha regalato agli ascoltatori le belle parti corali dell’opera, distinguendosi in particolare nell’esecuzione della preghiera “Inneggiamo, il Signor non è morto”.

Ci voleva davvero  questo Festival dei Teatri di Pietra. Fare, operare, riscattare la Sicilia, rivalutarla attraverso l’Arte. Questo l’obiettivo dichiarato del Coro lirico, che ha riscosso consensi unanimi e merita quindi una riedizione nel 2020. Attendiamo fiduciosi…

Silvana La Porta (Foto di Maurizio Vittorino)