altLa forza di Susanna Tamaro è nelle parole, riflesso quasi tangibile dell’intelligenza di donna e di acuta osservatrice dell’animo umano e del mondo quale è, e si sente, si potrebbe dire, a pelle, come in un circuito elettrico che smuove pensieri ed emozioni, e si contrappone alla naturale ritrosia di persona schiva, che preferisce agire.

Lo dimostrano non solo i suoi libri, ma la Fondazione, creata per realizzare progetti a favore dei più deboli, e l’impegno per i temi ecologici ed ambientali. L’autrice di «Va’ dove ti porta il cuore», il suo lavoro più noto, sarà a Napoli lunedì mattina, all’Università degli Studi Suor Orsola Benincasa, per ricevere il premio «Napoli, Città di pace». Susanna Tamaro confessa di essere «contenta» pur non avendo «mai inseguito le glorie mondane – precisa –. Ma fa anche piacere che venga riconosciuta la coerenza di lavoro». Tra romanzi, narrativa per ragazzi, saggi, la Tamaro dal 1989, anno di La testa tra le nuvole, ha pubblicato diciotto libri ed è tradotta in 48 lingue. Lo scorso ottobre è uscita la nuova edizione, la prima è del 1994, de Il cerchio magico (Giunti Junior) con le illustrazioni di Adriano Gon. Un romanzo per ragazzi, e non solo, di strepitosa attualità, scritto «contro ogni stupidità umana, capace di imporre l’ignoranza, l’indifferenza e il colpevole abbandono della natura».

Sorridente e vivace, ma su certi argomenti non nasconde di essere arrabbiata, la scrittrice si lascia andare volentieri a riflessioni sul complicato presente dell’umanità, preludio di un futuro non del tutto decifrabile. E riconosce il valore profetico di Napoli, avanguardia di quello che sarà ovunque: «Siamo tutti futuri napoletani» dice.

«Napoli, Città di pace» è il premio che riceverà, ma cos’è la pace, com’è la pace, come può essere la pace in una città come Napoli o in qualsiasi altra metropoli?
«Le città sono fatte di individui. La pace è perciò qualcosa che è dentro noi stessi. Ciascuno ha fatto, fa, un percorso interiore, che conduce ad un traguardo anche al di fuori di se stessi. La pace quindi non è straniarsi dalla realtà, è invece guardarla con gli occhi di un uomo giusto, onesto. Sguardo amorevole perché l’amore è più forte della negatività. Mi rendo conto che sono valori un po’ demodè oggi, eppure sono gli unici che consentono di vivere nella pace in ogni città del mondo».

La crisi dei rifiuti a Napoli e in Campania è da anni al centro di attenzioni e di polemiche e sembra essere irrisolvibile, segnale di una più ampia emergenza ambientale.
«È un grave problema, certo. Però quella spazzatura è soprattutto una metafora della modernità: quello che abbiamo dentro è là fuori. Non coltiviamo giardini perché in noi non c’è più pace, non c’è più bellezza. La spazzatura è lo specchio di una cultura che consuma, di una cultura crudele, agitata, cinica che produce spazzatura interiore, che si trasforma in tonnellate di spazzatura reale. La spazzatura l’abbiamo innanzitutto dentro di noi ed è dentro di noi che dovremmo fare pulizia. Dove si semina bellezza nasce qualcosa ed è triste che oggi non si abbia bisogno dell’arte e del potere sanificante della cultura».

Lei è stata regista prima che scrittrice, che considerazione ha della televisione?
«La televisione ha fatto danni enormi, ha distrutto la sanità mentale di un popolo e la stessa società educante. I genitori sono tali per caso, tutto è regolato dalla provvisorietà e in questa organizzazione subentrano i media: la televisione sempre accesa, l’uso incontrollato del computer. Penso all’infanzia, una volta tutelata e ora sottoposta non alla cultura del ‘900, ma ad una cultura primitiva, esposta di continuo alla violenza e alla stimolazione sessuale. La televisione ha fatto danni pazzeschi nei bambini che in crescita hanno un sistema delicato e complesso e subiscono un bombardamento sensoriale così forte in ogni campo, anche per quello che mangiano. È una bomba ad orologeria che ha scardinato tutte le basi e purtroppo non c’è la moviola, non si può tornare indietro. È un grande crimine che andrebbe riparato, ma come? È minoritario chi pensa che ci vorrebbe una grande unione di persone e di forze per sovvertire questo disordine».

La sua Fondazione si occupa appunto di donne e di bambini.
«È terribile! La condizione della donna oggi non è paragonabile neppure a quella negli anni ’50 tanto è stata retrocessa: chiusa in un recinto, in un modello agghiacciante proposto anche alle bambine, mandate in giro come piccole cocotte. Una situazione che mi fa rabbia ancora di più perché le armi per combattere sono poche e non si fanno parlare le voci contrarie».

Nel messaggio per la Giornata delle Comunicazioni sociali il Papa ha posto l’accento sui «tranelli» massmediali.
«Credo che l’intenzione sia di distruggere gli uomini alimentando una povertà interiore con la ferma volontà di abbassare il livello: continuare a rotolarsi tra i rifiuti perché è così che si mantiene il controllo del popolo e quindi il potere. La televisione o altro media ci fanno schiavi dell’audience e di quelli che pagano per la pubblicità, perseguendo un solo sogno: l’avvento totale dell’uomo consumatore. È un vuoto senza più radici».