Emozioni al pianoforte, Galeani incanta il Teatro antico di Catania

Sono state grandi emozioni  le magiche note sprigionatesi dal pianoforte del maestro Mario Galeani al Teatro antico di Catania il 24 agosto, per l’ennesimo spettacolo del ciclo estivo a cura di Taormina arte per Anfiteatro Sicilia… Continua a leggere

Il soprano Elena Rossi incanta con la sua Tosca il Teatro antico di Catania

E’ stata una Tosca davvero affascinante quella andata in scena ieri 28 luglio al teatro Antico di Catania, gremito di melomani appassionati, nell’ambito del circuito Anfiteatro Sicilia, con le musiche affidate all’orchestra e al coro del teatro Bellini, la regia di Renzo Giaccheri, il direttore d’orchestra Valerio Galli, e nel ruolo di Tosca il soprano Elena Rossi e in quello di Cavaradossi il tenore Enrique Ferrer… Continua a leggere

Un grande Amleto dantesco al Teatro antico di Catania

Ha ancora qualcosa da dirci Amleto, l’eroe del dubbio e della disperazione? A quanto pare assolutamente sì, se ieri sera ha incantato il pubblico del teatro antico di Catania, in una piece intitolata Amleto figlio di Amleto, una messa in scena tratta dalla grande tragedia shakesperiana e dall’adattamento La Tragédie d’Hamlet di Peter Brook e Jean-Claude Carrière, per la rassegna di spettacoli organizzati da Anfiteatro Sicilia in collaborazione con Taormina arte.

Una versione che ha avuto origine dai quattro anni di scambi creativi con gli attori provenienti dall’esperienza de Les Bouffes du Nord di Parigi: Mamadou Dioume, Bruce Myers, Corinne Jaber e Jean Paul Denizon, impreziosita dalla sapiente ed essenziale regia di Andrea Elodie Moretti, che, insieme a Claudia Tinaro, ne ha curato anche la traduzione, non mancando di lasciare anche alcune scene tagliate da Peter Brook.

Il risultato è stato uno spettacolo godibile, senza effetti speciali, affidato, come solo il buon teatro sa fare, alla capacità evocativa della parola, che è diventata, sul palcoscenico, dramma in atto. Ha stupito e convinto soprattutto l’ingenuo candore di Amleto, interpretato dal bravo Pietro Anastasi, alle prese con una tragedia più grande di lui, un delitto politico, frutto di ipocrisia e malafede, sottolineato da una scenografia essenziale, che ha saputo ricreare uno spazio magico, impreziosito dalle musiche di Andrea Tassinari e dalla convincente interpretazione di tutti gli altri attori (Andrea Aquilante, Filippo Cancellotti, Cecilia Delle Fratte, Gabriele Finzi, Dario Impicciatore, Elodie Moretti)

Una performance dominata dalla fisicità, da un continuo fiorire di abbracci, scontri, sguardi: fisicità del corpo, fisicità della parola, cha ha avuto il suo acme quando si sono levati i versi del quinto canto dell’Inferno dantesco. La storia d’amore e morte di Paolo e Francesca ha veramente lasciato gli spettatori col fiato sospeso, suscitando un’emozione che si è toccata con mano, in un ideale incontro tra due Poeti europei, bardi universali e identità profonda delle loro rispettive nazioni.

Uno Shakespeare riletto e rivisitato con un tono davvero giusto, con attori esattamente a metà tra coloro che romanticamente declamano e quelli che parlano come se fossero al bar.

Fino all’ultima, emozionante battuta, prima degli scroscianti applausi: “Se è adesso, non è a venire. Se non è a venire, è adesso. Se non è adesso, ciò avverrà tuttavia. Essere pronti, è tutto. Che lascerò dietro di me se tutto resta ignorato? Se tu mi hai mai tenuto nel tuo cuore, rinuncia ancora un momento alla felicità e, in questo mondo crudele, respira ancora e soffri, per dire la mia storia. Muoio, Orazio. Lasciami.”

Silvana La Porta