Scuola italiana, la grande paura della valutazione

La scuola italiana, ormai è risaputo, è restia a farsi valutare. Sarà perché è consapevole delle sue pecche e non vuole che nessuno le scopra, sarà perché è difficile trovare criteri quanto più oggettivi e condivisi, fatto sta che il momento della valutazione è visto come un giudizio senza possibilità di appello piuttosto che come un incentivo al miglioramento… Continua a leggere

Tabella di valutazione per supplenze, ricorso sindacati al TAR

Le modifiche alla tabella di valutazione dei titoli per l’accesso alle graduatorie d’istituto sono state apportate in modo superficiale e senza alcun confronto, e con strumenti normativi non appropriati…

Lo affermano in una nota congiunta la Cisl Scuola e le altre sigle rappresentative del comparto, annunciando di aver impugnato davanti al giudice amministrativo il decreto ministeriale n. 308 del 15 maggio scorso.
I sindacati denunciano la totale assenza di confronto su una materia che, per la sua delicatezza e per i tanti interessi coinvolti, avrebbe richiesto maggior attenzione e disponibilità da parte del MIUR e delle forze politiche di maggioranza, che hanno invece scelto la via delle decisioni unilaterali, imboccando – a differenza di quanto sempre avvenuto in passato su questi temi – vere e proprie scorciatoie normative per eludere passaggi di verifica e controllo che sarebbero stati invece quanto mai necessari e opportuni. Un simile modo di procedere risulta viziato sotto il profilo della legittimità, al punto da rendere facilmente prevedibile un diffuso contenzioso.

Valutazione dei docenti: non terrà conto di genitori e alunni

l giudizio di genitori e alunni non farà testo. La percezione che gli studenti hanno della loro scuola e dei loro insegnanti, le opinioni delle famiglie sulle politiche scolastiche e sulla qualità dell’offerta formativa non entreranno nella griglia dell’autovalutazione che da settembre ogni istituto scolastico sarà tenuto a fare…

È l’orientamento che prevale a viale Trastevere, dove la direttiva per l’avvio del sistema nazionale di valutazione, previsto dal decreto n. 80/2013, è in corso di definizione.

Ogni istituto per la fine dell’anno scolastico 2014/2015 è chiamato, con il contributo di dirigenti e insegnanti, a elaborare il proprio piano di valutazione, sulla scorta delle indicazioni dell’Invalsi, distinte per indicatori (contesto sociale e risorse, per esempio) e livelli. L’elemento reputazionale, che pure è stato sperimentato nel corso del progetto Vales, è stato, secondo quanto risulta a ItaliaOggi, giudicato utile dagli esperti del gruppo di lavoro ma difficilmente quantificabile ai fini di un uso scientifico del rapporto di autovalutazione e delle azioni di miglioramento della singola scuola. Anche perché significherebbe raccogliere ed esaminare i dati riferiti a 8 mila scuola, moltiplicati per tutti gli studenti e relativi genitori. Ma forse, dietro la scelta che la ministra dell’istruzione, Stefania Giannini, è in procinto di assumere, c’è anche l’interesse a liberare il campo dalle polemiche e contrapposizioni che in questi anni hanno condito il percorso della valutazione a colpi di «vogliono dare i voti ai prof» oppure «così si fa l’elenco delle scuole buone e di quelle cattive». Riportare la valutazione all’interno di un solco esclusivamente didattico e organizzativo, evitando classifiche e voti, appare, soprattutto in questa prima fase, essenziale. E così niente peso all’opinione di ragazzi e famiglie tra gli gli indicatori della valutazione. Ogni scuola, forte della propria autonomia, avrà il compito di autovalutarsi sotto la regia dell’Invalsi, per le scuole che presentano difficoltà ci sarà l’invio di valutatori esterni. Sulla scorta dei punti di forza e di debolezza, dovranno essere fissati anche gli obiettivi di miglioramento, elemento questo che da subito avrà effetti anche sulla valutazione (e retribuzione di risultato) dei dirigenti.La ministra Giannini pare intenzionato a firmarla in tempi stretti, certamente entro luglio.

L’ipotesi è che i questionari a genitori e studenti, in questo scenario, siano somministrati soltanto in alcune scuole, in via sempre sperimentale, per affinare lo strumento.

All’Indire il compito di dare supporto nella successiva opera di intervento, anche sul versante della formazione dei docenti. Al termine del successivo biennio, e dunque entro il 2018, ciascuna scuola farà la rendicontazione sociale del percorso fatto e gli obiettivi raggiunti. Sarà il primo punto fermo del percorso. La direttiva dovrà indicare scadenze certe e precisi strumenti di supporto. Perché è vero che circa 1500 scuole hanno già avuto modo di misurarsi con vari strumenti, ma per nessuna, e neanche per le migliori, il processo si è rivelato facile. In particolare nell’analisi degli elementi da innestare per produrre il miglioramento.

Resta poi in sospeso tutto il capitolo della carriera dei docenti, della differenziazione salariale e della formazione in servizio, che pure sono connessi alla nuova scuola «rendicontata». Capitolo su cui è al lavoro uno dei due Cantieri voluti dal governo Renzi. E i cui esiti, una volta elaborati, dovrebbero portare alle prime misure del pacchetto scuola (si veda ItaliaOggi di martedì scorso) atteso a uno dei prossimi consigli dei ministri. Sempre entro fine luglio. Un’estate impegnativa.

Gli italiani aborrono ogni metro di giudizio

FORSE la cosiddetta ordinaria amministrazione è il modo migliore per governare. Quando poi un ministro è bravo (ed è il caso del titolare della Istruzione, Profumo) riesce a condurre in porto disegni da decenni paralizzati dalle accanite resistenze delle corporazioni, dei sindacati, delle “gilde” di categoria.

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