Ben vengano, sempre, gli omaggi a Franco Battiato. Perché Francuzzu, come lo chiamavano scherzosamente gli amici, è Sicilia allo stato puro  e rappresenta l’isola che, pur restando fedele alle sue tradizioni, desidera sganciarsi da esse per tentare nuove e più avventurose vie.

Non a caso il Teatro Massimo Bellini ha dedicato venerdì 12 novembre una intensa serata al cantautore ripostese con due protagonisti d’eccezione, primo fra tutti quell’ Angelo Privitera, tastierista e programmatore di Franco Battiato per oltre trent’anni, che è stato testimone d’eccezione di tutta la sua carriera, maturando una profonda conoscenza dell’uomo e dell’artista.Insieme a lui Fabio Cinti, che nel 2018 si è cimentato con l’adattamento del più famoso album di Battiato, quello che resta nella memoria collettiva di tutti, sicuramente uno degli album più importanti della storia della musica leggera – italiana e non solo – frutto della famosa collaborazione tra Battiato e Giusto Pio: La voce del padrone. Insieme a loro  il Nuovo Quartetto Italiano (Alessandro Simoncini, Luigi Mazza, violino; Demetrio Comuzzi, viola; Marco Ferri, violoncello), gli archi che hanno accompagnato il cantautore in numerose tournée.

Un adattamento gentile delle famose canzoni di quel disco, dunque, proprio in occasione del quarantesimo anniversario dalla pubblicazione.. Gentile perché Cinti, amico di Battiato per cui inaugurò il suo Apriti Sesamo tour del 2013, ha voluto dare a quelle ormai celeberrime melodie un’impronta classica, arrangiandole per strumenti acustici (pianoforte e archi), ma gentile soprattutto perché Cinti valorizza l’aspetto prettamente musicale di un album che portò alla ribalta Battiato come cantautore nazional popolare.

E gentile è stata tutta l’atmosfera della serata, gentile e soprattutto affettuosa. Perché dalla sequenza dei brani nella garbata interpretazione del cantante, magnificamente accompagnata dal sapiente tocco di Angelo Privitera, la cui esibizione è stata tutto un omaggio all’amico fraterno, sull’onda dei ricordi più belli, è emerso un ritratto informale dell’artista ripostese. Ritratto splendidamente sottolineato dalla proiezione di icastiche immagini, sempre in armonia con i testi delle canzoni, che hanno determinato un susseguirsi di emozioni visive abbinate a quelle sonore.

Ma punto forte dell’evento si è rivelato lo scorrere di interviste e spezzoni che hanno contribuito a tracciare un ritratto del Battiato uomo. Toccante a tal proposito la testimonianza di padre Guidalberto Bormolini, già operaio di una falegnameria artigiana e in seguito liutaio, attualmente consacrato  sacerdote in una comunità di meditazione cristiana, che ha ricordato Battiato come un uomo di intensa spiritualità, capace di cantare la grande liturgia del cosmo oltre che maestro nello studio delle discipline ascetiche nel monachesimo cristiano e dei rapporti tra il corpo e la vita spirituale. Non sono mancati poi gli aneddoti più simpatici, come l’acceso dibattito tra Battiato e Little Tony, che gli rimproverava di scrivere canzoni troppo difficili da cantare. E Battiato si faceva una risata, pacato com’era e capace di un intelligente senso dell’ironia.

Così tra una canzone e l’altra, Cinti ha fatto rivivere le sonorità indimenticabili della Voce del padrone, raggiungendo momenti di emozione pura, in particolare con Segnali di vita, uno dei brani più riusciti; o rivelandosi bravissimo nel cogliere le più intrinseche sfumature musicali di brani difficili come Lontananze d’azzurro, interpretata con particolare maestria.

Il tutto ha contribuito a uno spettacolo dove, proustianamente, un colore, un accordo, la voce stessa di Franco Battiato si sono fatti vivo presente. Perché Battiato era un essere speciale e noi avremo cura sempre di lui e della sua memoria.