Serata di gala, di bella musica e, perché no, condita da un pizzico di patriottismo. Così  l’inaugurazione della Stagione lirica al Teatro Massimo Bellini che ha visto in scena, martedì 16 gennaio, un’opera cosiddetta minore di Puccini, “La rondine”, diretta dal maestro Gianluigi Gelmetti alla presenza del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, del presidente della Regione, Nello Musumeci, e del sindaco Enzo Bianco…

Grande apertura con l’esecuzione, sempre commovente, dell’Inno nazionale, e subito il sipario si è aperto su una scena dall’atmosfera liberty, frivola quanto basta ad esprimere un’opera che, seppur non all’altezza delle opere mature del compositore lucchese, grazie soprattutto alla buona creatività dal punto di vista melodico, alla padronanza nel colore orchestrale e alle aperture liriche di innegabile felicità creativa, ha comunque ben impressionato gli ascoltatori.

Il pubblico si è goduto così i vari numeri operettistici, collocati da Puccini in modo magistrale e sapiente,  (la romanza di Prunier “Chi il bel sogno di Doretta”, l’aria di Magda “Ore dolci e divine”, il duetto di Lisette con il poeta “T’amo!… Menti!” e i valzer); buona la prova dei cantanti, Patrizia Ciofi, nel ruolo di Magda, e Giuseppe Filianoti, nel ruolo di Ruggero, che,  data la scrittura vocale impervia, alquanto estesa e spesso orientata verso la tessitura più acuta, hanno retto dignitosamente la parte, (insieme ai bravi Andrea Giovannini nel ruolo di Prunier e Angela Nisi nel ruolo ben interpretato di Lisette) accompagnati da un’orchestra all’altezza del compito, diretta con piglio deciso da Gelmetti.

Una scelta coraggiosa, quella di iniziare con un’opera spesso misconosciuta di Puccini, tacciata di non essere né carne né pesce, quasi un ibrido poco convincente. Certo La rondine è penalizzata da un dramma, che dramma non è, senza dimenticare che il ruolo del tenore è assegnato a un personaggio come Ruggero che ha lo stesso fascino e carisma di un Cavaradossi o un Rodolfo. A ben pensare poco drammatico è lo stesso personaggio di Magda, una donna pucciniana certo non intensa come Mimì, Tosca o Butterfly.

La natura ibrida del libretto, a metà tra il genere tragico e quello della commedia, è forse il principale limite dell’opera; non a caso la regia di Gelmetti ha puntato su una serie di scene fuggevolmente e leggeramente tratteggiate, che si sono avvicendate con un ritmo abbastanza fluido e  la massiccia presenza dei ballabili, soprattutto l’onnipresente valzer, cui Puccini tributa una vera e propria apoteosi nel cuore del secondo atto, ma anche tutte quelle danze moderne di cui l’opera è intessuta, dal fox-trot all’one-step fino al tango e altre ancora.

Perfettamente reso è apparso, dunque, quel clima di frenesia e di joie di vivre che della Rondine è componente essenziale dei primi due atti.

Certo è che l’amore, la grande Musa pucciniana, ha aleggiato per tutta la serata, onnipotente come sempre, ma con un fulmen in clausula,  il gesto di una vera femme fatale, che torna al suo ruolo di mantenuta. Che forse altro non è che il disincanto di un musicista che affidò a una musica leggera e ironica il suo malinconico messaggio finale.

Silvana La Porta