Le musiche dei Beatles, il più importante gruppo pop rock del Novecento, in chiave sinfonica? E perché no?

Ha fatto una bella scommessa il Teatro Massimo Bellini con Simphonic Beatles, il concerto, in programma per la rassegna estiva Bellezza Belcanto Bellini, che si è tenuto sabato 31 luglio alla Villa Bellini di Catania. Ed è stata una scommessa vinta pienamente con una serata di bella musica, che ha riportato gli spettatori alle magiche atmosfere degli anni ’60.

Grazie ai preziosi arrangiamenti di Valter Sivilotti, arricchiti da una sapiente elaborazione sinfonica, e uno spiegamento di forze orchestrali notevole, insieme al Coro del teatro, la serata si è snodata magicamente come un commosso omaggio ai mitici John Lennon, Paul McCartney, George Harrison e Ringo Starr.

L’orchestra, al gran completo, ha presentato un’antologia delle indimenticabili canzoni del gruppo di Liverpool che ha creato una vera e propria rivoluzione copernicana nella musica internazionale. E bisogna dire che la carta vincente dell’esibizione è stata proprio il grande lavoro di cesello e di orchestrazione, unito alla incisiva direzione di Paolo Paroni, che ha saputo imprimere ai musicisti la cifra emotiva giusta per ogni brano. Non a caso i Beatles hanno creato non solo ritmi, ma anche melodie che ormai fanno parte dell’immaginario collettivo da decenni.

Così il concerto, tra tanti e sentiti applausi, si è snodato attraverso sonorità suggestive  come Eleanor Rigby e Strawberry fields, frizzanti come Penny Lane, Ob­la­di, ob­la­da­, Hey Jude, ­Get Back, Come together; e non potevano mancare le melodie più romantiche dei Fab Four come  She loves you e All You Need Is Love, fino alla sempre magica Let it be. Il tutto condito da una magnifica prova del Coro istruito da Luigi Petrozziello, che, non a caso, alla fine del concerto ha avuto il suo personale tributo di applausi.

Splendido e di grande effetto il dialogo tra l’orchestra e gli strumenti solisti, in particolare in Hey Jude e Let it be, dove gli orchestrali, in vero stato di grazia, hanno creato l’atmosfera che solo questi brani immortali  sanno evocare.

Ma forse il momento più sublime è stato raggiunto con l’esecuzione di uno dei cavalli di battaglia di George Harrison, quella Something, che, già dolcissima di suo, ha assunto in chiave sinfonica un fascino particolare, incantando tutti i presenti.Che dire poi della struggente The long and winding Road? Gli archi si sono distesi ampiamente ad avvolgere tutto l’uditorio, regalando pura emozione.

Sorprendente anche il bis che, in accordo con la varietà di toni della serata, ha donato ai numerosi spettatori (tra cui tanti abbonati cui il Teatro sta consentendo il recupero degli spettacoli sospesi per Covid) due perle del repertorio dei quattro di Liverpool: la meditativa Yesterday e la bizzarra Yellow submarine.

 

 

 

Degna conclusione di un concerto che entrerà sicuramente nel novero dei più belli di questa estate siciliana.

Silvana La Porta