Davvero una piacevole e insolita serata quella che abbiamo vissuto il 24 febbraio al Teatro Sangiorgi per la rassegna di successo “Un palcoscenico per la città”, che si sta distinguendo proprio per il pregio e la varietà della sua proposta…

E’ stata infatti la volta della Famiglia Canterina, uno sfizioso progetto musical-teatrale che vede protagoniste le Sorelle Marinetti, tre attori/cantanti (Nicola Olivieri, Marco Lugli e Matteo Minerva) che da tempo sono, con dedizione e talento, al servizio di un progetto di recupero del repertorio della canzonetta swingata, che tanta fortuna ebbe nel nostro paese dalla metà degli anni Trenta, grazie anche alla capillare penetrazione nelle case degli Italiani del mezzo radiofonico (EIAR)

Insomma un trio maschile di attori cantanti en travesti, che qualcuno ricorderà per l’apparizione al festival di Sanremo insieme ad Arisa. I loro nomi d’arte sono Turbina, Elica, Scintilla, una  famiglia canterina arricchita dalla presenza sul palco anche della frizzante e affascinante Francesca Nerozzi, del bel Jacopo Bruno, dalla forte presenza scenica, e del trio jazz dell’Orchestra Maniscalchi.

E per il folto pubblico è stato un vero diluvio di successi degli anni Trenta e Quaranta. Davvero un magico salto indietro nel tempo, con un’immersione nel difficile canto armonizzato,  in cui ogni componente del gruppo ha cantato una melodia diversa: Turbina grave, con la sua melodia bassa, Scintilla quella più trillante e alta, mentre Elica è stata quella mediana.

Uno spettacolo gradevole,  giocato su belle canzoni, buona musica e battute al fulmicotone,  battibecchi e stoccate, dominato da un’accurata ricerca artistica dei cantanti, basata su un recupero filologico, sia pure in chiave di cover, del suono di standard musicali degli anni trenta e quaranta, all’epoca eseguito da solisti e gruppi vocali di grande notorietà come, ad esempio, Silvana Fioresi, Delia Lodi e, naturalmente, il celeberrimo Trio Lescano.

Cullato dal ritmo di intramontabili evergreen, come Il pinguino innamorato, Ma le gambe, Tulipan e C’è un uomo in mezzo al mar, il pubblico ha così davvero vissuto una serata d’altri tempi, culminata nella magnifica interpretazione della scintillante Francesca Nerozzi della splendida “Ma l’amore no”.

Una pagina della nostra storia musicale spesso trascurata, come ha ben sottolineato in chiusura l’autore e produttore Giorgio Bozzo: la memoria va salvata. E le sorelle Marinetti stanno davvero facendo opera meritoria in tal senso con uno stile canoro apprezzabile, canzoni orecchiabili e di grande presa sul pubblico, testi dal contenuto quanto mai semplice, valorizzato dall’uso dei vocalizzi in falsetto.

Altro che drag queen, come molti le hanno impropriamente definite: sono davvero delle signorine perbene…

Silvana La Porta