Due nuovi spettacoli sul palcoscenico dello Stabile catanese…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

A Santa Lucia

versi, prosa e musica di Raffaele Viviani

regia Geppy Gleijeses

scene Pierpaolo Bisleri

costumi Adele Bargilli

light designer Luigi Ascione
orchestrazione e direzione musicale Guido Ruggeri
con Geppy Gleijeses,

Marianella Bargilli,

Daniele Russo, Gigi De Luca, Gina Perna, Angela Di Matteo, Luciano D’Amico,

Gino De Luca, Rino De Luca, Antonietta D’Angelo, Vincenzo Leto, Giusy Mellace
produzione Teatro Quirino Vittorio Gassman, Teatro Stabile di Calabria

Teatro Ambasciatori, dal 27 febbraio al 10 marzo 2013

prima rappresentazione – 27 febbraio ore 2045

 

Comunicato stampa

 

Il Teatro Stabile di Catania ospita lo spettacolo alla sala Ambasciatori dal 27 febbraio al 10 marzo

 

Omaggio alla Napoli di Raffaele Viviani con l’inedito “A Santa Lucia”

 

Protagonista e regista Geppy Gleijeses che anima un vivido affresco del celebre quartiere partenopeo

 

Per la stagione del Teatro Stabile di Catania, dal 27 febbraio al 10 marzo, va in in scena al Teatro Ambasciatori lo spettacolo “A Santa Lucia”, versi, prosa e musica di Raffaele Viviani, regia Geppy Gleijeses, scene Pierpaolo Bisleri, costumi Adele Bargilli, light designer Luigi Ascione, orchestrazione e direzione musicale Guido Ruggeri; con Geppy Gleijeses, Marianella Bargilli, Daniele Russo, Gigi De Luca, Gina Perna, Angela Di Matteo, Luciano D’Amico, Gino De Luca, Rino De Luca, Antonietta D’Angelo, Vincenzo Leto, Giusy Mellace; produzione Teatro Quirino Vittorio Gassman, Teatro Stabile di Calabria.

 

 

CATANIA – Tutto e il colore e l’umanità di uno dei più celebri quartieri di Napoli, descritto come solo Raffaele Viviani sapeva fare. Il drammaturgo, poeta e compositore partenopeo firma versi e prosa ma anche la colonna sonora della commedia con musiche “A Santa Lucia”, dopo settant’anni riportata finalmente in scena da Geppy Gleijeses, regista e protagonista dello spettacolo che il Teatro Stabile di Catania ospiterà dal 27 febbraio al 10 marzo alla Sala Ambasciatori. La programmazione catanese, il cui inizio era stato previsto per il 26 febbraio, slitta così di un giorno, mantenendo la sequenza dei turni, ad eccezione del “turno prime” che verrà recuperato il 1° marzo.

Il titolo di Viviani ben s’inserisce nell’ambito del cartellone etneo, intitolato dal direttore Giuseppe Dipasquale “L’arte della commedia”, a sottolineare la peculiare idoneità del genere a descrivere con leggerezza, e dunque con oggettivo distacco, tempi e modi della crisi: quella di oggi, quella di ogni tempo. “A Santa Lucia” offre in questo senso uno spaccato significativo, che nell’edizione diretta da Gleijeses assume vivida pregnanza, come dimostra il successo nazionale della coproduzione realizzata dal Teatro Quirino Vittorio Gassman e dal Teatro Stabile di Calabria. Le scene sono di Pierpaolo Bisleri, i costumi di Adele Bargilli, light designer è Luigi Ascione: orchestrazione e direzione musicale sono affidate a Guido Ruggeri. Insieme a Geppy Gleijeses agiscono in scena Marianella Bargilli, Daniele Russo, Gigi De Luca, e ancora Gina Perna, Angela Di Matteo, Luciano D’Amico, Gino De Luca, Rino De Luca, Antonietta D’Angelo, Vincenzo Leto, Giusy Mellace.

“Santa Lucia Nova” – questo il titolo originario – è una pièce in due atti praticamente inedita: l’autore fu l’ultimo a metterla in scena nel 1943, insieme ad “Osteria di campagna”. La vicenda si sviluppa nel 1919 al Borgo Marinari, sotto Castel dell’Ovo e, con precisione, al Ristorante Starita, in quell’incantevole specchio d’acqua che tutti conosciamo. Qui cocotte, puttane di medio bordo, nobiltà decaduta e sifilitica, morfinomani, eroinomani e ubriaconi, poeti in bolletta, vastasi di provincia sfruttati in città, s’incontrano e scontrano con i “luciani”, i mitici abitanti del Quartiere di Santa Lucia, arrostiti dal sole, “nzuarati” dal mare, fermi nel tempo come lo scoglio, che vivono vendendo ostriche e spighe di grano arrostite, ma non la loro dignità, sempre dediti alla Santa adorata più di una Madonna.

Nelle note di regia, Geppy Gleijeses s’addentra nell’universo di un autore di cui si ricordano solo pochi titoli, mentre la sua ampia produzione attende di essere esplorata e valorizzata. «Ma Viviani – sottolinea – era conscio della grandezza e dell’universalità del suo teatro? Me lo sono sempre chiesto. Anche se la risposta è ovvia: no. E comunque non sapeva certo che la sua opera sarebbe diventata col tempo oggetto di culto. Viviani era analfabeta, aveva dinanzi a sé tabula rasa, ma era un genio. Capita così che – per inquadrare i suoi poveri numeri d’avanspettacolo, i suoi “tipi”, in una cornice drammaturgica – egli si inventi esili fili conduttori, per lo più en plein air, privilegiando il sottoproletariato. “A Santa Lucia” è uno di questi capolavori di strada».

Quella che descrive è una Napoli postbellica, piagata e impoverita, ma è anche la Napoli del Cafè-Chantant, del primo Varietà, dell’Avanspettacolo. Una mondana d’alto bordo e un barcaiolo s’incontrano, si piacciono, forse s’innamorano. Ma no, questo non gli è concesso. «Le classi sociali – conclude Gleijeses – non sono permeabili e l’amore è un lieto fine che Viviani non si concede. Le sue sono risate amare, sguardi pietosi, graffi rabbiosi. Viviani non è mai consolatorio. Abbiamo cercato di interpretarlo perché, vivaddio, almeno lui non si può imitare e comunque non avrebbe gradito. Bisogna pensarlo oggi, nella sua straordinaria attualità».

 

 

 

 

 

 

 

 

ALLA META

di Thomas Bernhard

traduzione di Eugenio Bernardi

regia di Walter Pagliaro

scene di Sebastiana Di Gesu

personaggi e interpreti

la madre – Micaela Esdra

la figlia – Rita Abela

uno scrittore di teatro – Giovanni Scacchetti

musiche di Mozart, Beethoven, Ravel

suonate in palcoscenico da Ilario Grieco, assistente alla regia e alle musiche

Produzione Associazione culturale Gianni Santuccio

Teatro Musco dall’1 al 10 marzo 2013

PRIMA RAPPRESENTAZIONE –   1 MARZO ORE 20,45

 

 

Comunicato stampa

 

 

Dall’1 al 10 marzo al Musco – Regia di Walter Pagliaro, protagonista Micaela Esdra

Il Teatro Stabile di Catania programma “Alla meta”, capolavoro di Thomas Bernhard

 

Lo spettacolo sostituisce “La commedia di Orlando”, tratta dal romanzo di Virginia Woolf

 

 

CATANIA – In sostituzione dello spettacolo La commedia di Orlando, previsto nel cartellone 2011-2012, il Teatro Stabile di Catania propone un altro titolo della grande drammaturgia europea, Alla meta di Thomas Bernhard, rappresentato nella traduzione di Eugenio Bernardi. La regia è di Walter Pagliaro, protagonista Micaela Esdra: insieme formano una delle coppie più prestigiose del teatro italiano. Completano il cast Rita Abela e Giovanni Scacchetti. Le scene sono firmate da Sebastiana Di Gesu. La colonna sonora sceglie musiche di Mozart, Beethoven, Ravel, eseguite dal vivo da Ilario Grieco.

La programmazione non è solo destinata a quanti devono “recuperare” il titolo annullato, ma è aperta al vasto pubblico. L’allestimento, prodotto dall’associazione “Gianni Santuccio”, sarà al teatro Musco dall’1 al 10 marzo. Modalità specifiche sono previste per gli abbonati della scorsa stagione che avevano appunto scelto La commedia di Orlando. A coloro che abitano fuori città è data la possibilità di prenotare telefonicamente data e posto (tel.0957310888); chi risiede a Catania e dintorni potrà effettuare la prenotazione al botteghino di via Fava oppure negli uffici di via Museo Biscari 16, dietro esibizione dell’abbonamento 2011-2012. Analogamente, chi avesse acquistato il biglietto per La commedia di Orlando, e non avesse già fatto il cambio con un altro titolo, potrà “recuperare” con lo spettacolo di Bernhard.

Alla meta è una creazione pessimistica e amaramente ironica. Una madre ossessiona e investe verbalmente la figlia mentre preparano, con rito maniacale, i bagagli per l’annuale villeggiatura al mare. C’è però una variante che genera agitazione: l’imminente arrivo di un compagno di viaggio, uno drammaturgo da poco e superficialmente conosciuto.

Spiega Walter Pagliaro: “Questa è la situazione, abbastanza normale, su cui Bernhard costruisce la sua formidabile commedia dell’anormalità. Le due donne vivono, in realtà, un ambiguo rapporto familiare. La madre, discendente da una famiglia circense, aveva sposato un ricco industriale, da cui aveva avuto due figli: uno dal volto prematuramente senile, morto molto presto, l’altra vagamente ritardata, con cui vive anche dopo la morte del marito. La famiglia sembra avere tutte le caratteristiche di singolarità e anormalità, tipiche di molte dinastie circensi, in cui l’irregolarità, forse anche la mostruosità, diventano naturalmente qualità spettacolari. In effetti, seduta al centro della scena, la madre si comporta con la figlia come un dispotico domatore”.

Il climax sale, fino a tradursi in un’esperienza fisica con la parola teatrale. «La madre – prosegue il regista – parla incessantemente, quasi sfidando le sue capacità polmonari: una performance vocale degna di un giocoliere. La figlia è la sua spalla, l’irrinunciabile partner senza il quale il numero non sarebbe più possibile. L’arrivo dello scrittore per cui la figlia sembra avere simpatia, potrebbe vanificare la perfezione del loro esercizio».

L’epilogo esalta ulteriormente il delirio verbale costruito dal grande drammaturgo austriaco. «Nella seconda parte – evidenzia Pagliaro – l’azione si sposta in una casa al mare. Abbiamo immaginato una forma circolare molto cara a Bernhard. Un’idea di circo-mondo? Pian piano le istanze e la poetica dello scrittore di teatro vengono risucchiate dall’energia della madre. L’approdo finale sembra essere l’inesauribile performance di un saltimbanco della parola; come se la distruzione del teatro borghese, perseguita da Bernhard, fosse innanzi tutto cancellazione del dramatis personae. ‘Io sono tanti personaggi”, dice la madre. E allora, quella Meta tanto agognata non potrebbe essere “l’esibizione assoluta”? L’“essenza” stessa del teatro?».

Viene qui in gioco l’espressività e al virtuosismo di Micaela Esdra. «Uno scricciolo di attore – conclude Pagliaro – riassorbe in sé, condensa in sé, lo spazio, i movimenti, i suoni, le parole, le maschere. Tutto il senso del teatro sembra essere in quel piccolo corpo, collocato al centro del circo-mondo».