Il Teatro Stabile aggiunge una vera chicca alla sua sfiziosa rassegna estiva “Evasioni”, un vero e proprio cartellone di testi rari,  con il Pinocchio di Franco Scaldati  in scena dall’8 al 18 luglio al Palazzo della Cultura.

E lo fa con un atto coraggioso della regista toscana Livia Gionfrida, che, sollecitata dalla vulcanica direttrice dello Stabile, Laura Sicignano, si è cimentata in modo convincente con un testo inedito, anzi con l’abbozzo di un testo, una multiforme traduzione, un ardito canovaccio che lascia ampio spazio interpretativo alla messinscena.

Perché Franco Scaldati, autore, attore (anche cinematografico, famose le collaborazioni con Scimeca, Tornatore, Ciprì e Maresco) e regista palermitano,  scomparso nel 2013 e considerato dagli studiosi uno dei più importanti drammaturghi del Novecento, è stato uomo di teatro a 360 gradi, alla maniera plautina. E bisogna partire proprio dal modo di lavorare di questo indimenticabile dolente guitto, dalla sua visione del teatro per comprendere l’ardua opera della Gionfrida, alle prese peraltro con il dialetto palermitano singolare dell’autore, volto ad esaltare l’attore e i suoi più veraci mezzi espressivi.

Scaldati, col pensiero rivolto alla sua compagnia, scriveva infatti al mattino i suoi testi che subito, la sera, diventavano pratica scenica. Molto vasta la sua produzione drammaturgica, per la maggior parte in dialetto palermitano, della quale finora solo 13 opere sono state pubblicate, mentre si contano 36 inediti e 11 riscritture a partire da testi noti.

Dunque il testo di Scaldati è, per sua natura costitutiva un testo in fieri, che si affida all’immediatezza, vuole farsi gesto e parola urlata, e urlata nel particolare dialetto palermitano dell’autore. Non solo. Il teatro di Scaldati è sempre indagine sul teatro e sulle sue possibilità. Dunque per sua essenza metateatro, e del più raffinato. Ne discende che un ruolo primario, decisivo, assumono gli attori, che hanno un compito arduo: incarnare questi personaggi “in cerca d’autore”, per dirla con Pirandello, maschere dolenti di un’umanità offesa e derelitta come quella dei bassifondi di Palermo.

Ecco spiegata l’attrazione di Scaldati per il personaggio di Pinocchio,  il burattino che cade e risorge, che lo affascinò sempre per le sue potenzialità umane e paradigmatiche, che egli acutamente, traducendolo, trasferisce però, in una Sicilia cruda, atroce, popolata da poveri spiantati. Ed è qui che l’opera della brava regista fa la sua parte: perché Livia Gionfrida con grande equilibrio ha davvero inverato, fatto veri, i fantasmi inventati dalla fantasia del drammaturgo,  la cui voce, alla fine dello spettacolo, definisce “spirdhi cummirianti”, spiriti che ad ogni replica poi svaniscono nell’aria.

Così Aurora Quattrocchi (con un’interpretazione davvero superba che resta nella memoria), Alessandra Fazzino, Manuela Ventura, Cosimo Coltraro, Serena Barone, Domenico Ciaramitaro, icasticamente delineati dalle luci caravaggesche del sempre bravo Gaetano La Mela, , in un turbinoso scambio di ruoli tra Fata Turchina, Geppetto, Mangiafuoco, il Carabiniere, il Grillo parlante  e Lucignolo  hanno messo in scena  la storia di un Pinocchio tutto palermitano, un ragazzo nato in un ambiente violento  e degradato. Il tutto in un susseguirsi di apparizioni, evocazioni, gustosi litigi e fulminanti turpiloqui (che hanno strappato al pubblico sonore risate) e sparizioni con un occhio strizzato alla commedia dell’arte e un lavoro veramente sublime sulla parola dialettale, sull’accento straziante, che davvero si è fatto voce accorata della povertà e della miseria.

 

Qualche tempo fa, in un’intervista, chiesero a Dacia Maraini di quale libro avrebbe voluto essere l’autrice. Lei rispose, senza esitazione, di Pinocchio. Speriamo allora che, da buona siciliana per parte di madre, avrà modo di apprezzare questa bella performance dell’ente etneo.

Un plauso va, dunque, al Teatro Stabile che, con questa bella opera,  attua una preziosa promozione culturale e di immagine della Sicilia e tributa un omaggio a Franco Scaldati, un vanto siciliano tutto da scoprire e riscoprire.