I direttori provano la fuga. Ma…Tempi duri per la Gelmini. Il ministro dell’istruzione, università e ricerca rischia a breve, nel giro massimo di 6 mesi, di ritrovarsi con i vertici del suo dicastero decapitati…(da ItaliaOggi)



È l’effetto della norma in manovra finanziaria che taglia gli stipendi di vertice (oltre quota 90 mila euro) e soprattutto parcellizza la liquidazione del Tfr, il trattamento di fine rapporto. Davanti a queste prospettive, secondo quanto risulta a ItaliaOggi, sono in molti, tra i direttori generali con i requisiti, ad aver optato per il pensionamento. Si tratta di nomi che sono da anni l’asse portante dell’Istruzione e dell’Università, la continuità gestionale a dispetto dei cambi di governo. Stando alle voci di viale Trastevere, nel novero dei pensionandi figurano i due capi dipartimento, rispettivamente per l’istruzione, Giuseppe Cosentino, e per l’università, Antonello Masia. E poi Mario Dutto, Maria Grazia Nardiello, Maria Testa, Antonio Giunta La Spada. E dg anche delle direzioni regionali, Angotti, Petracca, Di Stefani. Ma la situazione, dicono dal ministero, non è del tutto definita. Perché per le domande di pensionamento dei direttori generali non vi è nessun automatismo. È necessario che vi sia l’accoglimento del ministro. E non è affatto detto che il ministro dia il via libera: perderebbe uomini chiave dell’amministrazione, avendo davanti a sé anni difficili per l’attuazione sia della riforma della scuola che dell’università. Intanto, c’è molta attenzione per gli sviluppi parlamentari della manovra. Eventuali correttivi potrebbero convincere molti dg, non proprio contenti di andare in pensione prima del tempo, a fare un passo indietro.
Note: ItaliaOggi Azienda Scuola 22/06/2010