Tempi e modi dell’attività del dirigente scolastico. Dalle 36 ore settimanali del 2001 a nessun orario definito! (di Polibio)…

Dalla “presenza ordinaria di 36 ore settimanali, anche su base plurisettimanale”, alla ‘libertà’ di organizzare “autonomamente i tempi e i modi della propria attività”. Non significa “come e quando si vuole”, ma presenza, impegno e trasparenza.

Tempi e modi dell’attività del dirigente scolastico.

Dalle 36 ore settimanali del 2001 a nessun orario definito!

(di Polibio)

Dalla “presenza ordinaria di 36 ore settimanali, anche su base plurisettimanale”, alla ‘libertà’ di organizzare “autonomamente i tempi e i modi della propria attività”. Non significa “come e quando si vuole”, ma presenza, impegno, organizzazione, disponibilità, tempestività e assoluta trasparenza. Elementi che in un istituto scolastico sono fondamentali ed essenziali per il successo dell’istituzione e per la formazione degli studenti. Purtroppo, c’è chi per “organizza autonomamente i tempi ed i modi della propria attività” intende “fare come gli pare”, maldestramente interpretando l’espressione contrattuale “il dirigente scolastico organizza autonomamente i tempi e i modi della propria attività, correlandola in modo flessibile alle esigenze della istituzione cui è preposto e all’espletamento dell’incarico affidatogli”. Nella parte finale di questo articolo c’è qualcosa di paradossale e di sconveniente, e tuttavia parecchio esilarante.

“Autonomamente” è avverbio di modo, e trova la sua origine nel sostantivo femminile “autonomia”, da cui deriva l’aggettivo “autonomo”: “detto di individuo, che agisce di propria iniziativa, senza dipendere o essere condizionato da altri”. E infatti il dirigente scolastico non dipende e non può essere condizionato, per quanto concerne i tempi e i modi della propria attività, da altri. Semmai, “dipenderà” dai “tempi” scolastici e dai “modi” sanciti da norme di legge, da ordinanze, da circolari, dal contratto collettivo nazionale di lavoro e da quelli integrativi regionale e d’istituto, e comunque ha il dovere della trasparenza, oltre che per la “complessiva responsabilità dei risultati”, che grava su di lui, soprattutto per quanto riguarda “le esigenze della istituzione cui è preposto” e “l’espletamento dell’incarico affidatogli”.

Infatti, “i tempi e i modi della propria attività” non possono essere assunti in assoluta “libertà”, ma vanno “correlati” (posti in relazione, coordinati) “alle esigenze della istituzione cui è preposto e  all’espletamento dell’incarico affidatogli”. E magari c’è chi “dimentica” – e forse non se ne cura affatto, perché in definitiva non sembra che qualcuno abbia perso qualcosa in ordine all’indennità di risultato anche in difetto di presenza a scuola, magari perché la sede di servizio si trova in un comune alquanto distante da quello di residenza anagrafica e di domicilio, e quindi a distanza tale da dovere impiegare una certa quantità di tempo per raggiungere ogni giorno (cinque giorni la  settimana) la sede di servizio e poi per ritornare dalla sede di servizio a casa (e invece l’insegnante non ha alcuna “autonomia” per “organizzare i tempi e i modi della propria attività”) – che l’organizzazione autonoma dei tempi e dei modi della propria attività, quindi “flessibile”, non significa “come e quando voglio”.

“Flessibile” significa (così nel vocabolario della lingua italiana e sul piano giuridico) che “ammette variazioni”, e “orario flessibile” significa “che permette l’entrata e l’uscita dal lavoro entro fasce orarie prestabilite, dunque non a ore fisse”; “che si adatta alle diverse esigenze o necessità”; che si tratta di un “sistema” per cui, “in un’azienda” – e la scuola è certamente “un’azienda”, essendo “autonoma”, e il dirigente scolastico è un dipendente statale –, “i dipendenti hanno la possibilità di scegliere il momento d’inizio e quello di termine del lavoro, entro limiti concordati, fermo restando il numero di ore lavorative”.

Ben altro, e certamente di più, di 36 ore settimanali. Perché la gestione puntuale e corretta di un’istituzione scolastica, le risposte concrete alle esigenze della scuola, nonché alle necessità dell’istruzione e alla formazione degli studenti, il successo per quanto riguarda i risultati esigono certamente un impegno intenso, che non può risultare inferiore alle 36 ore settimanali.

Se “orario flessibile” corrisponde alla possibilità “di entrata e di uscita dal lavoro entro fasce orarie prestabilite” – e in effetti è così – , l’aggettivo “prestabilite” sta a significare, e conseguentemente a obbligare, che da parte del dirigente scolastico debbono essere individuate e stabilite determinate “fasce orarie” durante le quali deve essere presente, dato che è il responsabile e il manager di una scuola di cui risponde in termini finanziari, amministrativi e didattici (compreso il raggiungimento degli obiettivi stabiliti nel POF). Cosicché deve organizzare le attività di docenza, organizzare e coordinare i servizi generali e per gli studenti, dirigere il personale docente e non docente nonché gestire gli organi collegiali, stabilire la formazione delle classi nonché promuovere la sperimentazione e l’aggiornamento, coordinare l’attività didattica nel rispetto della libertà d’insegnamento, essere punto di riferimento per il personale della scuola nonché per gli alunni e per i loro genitori, predisporre e rispettare  l’orario di ricevimento dei docenti, del personale non docente, degli alunni e dei genitori degli alunni.

Questo e tant’altro, soprattutto se all’interno della scuola si svolgono attività che vanno ben oltre le 36 ore settimanali (30 delle quali per attività didattica curricolare e le altre 6 ore per due rientri pomeridiani, ciascuno di 3 ore, del personale Ata), e che giornalmente si protraggono per altre 4 ore, durante le quali si svolgono i progetti di ampliamento dell’offerta formativa, le attività extracurricolari, di orientamento, di tutoraggio e di recupero, di realizzazione di progetti formativi con enti e con istituzioni esterni alla scuola.

D’altra parte, perché corrispondere indennità aggiuntive rispetto allo stipendio base e alla fascia di complessità alla quale appartiene la scuola al dirigente scolastico – che certamente, è vero, non ha obblighi tassativi in ordine all’orario di servizio, ma ciò non significa affatto che sia “libero” da obblighi di servizio, tra i quali, soprattutto, quello tempestivo delle mansioni derivanti e assolutamente legate alla funzione alla quale è preposto – se non rende trasparente la sua presenza, sebbene in modo flessibile ma comunque in relazione alla complessiva responsabilità per i risultati,  alle esigenze dell’istituzione scolastica e all’espletamento dell’incarico affidatogli?

Perché riconoscere e corrispondere indennità aggiuntive a un dirigente scolastico che, “assente”, ma non si sa perché, è “sostituito” dal vicario – da lui nominato tale e retribuito talvolta alquanto lautamente, e pertanto un vicario “interessato” a mantenere quella funzione – che lascia gli alunni nella loro aula in “attesa che il gallo canti”? E che mentre attendono “che il gallo canti” giocano a carte, e comunque perdono attività didattica? Alunni che addirittura perdono molte ore di attività didattica in un anno scolastico (anche perché, con gravissima responsabilità gravante sul dirigente scolastico, soprattutto se non è a scuola, sono moltissimi i casi di uscita “anticipata” degli alunni dalla scuola perché non è stato inviato l’insegnante supplente; eppure a fare lezione potrebbe anche essere il dirigente scolastico)?

Una perdita di ore di attività didattica, quella degli alunni di quella classe, alla quale si sommano le moltissime ore perdute dagli alunni delle altre classi nelle quali il “vicario” deve svolgere, ma di fatto non le svolge, le sue 18 ore settimanali di lezioni, ovviamente accresciute (ma soltanto per i docenti che svolgono attività didattica, ma non per quelli che invece di stare in classe a insegnare “sostituiscono” il dirigente scolastico ripetutamente assente) dalle moltissime altre ore che costituiscono l’insieme del carico di lavoro dei docenti, che raggiunge certamente 36 ore settimanali di attività complessiva.

La provocazione di Polibio sull’orario di lavoro del capo d’istituto, tale da assicurare comunque una presenza ordinaria di 36 ore settimanali, anche su base plurisettimanale (per esempio, 30 ore una settimana, 42 ore la settimana successiva), ha colpito nel segno, perché ha provocato l’agitazione soprattutto di chi, dirigente scolastico facente parte dei quadri dirigenziali all’interno delle scuole statali, si trova “altrove” invece di essere presente nella scuola alla quale è stato assegnato per incarico conferitogli attraverso un atto che definisce programmi da realizzare, obiettivi, tempi, risorse e durata, che non può essere inferiore a due anni e superiore a sette anni – ma tuttavia c’è chi permane nella stessa scuola “a tempo indeterminato” – e che può essere revocato a seguito di una valutazione negativa riguardante i risultati, le competenze e le prestazioni, mentre l’orario di lavoro non è definito, perché il ruolo dirigenziale non lo prevede, e quindi il dirigente scolastico può organizzare autonomamente i tempi e i modi della propria attività.

C’è chi svolge altrove un’attività (preparazione a concorsi e tant’altro, sempre a pagamento,  da 250 a 800, da parte degli iscritti e frequentanti, e di formazione e aggiornamento, da 100 a 250 euro pagati dagli iscritti e frequentanti) che non riguarda affatto la scuola alla quale è stato assegnato per contratto. Lo si evince dai programmi diffusi da associazioni, da consorzi e da organizzazioni sindacali di categoria. Svolge attività di preparazione a concorsi e di formazione in altre scuole dello stesso comune, della stessa provincia e della stessa regione, ma anche in comuni, in province e in regioni alquanto distanti dalla regione in cui ha sede la scuola nella quale ha il dovere contrattuale di svolgere, sia pure organizzandola autonomamente per quanto riguarda i tempi e i modi, la propria attività, ovviamente da presente e certamente non per telefono da lunga distanza.

C’è chi è addirittura impegnato in “corsi di formazione gratuita” che si svolgono in alberghi (con spese di organizzazione e del pranzo a carico dell’Associazione, utilizzando risorse personali o le quote mensili dei soci ovviamente consenzienti, quindi con la caratteristica della  campagna d’ingaggio di nuovi soci)  per gli idonei e i dirigenti neo assunti del concorso a dirigente scolastico in diverse regioni (Basilicata, Molise, Lazio, Toscana, Calabria, Puglia, Umbria, Emilia Romagna).

C’è quindi la questione del badge (e comunque di un sistema di trasmissione dati per via telematica o telefonica, dati che il dirigente dovrebbe inviare alla scuola alla quale è stato assegnato per incarico conferitogli, così da consentire la registrazione degli spostamenti, da mantenere nel sistema e da riprodurre in cartaceo), della cui utilizzazione il dirigente scolastico deve dare l’esempio, ma anche per quanto riguarda determinate responsabilità, che altrimenti potrebbero gravare su di lui (civili, penali, disciplinari, patrimoniali). Tra l’altro, gli spostamenti da un luogo all’altro, nell’ambito del comune nel quale ha sede la scuola o da un comune a un altro comune, nell’ambito della provincia e nell’ambito della regione, debbono avvenire su percorsi stradali geograficamente predefiniti, perché, ove qualcosa di anomalo avesse a verificarsi, possa essere legittimamente invocata la “causa di sevizio”. Per esempio, riferendoci alla Sicilia, se la scuola di servizio del dirigente scolastico si trova a Catania e il dirigente deve recarsi nella scuola che gli è stata affidata in reggenza, che si trova a Caltagirone (a sud di Catania), non può essere “per causa di servizio” l’anomalia che si è verificata a Giarre (a nord di Catania), a Enna, ad Agrigento o a Caltanissetta (a ovest di Catania), a Siracusa o a Ragusa (che nulla hanno a che vedere con il tratto Catania-Caltagirone).

Così scriveva Polibio nella sua provocazione (vd. “Violazione dei diritti dei lavoratori. Sanzionati dai giudici del lavoro i comportamenti antisindacali di presidi-padroni”, postato su questo e su altri siti internet il 7-8 gennaio 2012: “Il badge deve essere utilizzato, perché previsto, dai dirigenti (36 le ore settimanali di lavoro, con la possibilità di portarle a 30 ore durante una settimana, ma a lavorare per 42 ore durante la settimana successiva)”.

Così era prima dell’innovazione contrattuale in base alla quale “il dirigente scolastico organizza autonomamente i tempi e i modi della propria attività, correlandola in modo flessibile alle esigenze della istituzione cui è preposto e all’espletamento dell’incarico affidatogli”. Che non vuole affatto significare libertà di svolgere o di non svolgere durante uno o più giorni la settimana la propria attività nella scuola. Significa, invece, che non è obbligato a orari che comunque, anche se su base plurisettimanale, debbono rigorosamente corrispondere a 36 ore la settimana. Si tratta del diritto di organizzare “autonomamente i tempi e i modi della propria attività” sui sei o sui cinque giorni della settimana durante i quali la scuola è aperta, con incidenza per quanto riguarda i giorni di ferie (28 e non 32, 26 e non 30, rispettivamente, se presso la struttura alla quale il dirigente è preposto l’orario settimanale di servizio si articoli su sei o su cinque giorni per settimana).

Le ferie, peraltro, “costituiscono un diritto irrinunciabile” e “costituisce specifica responsabilità del dirigente programmare e organizzare le proprie ferie comunicandole al direttore dell’Ufficio scolastico regionale in modo da garantire la continuità del servizio”. Quindi, i periodi delle vacanze di Pasqua e di Natale nonché i mesi estivi (soprattutto luglio e agosto) rappresentano tempi prevalenti durante i quali, proprio perché non vengono svolte attività didattiche e gli impegni di organizzazione e di gestione sono certamente ridotti al minimo, praticamente assoluto, i dirigenti scolastici dovrebbero programmare la gran parte delle loro assenze per le ferie, che comunque, non svolgendo la funzione docente, possono avanzare la richiesta anche per i giorni, quanti che siano, in cui si svolgono attività didattiche curricolari ed extracurricolari (gli insegnanti possono fruire soltanto di sei giorni di ferie durante le attività didattiche, ma subordinatamente al verificarsi di determinate condizioni, e cioè se c’è la possibilità dalla sostituzione con altro personale in servizio e comunque senza che vengano a determinarsi costi aggiuntivi, oppure per motivi familiari documentati, così per i tre giorni di permesso retribuito, anche mediante autocertificazione, che è sostanzialmente tutt’altro della fruizione di giorni di ferie).

Del tutto ovvio che è comunque da escludere che, per quanto riguarda i dirigenti scolastici, possano essere considerate legittime le assenze dell’intera giornata, fermo restando il principio, e quindi il diritto, di organizzare autonomamente i tempi e i modi della propria attività, “correlandola in modo flessibile alle esigenze della istituzione cui è preposto e all’espletamento dell’incarico affidatogli”, cosicché, “in ogni caso, la misura della prestazione va individuata mediante i canoni dell’ordinaria diligenza e della ragionevolezza e delle buona fede, che devono sempre informare i comportamenti del dirigente scolastico” (vd. orizzonte docenti 15 febbraio 2010).

Peraltro, sarebbe alquanto irragionevole e inopportuna (ma non si tratta di ipotesi) la presenza del/la d.s, da solo/a o con altre persone (presumibilmente docenti, ma anche qualche collaboratore scolastico chissà a che titolo, e se retribuito, durante quelle ore notturne nell’edificio scolastico) all’interno della scuola (anche perché verrebbe a risultare compromessa la sicurezza) nelle ore a cavallo della mezzanotte. Ore che comunque non possono essere considerate appartenenti a due giorni di “presenza flessibile” a scuola per preparare “progetti” di “attività extracurricolari” o di “orientamento” nella notte, ovvero per altre “strane funzioni” da svolgere insieme. Peraltro, non appare affatto possibile che possa essere svolto “lavoro notturno” – e sarebbe in forte contrasto, oltre che col CCNL, con l’utilizzazione notturna dell’edificio scolastico – dato che le ore 20 vengono abbondantemente superate. Cosicché, magari, data l’ora “alquanto tarda”, ed essendo evidenti le “luci accese nella notte”, si rende necessario il giusto intervento della polizia o dei carabinieri (e si potrebbe anche parlare di “procurato allarme”).

Non può affatto accadere che una decina di verbali del collegio dei docenti, corrispondenti a sedute svoltesi dal mese di settembre dell’anno precedente, vengano portati dal dirigente scolastico all’ultimo dei collegi dei docenti per essere “approvati” (ovviamente, letti, confermati e sottoscritti!?), perché ciascun verbale, se non è stato letto e approvato, quindi dopo essere stato scritto durante la seduta, alla conclusione di ciascun collegio dei docenti, deve essere presentato per l’approvazione all’inizio del successivo collegio dei docenti. E va altresì messo in evidenza che il dirigente scolastico è componente di diritto del Consiglio d’istituto e che a presiederlo è uno dei rappresentanti, democraticamente eletti, dei genitori degli alunni. Cosicché, al docente che interviene per chiedere, per esempio, come è stato utilizzato il fondo d’istituto, non deve rispondere il dirigente scolastico, addirittura in termini di negazione, ma è il presidente del Consiglio d’istituto che deve rispondere e mettere a disposizione del richiedente il bilancio d’istituto.

Né i collegi dei docenti possono giammai svolgersi come si è svolta, squallidamente, qualche seduta parlamentare di cui tutti abbiamo memoria. Polibio, tra i parecchi documenti del suo archivio, possiede il verbale di un collegio dei docenti di un istituto scolastico comprensivo nel quale è scritto che un’insegnante (ovviamente poco “comprensiva”) ha risposto con una “pernacchia” a una mozione d’ordine che era stata letta e consegnata, per essere allegata al verbale della seduta, da una collega che con quella sua mozione d’ordine richiamava il presidente del collegio alla gestione corretta e riguardosa nei confronti di tutti, quale che fosse stata la posizione assunta da ciascuno singolarmente dei docenti o da un gruppo di docenti. Ebbene, l’insegnante “titolare” della “pernacchia” (anche quel che qui segue è presente nel verbale) ha risposto che non avrebbe potuto fare la “pernacchia” perché aveva il “collare”, ma veniva categoricamente smentita da chi era seduta alle sue spalle.

Il badge (o qualsiasi altro strumento di trasmissione dati) va utilizzato, come marcatempo, in entrata e in uscita, in nuovo rientro e in nuova uscita, con l’obbligo di rendere pubblica e trasparente l’attività svolta all’esterno della scuola per  la motivata presenza in altra scuola o in altra istituzione. In particolare, quando la sede di residenza anagrafica e abitativa dista parecchio (50, 70, 80, 100 o più chilometri) dalla sede scolastica di servizio Lo stesso dovere anche per i dirigenti scolastici che hanno affidata un’altra scuola in reggenza, anche per rendere trasparente i tempi trascorsi nella sede di titolarità e i  tempi trascorsi in quella avuta in reggenza, in corrispondenza anche col tempo impiegato per il trasferimento in andata e ritorno da una sede all’altra e viceversa. Anche perché per la reggenza gli vengono corrisposte l’indennità di reggenza, l’indennità di posizione (fascia uguale per tutti), l’indennità di risultato. E non si tratta, in euro, di poca cosa. Accresciuta dal 5% sul totale del finanziamento di ciascuno dei progetti Pon e Por che si svolgono in orario extrascolastico e quindi pomeridiano.

Nel servizio del dirigente scolastico rientra l’esercizio tempestivo delle mansioni legate alla funzione alla quale è preposto (e ne risponde in prima persona dell’erogazione del servizio pubblico erogato dall’istituto scolastico). Ad esse, alle mansioni legate alla funzione alla quale è proposto, devono sempre uniformarsi i comportamenti del dirigente scolastico. Quindi: presenza, impegno, organizzazione, disponibilità, tempestività e assoluta trasparenza.

“Telefonini, registrazioni e diffide per difendersi dalle offese e dalle violenze dei presidi-padroni”.

“Il registratore per smascherare i dirigenti-padroni”.

“Violazioni dei diritti dei lavoratori. Sanzionati dai giudici del lavoro i comportamenti antisindacali di presidi-padroni”.

Catania, 17 gennaio 2013

Polibio

polibio.polibio@hotmail.it

Polibio informa i suoi lettori che presto sarà attivato il sito http.//www.polibio.net. Si sta provvedendo a inserire in archivio tutti gli articoli da lui scritti dal 10 luglio 2010 al 31 dicembre 2012. Nel sito saranno postati, oltre a essere postati nei siti che attualmente li accolgono, tutti gli articoli personali, di volta in volta successivi, e quelli di chi, avendo fatta richiesta, ha avuto il permesso di postarli.