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Sul Colle non si minimizza la coltre di gelo scesa nei rapporti con Palazzo Chigi. L’ultima sortita di Silvio Berlusconi che – lamentandosi a Parma della scarsità dei poteri del governo e ha detto che «ogni provvedimento viene preliminarmente sottoposto al presidente della Repubblica a al suo staff che ne controlla addirittura gli aggettivi» – ha lasciato il segno. Giorgio Napolitano si è fortemente irritato.


Tensione Napolitano-Berlusconi, forte disagio del Quirinale

lunedì, 12 aprile, 2010, 14:59

«C’è un forte, obiettivo, disagio». Sul Colle non si minimizza la coltre di gelo scesa nei rapporti con Palazzo Chigi. L’ultima sortita di Silvio Berlusconi che – lamentandosi a Parma della scarsità dei poteri del governo e ha detto che «ogni provvedimento viene preliminarmente sottoposto al presidente della Repubblica a al suo staff che ne controlla addirittura gli aggettivi» – ha lasciato il segno. Giorgio Napolitano si è fortemente irritato. Ha chiamato per telefono Gianni Letta che avrebbe tentato un chiarimento. Napolitano avrebbe ribattuto con fastidio che già un’altra volta Berlusconi si era espresso in quei termini nei confronti del Quirinale e si era già scusato. Dunque: una pantomima inaccettabile. Non è dato di sapere se davvero nella telefonata con Letta Napolitano si sia espresso in termini molto forti nei confronti nel premier così come appare nella ricostruzione di Eugenio Scalfari sulla «La Repubblica» di ieri mattina. Così come appaiono alcune imprecisioni di carattere temporale nei vari episodi delle burrascose telefonate e colloqui tra il capo dello Stato e il Cavaliere, i cui termini sono abbastanza noti almeno per quel riguarda l’incontro del febbraio scorso con il rifiuto opposto da Napolitano di firmare il decreto salva-liste già predisposto da Berlusconi. Successivamente, ci sarebbero stati altri momenti conflittuali; uno all’indomani delle elezioni regionali e alla vigilia di un Consiglio dei ministri quando Berlusconi – salito sul Colle con Letta – si sarebbe lamentato con Napolitano dello staff giuridico del Quirinale. Ma in quella circostanza non c’è stato uno scontro diretto; sembra anzi che Berlusconi abbia ringraziato il capo dello Stato per aver evitato di rinviare alle Camere la legge sul lavoro durante la campagna elettorale. Un altro momento di tensione sarebbe avvenuto, più recentemente, alla vigilia della partenza del premier per Parigi quando questi avrebbe telefonato al capo dello Stato annunciandogli il via alle riforme con il sì al presidenzialismo «ripescato solo per fare un favore a Fini», ma poi rilanciato in grande stile con il turno elettorale unico.

Ma al di là dell’esattezza dei singoli episodi permane – secondo le fonti quirinalizie – uno stato di «latente tensione» con palazzo Chigi che certo non si è assopito con il ”sì” del Colle alla legge sul legittimo impedimento. Giocano questioni di carattere personale, ma sullo sfondo c’è la partita delle riforme istituzionali su cui – è inutilo negarlo – le posizioni sono abbastanza lontane e rischiano di diventarlo ancora di più in un prossimo futuro. Napolitano resta ancorato al principio di una ”riforma condivisa” della seconda parte della Costituzione che affronti temi concreti su cui il consenso bipatisan è possibile ed eviti opzioni traumatiche come la forma di governo (presidenzialismo o premierato). Il Cavaliere sembra intenzionato ad andare avanti per la sua strada. Certo il capo dello Stato non vuole e non può assistere inerte ad un percorso che porti alla demolizione dell’istituto presidenziale così come è stato concepito dai costituenti. Di qui i suoi richiami alla cautela e al realismo.

Va detto che gli ultimi attacchi di Berlusconi al convegno confindustriale di Parma stanno mettendo in forse anche il nascente confronto parlamentare sulle riforme. Il Partito democratico – a parire da Anna Finocchiaro – sostiene che il premier vuole un potere senza controllo ed equilibri. E soggiunge: «E’ difficile pensare ad un confronto con chi questa concezione della democrazia e delle istituzioni». di Paolo Cacace Il Messaggero

Poteri del capo dello Stato. Il presidente della Repubblica, pur non esercitando nessuno dei tre poteri fondamentali (legislativo, esecutivo, giudiziario), ha con essi un rapporto indispensabile. Tra l’altro, indice le elezioni per il rinnovo delle Camere; promulga le leggi; può sciogliere anticipatamente il Parlamento. Nomina il presidente del Consiglio e i ministri; autorizza la presentazione dei disegni di legge; emana i decreti aventi forza di legge e i regolamenti. Presiede il Csm e ha il comando delle Forze armate.

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