La modifica alla manovra nel maxiemendamento del governo. A bocca asciutta chi non matura gradoni Saranno pagati con il 30% dei risparmi. Polemica Cgil-Cisl…

 

«Era roba vostra da prima che si facesse la manovra. È giusto che vi sia ridata». con queste parole il ministro dell’economia, Giulio Tremonti, ha annunciato la scorsa settimana, al consesso di Cisl e Uil scuola, Gilda e Snals-Confsal, che il governo restituirà a insegnanti e Ata gli scatti di anzianità bloccati dal decreto legge n. 78/2010 correttivo dei conti pubblici.

La novità, prevista in sede parlamentare da un emendamento Pdl a prima firma Latronico, sarà definitiva con il maxiemendamento del governo interamente sostitutivo del dl finanziario in corso di discussione la senato. Gli scatti, ha spiegato Tremonti, saranno coperti attraverso il riutilizzo del 30% dei risparmi prodotti in attuazione del decreto 112/2008. Circa 300 milioni di euro l’anno che dovevano essere reinvestiti nella scuola per premiare il merito. Il dl 78 li congela, facendo valere il blocco degli stipendi per tre anni al valore del 2010, e li destina a pagare i debiti contratti dallo stato verso le scuole. Ora andranno a pagare l’anzianità di servizio. La destinazione dei fondi, a copertura dell’anzianità, sarà decisa con un decreto interministeriale Istruzione-Economia. Chi dunque doveva maturare un gradone entro il 2012 si salva e porta a casa il relativo aumento: da mille a 3 mila euro annui in più in busta paga. Tutti gli altri, che arrivano allo scatto dopo, restano a bocca asciutta.

E non solo perché per loro, in costanza del blocco del contratto, non è previsto nessun aumento, ma anche perché non è ancora chiarito se i prossimi tre anni serviranno ai fini giuridici e dunque faranno maturare gli scatti successivi. L’emendamento Latronico, per esempio, questo non lo dice. E chissà se lo dirà il maxiemendamento del governo. Se così non dovesse essere, ci sarebbe un danno al contrario, ovvero solo per coloro che non maturano anzianità di servizio nei tre anni di vigenza della manovra. Ma le diplomazie sono al lavoro e al momento non è possibile escludere che si aggiunga una clausola di salvaguardia giuridica. L’annuncio di Tremonti è avvenuto non casualmente all’auditorium di via Rieti a Roma, dove la Cisl di Raffaele Bonanni aveva convocato i delegati sindacali delle sigle amiche per fare il punto sulle trattative con il governo sulla manovra. A sorpresa è arrivato Tremonti. Che, pur ribadendo la necessità di una manovra dura, «altrimenti facciamo la fine di Grecia e Spagna», e confermando il blocco dei contratti per tutto il pubblico impiego, «in Inghilterra stanno facendo peggio», ha voluto riconoscere la specificità del settore scuola.

E mantenere fede all’impegno assunto con il decreto legge 112 di destinare una fetta dei risparmi di sistema, «una volta che saranno debitamente conseguiti e certificati», sempre alla scuola. Questa soluzione, per dirla tutta, toglie una castagna dal fuoco allo stesso sindacato che sulla carriera ha sempre avuto molte difficoltà. E sul ripristino degli scatti è nata anche una polemica tra Cgil e Cisl. L’annuncio del ministro è avvenuto alla vigilia dello sciopero generale di venerdì del sindacato di Guglielmo Epifani. «La retromarcia di Tremonti, se sarà confermata, è un nostro risultato, lo sciopero serve», diceva Mimmo Pantaleo, segretario Flc-Cgil. A stretto giro la replica della Cisl: «Fa sorridere e anzi appare ridicolo che altri sindacati pensino di intestarsi i risultati che abbiamo costruito con pazienza ed autonomia senza ricorrere a scioperi inutili di sapore solo politico».