Anna Rita Fontana, la vulcanica presidente della  Società Catanese Amici della Musica, ha davvero una vena rabdomantica: sempre alla ricerca di novità, attenta ai nuovi talenti emergenti, ama dare ai concerti della stagione un tocco di varietà.

Così è stato anche per il bel concerto di domenica 17 ottobre  all’Auditorium del Sacro Cuore, che ha visto sulla scena il Trio Arabesque, formato da tre musiciste siciliane accomunate dall’amore per l’arte con un programma insolito che ha piacevolmente stupito e deliziato il numeroso pubblico. Loriana Mazzarino al flauto traverso, Angela Longo al clarinetto e Ivana Bordonaro al pianoforte hanno dato vita a una serata di musica davvero deliziosa che ha spaziato dall’opera lirica alla danza con molta nonchalance, grazie alla verve delle concertiste.

Animare gli strumenti, farli diventare personaggi, voci, emozioni. Questa la carta vincente del bel trio. E diciamo bello perché, innanzitutto, magnificamente vestito, in un bianco e nero di grande effetto visivo. Poi gli strumenti hanno preso multiformi vesti, in una girandola di suoni coinvolgenti.

Grande inizio con Mozart e la “Magic Flute Fantasy”, una fantasia sui temi del celebre Flauto magico di Mozart, dal compositore Michael Webster,  che si è distinto per il gioco virtuosistico e il bel duetto di Papageno e Papagena. Magia pura poi la Casta diva, dove il clarinetto di Angela Longo si è fatto umana sacerdotessa in preghiera, mentre l’espressivo flauto di Loriana Mazzarino delineava la purezza della liena melodica belliniana.

Non poteva poi mancare il bel brindisi della Traviata, sostenuto dall’incisivo tocco al pianoforte di Ivana Bordonaro, dove ancora una volta flauto e clarinetto hanno duettato incarnando Violetta e Alfredo e  inneggiando follemente all’amore.

Scintillante l’avvio della seconda parte affidato a una suite dalla Carmen di Bizet,  sempre trascritta da Webster. Attraverso gli episodi più belli dell’opera, le tre musiciste hanno fatto rivivere le magiche gitane atmosfere di un’opera drammatica, percorsa dal tema della morte e conclusa da un tragico femminicidio con un uso sapiente degli strumenti, che hanno mostrato straordinario affiatamento.

Grande ritmo, infine, per la danza ungherese n. 5 di Johannes Brahms, dalla “Suite” n. 1; grande sensualità per Manola, un tango del compositore palermitano Nunzio Ortolano, eseguito in una rielaborazione originale per trio. Infine un tocco popolare e nostrano con una bella Tarantella di Camille Saint-Säens per flauto, clarinetto e pianoforte.

Grandi applausi finali che hanno donato agli ascoltatori due bei bis e la speranza di ascoltare ancora in un prossimo futuro questo bravo Trio.

Silvana La Porta