Quando William Shakespeare completò la prima stesura dell’Amleto (1600) aveva alle spalle già numerosi anni di successi come sceneggiatore. Uomo di teatro, dunque, che adesso concepiva il suo dramma più lungo e più filosofico, in scena ora al Teatro verga fino al 30 maggio per la stagione dello Stabile di Catania…di Silvana La Porta (inviata al Tsc)


La recitazione,  affidata a Luca Lazzareschi (Amleto), Galatea Ranzi (la regina Gertrude), Luciano Roman (il re Claudio) ricrea una messinscena tradizionale, che rispetta lo spirito della tragedia shakespeariana e ne restituisce intatta al pubblico la sua indiscussa magia. Nella traduzione di Alessandro Serpieri, per la regia di Pietro Carriglio, che firma anche scene e costumi. l’allestimento, prodotto dal Teatro Stabile Biondo di Palermo in collaborazione con quello etneo, risulta convincente:  la scena è essenziale, dominata da toni cupi e atmosfere rarefatte; la recitazione adeguatamente pausata e cadenzata ad esprimere la progressiva scoperta, da parte dell’enigmatico protagonista, della falsità del mondo. Amleto è un giovane illuso e poi disilluso, che scopre che Dio ha dato un volto alle persone, ma loro se ne fanno un altro. Ma soprattutto il regista insiste su un aspetto che nell’opera shakespeariana non è secondario: la riflessione sul teatro come finzione reale, più reale della stessa realtà. Momento clou dello spettacolo è infatti  “la trappola per topi”. Questa rappresentazione teatrale dentro la rappresentazione teatrale, e soprattutto la scena in cui il re interrompe bruscamente la recita, sembrano eliminare la sensazione di essere solo presenti ad un’opera e pongono di colpo lo spettatore nel bel mezzo di una tragedia dove l’uomo si analizza, si interroga, scopre sé stesso e si colloca al centro della verità. Sempre terribile, sempre atroce, come atroce è il non senso della vita umana: a noi non resta che dormire, morire o sognare.

Quell’uomo che Shakespeare ha tanto celebrato in una famosa affermazione di Amleto (“Che capolavoro è l’uomo! Nobile d’intelletto, dotato d’una illimitata varietà di talenti; esatto nella sua forma e in tutti i suoi atti; compiuta, ammirevole creazione: pari a un dio nella mente, e nell’azione a un angelo. Lui, la bellezza del mondo. Lui, la misura di ogni animata cosa!”) crolla di colpo:   Amleto è personaggio moderno e non rinascimentale e  conclude con questa pessimista nota malinconica: “Ebbene, per me non è che una quintessenza di polvere. L’uomo non m’incanta”.

L’uomo non incanta più, ma questa magica tragedia, a distanza di 500 anni, ancora sì.

 

Silvana La Porta