Per la stagione del Teatro Stabile di Catania, dal 22 febbraio al 6 marzo va in scena all’Ambasciatori lo spettacolo Mercadet (l’affarista) di Honoré de Balzac, regia Antonio Calenda, scene Pier Paolo Bisleri, musiche Germano Mazzocchetti…



MERCADET (l’affarista)
di Honoré de Balzac
regia Antonio Calenda
scene Pier Paolo Bisleri
musiche Germano Mazzocchetti
con Geppy Gleijeses, Marianella Bargilli
e con Paila Pavese, Osvaldo Ruggieri
e Francesco Benedetto, Adriano Braidotti, Piergiorgio Fasolo,
Antonio Ferrante, Ferruccio Ferrante, Antonio Tallura,
Alfonso Veneroso, Jacopo Venturiero
produzione Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia,
Teatro Stabile di Calabria, Teatro Quirino “Vittorio Gassman”
Teatro Ambasciatori, dal 22 febbraio al 6 marzo 2011
prima rappresentazione  martedì 22 febbraio, ore 20,45

Comunicato stampa

Antonio Calenda firma la regia di Mercadet, protagonista Geppy Gleijeses

La “musica dei soldi” secondo Balzac

Il Teatro Stabile di Catania ospita lo spettacolo all’Ambasciatori dal 22 febbraio al 6 marzo

CATANIA – Per la stagione del Teatro Stabile di Catania, dal 22 febbraio al 6 marzo va in scena all’Ambasciatori lo spettacolo Mercadet (l’affarista) di Honoré de Balzac, regia Antonio Calenda, scene Pier Paolo Bisleri, musiche Germano Mazzocchetti, con Geppy Gleijeses, Marianella Bargilli e con Paila Pavese, Osvaldo Ruggieri e Francesco Benedetto, Adriano Braidotti, Piergiorgio Fasolo, Antonio Ferrante, Ferruccio Ferrante, Antonio Tallura, Alfonso Veneroso, Jacopo Venturiero; produzione Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, Teatro Stabile di Calabria, Teatro Quirino “Vittorio Gassman”. Prima rappresentazione martedì 22 febbraio, ore 20,45.  
Nuova edizione e cast prestigioso per il capolavoro di Balzac Mercadet (l’affarista):  regia a firma di Antonio Calenda, protagonista Geppy Gleiesses. Continua così la ricca carrella di spettacoli ospiti inseriti nel cartellone di prosa del Teatro Stabile di Catania, impaginato dal direttore Giuseppe Dipasquale sul Leitmotiv “il tempo della musica”, metaforico tema conduttore, a sottolineare come in tempi di crisi s’imponga l’esigenza di linguaggi universali. Tema invero allusivo, che evoca qui la sonante e ossessiva “musica” dei soldi.  «Ah! Conoscete la nostra epoca! Oggi, signora, tutti i sentimenti svaniscono e il denaro li sospinge. Non esistono più interessi perché non esiste più la famiglia, ma solo individui! Vedete! L’avvenire di ciascuno è in una cassa pubblica (…) Vendete gesso per zucchero: se riuscite a far fortuna senza suscitare lamentele, diventate deputato, pari di Francia o ministro!»
Si adatta perfettamente al nostro tempo, questa pungente battuta: tanto che non ci sarebbe nulla di strano a sentirla pronunciare oggi, magari da qualcuno che commenti una delle tante notizie di speculazioni e crisi economiche che punteggiano quotidianamente i giornali. Invece, e ciò è davvero sorprendente, risale alla metà dell’Ottocento, scritta da Honoré de Balzac e pronunciata da Mercadet, personaggio attorno al quale è concepito Le faiseur (appunto L’affarista), uno dei migliori testi teatrali di questo grande maestro della letteratura realista.
Lo spettacolo sarà in scena dal 22 febbraio al 6 marzo per la regia Antonio Calenda, scene Pier Paolo Bisleri, musiche Germano Mazzocchetti, con Geppy Gleijeses, Marianella Bargilli e con Paila Pavese, Osvaldo Ruggieri e Francesco Benedetto, Adriano Braidotti, Piergiorgio Fasolo, Antonio Ferrante, Ferruccio Ferrante, Antonio Tallura, Alfonso Veneroso, Jacopo Venturiero; coproduzione Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, Teatro Stabile di Calabria, Teatro Quirino “Vittorio Gassman”
«La commedia di Balzac – spiega il regista Antonio Calenda – possiede una stringente attualità, un incredibile impatto sul lettore contemporaneo, poiché tratta temi molto sentiti, come la frenesia e l’immoralità delle speculazioni economiche, lo spietato gioco delle Borse, il mondo losco e cinico degli affari. Proprio il modo incisivo, realistico e allo stesso tempo molto ironico in cui l’autore raffigura questo universo ambiguo, e la sua perfetta, significativa attinenza con il nostro presente, mi ha indotto, assieme a Geppy Gleijeses, a incentrare su questo testo un nuovo progetto di coproduzione».
L’allestimento prevede infatti un onere notevole sul piano produttivo, con una compagnia efficace e numerosa a dare vita alle variopinte e sfuggenti figure che attorniano il protagonista Mercadet, a cui Geppy Gleijeses offre tutta la sua versatilità e le sue risorse interpretative. Si tratta infatti di un personaggio monomaniaco, vigoroso, geniale e cialtrone, un carattere eccezionale, degno della grande Commedia umana di Balzac.
Mercadet vive nel perseguire la sua unica fondamentale idea fissa, quella di arricchire, speculare: è mosso da una sorta di libido del denaro, che vive come una nevrosi esistenziale. Gioca in Borsa con denari che – in realtà – non gli appartengono. Egli è infatti sull’orlo della bancarotta, assediato dai creditori: una crisi, che fin dall’inizio imputa al socio Godeau, andato con la cassa a cercar fortuna nelle Indie e di cui nulla si sa più: indefinito personaggio di cui ricorderà, anche nel nome, Samuel Beckett in Aspettando Godot. Ma nell’attesa di Godeau, Mercadet non resta beckettianamente inerte, tutt’altro: certo che il motore della società moderna sia il denaro e che l’onore sia fondato ormai sulla sola apparenza, usa la moglie quale stendardo della propria fortuna e la costringe a partecipare elegantemente abbigliata a ogni occasione mondana.
Un modo per “truccare” il mercato in proprio favore, per tenere in pugno i creditori, ancor più sensibili di lui al miraggio del facile guadagno. Così ottiene le loro azioni e addirittura i risparmi dei propri servitori per i suoi maneggi finanziari. Cerca anche di maritare la figlia bruttina – interpretata da Marianella Bargilli, una delle più interessanti attrici italiane della sua generazione –  a un dandy presuntamente abbiente che si rivela poi uno spiantato… ma i suoi piani s’incrinano. Metterà addirittura in scena il ritorno del suo socio e sarà proprio nel gioco degli arrivi falsi o ipotetici di  Godeau che troverà la salvezza a un passo dal baratro, ottenendo che ogni cosa si ricomponga sul piano economico, degli affetti, come pure su quello della morale a cui Mercadet, sospinto dalla moglie e dai burrascosi eventi, alla fine s’inchina (ma possiamo credergli?), ritirandosi in campagna a vivere di un lavoro onesto.