Una caustica metafora della follia che ideologie e regimi assolutistici possono scatenare nei popoli. Come spiegare la storia del Comunismo ai malati di mente è la satirica pièce del romeno Matei Visniec, naturalizzato francese, che il Teatro Stabile di Catania propone e riallestisce in grande formato dopo il successo riscosso dall’anteprima presentata la scorsa stagione nella rassegna Te.St., mirata a promuovere la drammaturgia di innovazione…


COME SPIEGARE LA STORIA DEL COMUNISMO AI MALATI DI MENTE
di Matei Visniec
traduzione Sergio Claudio Perroni
regia Gianpiero Borgia
scene Giuseppe Andolfo
costumi Giuseppe Avallone
musiche Papaceccio MMC e Francesco “Cespo” Santalucia
movimenti coreografici Donatella Capraro
luci Franco Buzzanca
con Angelo Tosto
Gianpiero Borgia, Annalisa Canfora, Christian Di Domenico,
Giovanni Guardiano, Camillo Mascolino, Daniele Nuccetelli,
Alessandra Barbagallo, Giorgia D’Acquisto, Salvo Disca,
 Marzia Longo, Liborio Natali, Francesco Santalucia, Chiara Seminara
produzione Teatro Stabile di Catania
Catania, Teatro Ambasciatori, dal 13 al 25 aprile 2010
 
 
Comunicato stampa
 
La satira di Matei Visniec diventa un musical. Prima nazionale del Teatro Stabile di Catania
 
PERDERE LATESTA PER UN’IDEOLOGIA
Traduzione Sergio Claudio Perroni, regia Gianpiero Borgia, protagonista Angelo Tosto
 
CATANIA – Una caustica metafora della follia che ideologie e regimi assolutistici possono scatenare nei popoli. Come spiegare la storia del Comunismo ai malati di mente è la satirica pièce del romeno Matei Visniec, naturalizzato francese, che il Teatro Stabile di Catania propone e riallestisce in grande formato dopo il successo riscosso dall’anteprima presentata la scorsa stagione nella rassegna Te.St., mirata a promuovere la drammaturgia di innovazione.
“Verificare un testo in ambito sperimentale e riproporlo poi al vasto pubblico: un metodo efficace – sottolinea il direttore del TSC Giuseppe Dipasquale – che contraddistingue le linee direttrici della nostra programmazione, per testare appunto validità e riscontro di un progetto, ottimizzando costi e programmazione”.
L’allestimento – in prima nazionale a Catania alla Sala Ambasciatori (dal 13 al 25 aprile) e poi al Valle di Roma (dal 27 aprile al 9 maggio) – si avvale della nuova traduzione dal francese di Sergio Claudio Perroni. La regia, firmata da Gianpiero Borgia, utilizza le scene di Giuseppe Andolfo, i costumi di Giuseppe Avallone, le musiche di Papaceccio MMC e Francesco “Cespo” Santalucia, i movimenti coreografici di Donatella Capraro, le luci di Franco Buzzanca. Protagonista Angelo Tosto, circondato da un nutrito cast che annovera lo stesso Borgia, Annalisa Canfora, Christian Di Domenico, Giovanni Guardiano, Camillo Mascolino, Daniele Nuccetelli, Alessandra Barbagallo, Giorgia D’Acquisto, Salvo Disca,  Marzia Longo, Liborio Natali, Francesco Santalucia, Chiara Seminara.
Un’occasione da non perdere per conoscere meglio l’universo di Matei Visniec, versatile drammaturgo, giornalista e poeta, transfuga in Francia dalla fine degli anni Ottanta, risoluto ad adottare anche la lingua del paese che gli ha concesso asilo politico, legato ai moduli del teatro dell’assurdo e degno erede di Eugène Ionesco.

Rispetto all’edizione del novembre 2008, lo spettacolo si connota per riscoperte affinità con il musical europeo, di ascendenze brechtiane, in una messinscena che esalta un testo memore appunto della lezione ioneschiana. Siamo a Mosca nel 1953, anno della morte di Stalin. Lo strambo direttore dell’Ospedale per Malattie Mentali è convinto di aver scoperto una rivoluzionaria cura: raccontare ai pazienti la Storia del Comunismo. Affida la missione al giovane poeta Yuri, che tuttavia, giorno dopo giorno, si lega ai malati e diviene sempre più dissenziente nei confronti dei dirigenti del manicomio che a loro volta lo sospettano di essere un sabotatore della rivoluzione.
“L’aspetto più importante dell’opera – spiega il regista Gianpiero Borgia – è la totale assenza di qualsivoglia tendenza moralistica. Non crediamo sia compito del teatro produrre un giudizio morale, più interessante è indagare le vicende che hanno segnato la storia. Chiedersi come possa succedere che una nazione immensa si innamori di un’idea al punto da stravolgere comportamenti sedimentatisi nei secoli. Eppure è un fenomeno che si ripete ciclicamente, ogni volta che appare un nuovo incantatore, un nuovo “Pifferaio Magico”, si chiami Hitler, Stalin, Bin Laden o Gesù Cristo. Visniec crea un mondo poetico grottesco e paradossale, ma proprio per questo iperrealista, perché paradossali e grottesche sono le forme del delirio di cui cade vittima la Comunità degli Uomini quando sposa un’ideologia”.