Lo scrivano Ciampa ce lo ricordiamo tutti interpretato da grandi mostri sacri del teatro italiano: basti pensare a Salvo Randone e Turi Ferro. Ma stavolta allo Stabile catanese uno dei personaggi più famosi della produzione drammaturgica di Pirandello viene affidato a un attore sommesso, pacato e proprio per questo forse più adatto a rappresentare il povero marito tradito: Pino Caruso…(di Silvana La Porta, inviata al Tsc)


Che in queste sere, per le numerose repliche del “Berretto a sonagli” al Teatro Verga, sta dando prova di notevole maestria nello sviscerare l’anima di un povero vecchio, sposato a una moglie più giovane, che sa dei suoi tradimenti con il Cavaliere suo datore di lavoro. Ma li subisce con paziente rassegnazione, fino a quando non è la signora Beatrice Fiorica, moglie dell’amante della signora Ciampa, a volere a tutti i costi la verità. E qui viene fuori la vera anima dell’uomo. Non è carnefice, ma vittima, triste vittima di una situazione tremenda, e la signora Fiorica non può permettersi, con la sua smania di moglie gelosa, di svergognarlo pubblicamente. Si sente sulla scena dello stabile catanese quest’anima sommessa, ma nello stesso tempo forte di Ciampa: rassegnato, ma non domo, Pino Caruso dà intensa voce a una figura fatalista, malinconica, con una recitazione mai gridata, che però lascia intravedere una grande tensione spirituale.
La borghesissima Beatrice, bersaglio polemico di un Pirandello sempre attento alle magagne di una classe sociale ipocrita e benpensante, alla fine, con una trovata scenografica riuscita del regista Giuseppe Dipasquale, si impiglia senza scampo in una ragnatela nera e insidiosa: la pazzia è l’unica strada che le resta, perché nessuno può, in società, dire la verità. Ciampa resta “becco” , ma lo scandalo viene coperto. Bravo Pino Caruso, comico quanto basta il nostro Enrico Guarneri, nel ruolo del delegato, per  un dramma che troppo comico rese alla prima, nel lontano 1917,  il buon Angelo Musco, suscitando le ire di Pirandello. Ma si sa, i grandi scrittori hanno le loro bizze.


Silvana La Porta