Continua all’insegna di uno dei più grandi drammaturghi di tutti i tempi la stagione del Teatro stabile di Catania, che non esita a riservare piacevoli sorprese ai suoi spettatori…

Perchè Shakespeare è un autore che, per la complessità dei temi e la varietà delle situazioni rappresentate, più si presta a continue, intriganti riletture. Come quella che è andata in scena al Teatro Ambasciatori (Il mercante di Venezia in prova) , firmata da Moni Ovadia, attore e regista conosciuto al grande pubblico come fervente agitatore del mondo ebraico e della sua immensa tragedia storica.

Ovadia, insieme (chi se lo aspettava?) al mitico Shel Shapiro, famoso musicista degli anni Settanta,  offrono due ore di sana riflessione muovendo dal Mercante di Venezia di Shakespeare e dalla emblematica figura dell’ebreo Shylock, l’uomo odiato da tutti perchè usuraio, che aspira a una difficile integrazione.

Ma durante lo spettacolo scopriamo che la vicenda shakesperiana è solo un pretesto per un’analisi spassionata e profonda della nostra realtà contemporanea, tra politici opportunisti, macellai senza scrupoli e prelati senza coscienza, il tutto condito da canzoni appartenenti a diverse aree culturali, non ultima quella hiddish. Alla fine la messa in scena si svela più pirandelliana che mai, con un regista in cerca di trama e personaggi disperatamente in cerca d’autore, con una triste sigla: il teatro, oggi, è solo un affare commerciale e sopravvive stentatamente a un’inarrestabile mercificazione.

Al teatro Verga, invece, Shakespeare lo ritroviamo, in questi giorni, nella meravigliosa interpretazione di Umberto Orsini, che ci cimenta con successo nella parte di Prospero ne La Tempesta, ultima opera del drammaturgo inglese, suo ineguagliabile testamento spirituale. La lotta per il potere, il rapporto tra politica e morale, le colpe dei padri che ricadono ingiustamente sui figli, l’importanza del sogno e dell’arte nella creazione dei sogni più veri: tutto questo si snoda sulla scena, dove campeggia Orsini, accompagnato da un incessante rumore del mare e una scenografia essenziale, non senza qualche problema.

Un gancio, cui è appeso ora un letto ora lo spirito dell’aria, Ariel, fa le bizze e si sgancia nel bel mezzo della rappresentazione. Ma l’attore consumato risolve tutto, continua a recitare e, come se fosse il testo originale, fa entrare in scena un operaio che sistema la situazione.

Magie del teatro, dove, qui davvero shakesperianamente parlando, realtà e finzione si intrecciano per parlarci della bellezza e dell’assurdità della vita.

Silvana La Porta