PLATONOV, CHE ODIA LA VITA PERCHE’ NON SA VIVERLA…
“Prendi qualcosa dalla vita reale, d’ ogni giorno, senza trama e senza finale”. Così, nel giugno del 1887, Anton Cechov scriveva in una lettera a suo fratello Aleksandr. Proprio nell’arte del cogliere la vita per frammenti, perchè è impossibile darle un senso globale, complessivo sta la grandezza del teatro del grande drammaturgo russo, in scena in questi giorni, per la stagione dello Stabile, regia di Nanni Garella, con un’opera giovanile, ma già preludio della sua più matura produzione.
Platonov, interpretato da Alessandro Haber, che dà prova della sua grande sensibilità per i personaggi cechoviani, dopo aver già interpretato nel 2004 uno Zio Vanja sanguigno e passionale,è il classico eroe senza qualità di tanta letteratura del Novecento europeo: è incapace di amare, e se è amato, poco gli importa. Ha una moglie che sopporta tutti i suoi tradimenti, più subiti che agiti. Il regista dell’opera trasferisce lo scenario di fine Ottocento in una Russia più moderna dominata da una speranzosa perestrojka: come in un gioco di specchi, però, sul palcoscenico il presente evoca il passato, unendo in un solo destino tutto un secolo: quello del trionfo della rapace borghesia mercantile, prigioniera del proprio denaro, maestra della non volontà, dell’amore vissuto per noia e di una vita senza aspirazioni.
Non a caso la prima battuta di Platonov parla di noia, sullo sfondo una scenografia essenziale, arida come i personaggi del dramma: tavolini e sedie di un bar nel primo atto, cattedra e banchi di scuola nel secondo, il tutto condito dalla dissacrante e dissacratoria musica di Shostakovic, che di quella Russia senza qualità fu acuto testimone.
Bravo Haber, bravi parimenti gli altri attori, veri eroi cecoviani che vorrebbero sapere, vorrebbero agire, esistere pienamente e questo slancio impotente costituisce il vero principio dinamico del loro dramma.
Alla fine della recita l’impressione è quella che lascia sempre un po’ Cechov: questi antieroi non amano la loro vita, perché non sanno viverla. Uno sparo sigla questa amara incapacità e il sipario si chiude…

SILVANA LA PORTA

PLATONOV

di Anton Cechov
versione italiana Nanni Garella e Nina Tchechovskaja
regia Nanni Garella
con Alessandro Haber, Susanna Marcomeni, Nanni Garella
produzione Nuova Scena Arena del Sole – Teatro Stabile di Bologna Emilia Romagna Teatro Fondazione